Io, fifty, che sogno la pensione per lasciare il posto a mia figlia

E’ il tema del momento, al centro del dibattito politico e di considerazioni sociologiche. E ognuno sul momento in cui ritirarsi dal lavoro ha la sua opinione. Ecco quello di una cinquantenne che sogna una nuova vita

 

Sono le otto. Mi pettino, mi vesto, mi trucco; mentre metto l’ombretto, vedo con la coda dell’’occhio mia figlia Chiara che sta leggendo gli annunci di lavoro. Laureata in economia, non riesce a trovare un lavoro definitivo, ma solo stages. Intanto, io, cinquantenne, tutte le mattine da lunedì a venerdì vado a lavorare. Sono impiegata in una grande azienda da trent’anni: noi ultracinquantenni siamo tanti, troppi. I giovani sono assunti per brevi periodi e solo alcuni riescono a ottenere un contratto a tempo indeterminato. E pensare che rinnovare la forza lavoro vorrebbe dire anche mettere in gioco mentalità più flessibili e moderne, raccogliere nuove idee e iniziative, velocizzare i tempi, presentarsi anche meglio all’esterno, più dinamici e affidabili.

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 Uno stagista dietro l’altro

Un anno fa, mi avevano affiancato uno stagista, bravissimo. Il mio lavoro si era alleggerito e i risultati, in termini di velocità e precisione, erano stati ottimi. Quando si è avvicinata la data di scadenza del suo contratto, ho chiesto al mio capo e all’ufficio personale di tenerlo, perché era bravo, dinamico, socievole, efficiente. Sarebbe stato un ottimo impiegato e sicuramente avrebbe fatto carriera. Niente da fare; un mese dopo, era stato sostituito da un altro ragazzo e io ho dovuto spiegare nuovamente tutto il lavoro. Dopo di lui, è arrivata una ragazza e io ho ripetuto quello che avevo detto ai suoi predecessori. Estenuante. Un tempo, all’impegno seguiva il risultato; oggi non è più così. Si lavora cercando di conservare un po’ di passione per la propria mansione, mal retribuita perché la politica aziendale premia solo alcuni; oltretutto, lo stipendio è pesantemente decurtato dai contributi pagati all’INPS. E tutto richiede una grandissima pazienza. E chi non ce l’ha? La trova. Altro tasto dolente: questa elefantiaca organizzazione chiamata INPS paga le pensioni con i versamenti dei lavoratori in forza: L’idea di anticipare l’età pensionabile è difficilmente realizzabile perché mancano le risorse finanziarie. Certo, tra i baby pensionati e le pensioni d’oro, sarà sovraccarica di debiti.

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Dateci l’intero stipendio

Io mi chiedo perché debba continuare a esistere; mio marito dice che non si può eliminare se non tra mezzo secolo perché deve mantenere noi che paghiamo i contributi. Io credo che dovrebbero elargirci l’intero stipendio e lasciarci la possibilità d’investire i nostri soldi come meglio crediamo. Se potessi lasciare il posto a mia figlia, per esempio, potrei vivere gli anni che mi restano senza orari, liberamente: Mi alzerei al mattino, farei colazione con calma e mi organizzerei la giornata piacevolmente. Lei potrebbe sfruttare i risultati del suo studio, prendere uno stipendio, magari sposarsi e darmi dei nipotini. Continuo a sognare a occhi aperti: se la vecchia guardia potesse ritirarsi e l’INPS scomparire, i giovani si riverserebbero nelle compagnie assicurative che affronterebbero una crescente domanda di polizze ad hoc per i lavoratori, e nelle aziende, mentre il lavoro rimasto scoperto nei posti vacanti verrebbe coperto dalle società di consulenza. “Quando finisci di metterti il rimmel?”. Mio marito Franco mi guarda, vuole il mio posto davanti allo specchio per farsi la barba.

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