Chiedere l’aiuto di qualcuno quando da sola non riesci tenere sotto controllo i vari aspetti della tua vita non significa sminuirti, anzi. Perché quello della totale indipendenza è solo un mito
La mia vita è molto piena, tra famiglia, lavoro, cura di me e relazioni sociali, ma a volte mi sembra di non riuscire a tenere tutto sotto controllo e questo mi manda in crisi e mi fa stare male. Ma questo mio disagio ha senso?
Silvia (Milano)
Il desiderio di riuscire a gestire tutti gli aspetti della quotidianità è frequente in una società ricca di stimoli e di impegni come la nostra, tanto più per una generazione cresciuta inseguendo la propriaautonomia e indotta a pensare che una donna è tanto più “in gamba” quanto più sa essere indipendente e sa cavarsela da sola. Questa convinzione può essere una delle cause del disagio di cui ci parla Silvia, quando non riesce a tenere tutto sotto controllo. Finché tutto va bene, ci sentiamo forti, capaci di affrontare ogni aspetto della realtà, ma il giorno in cui qualcosa di importante sembra sfuggirci di mano, entriamo in crisi e siamo costrette a chiederci se e dove abbiamo sbagliato. Da qui s’ innesca una catena che parte dall’auto-colpevolizzazione e ci conduce fino all’auto-svalutazione, perché ci sentiamo inadeguate rispetto alle nostre stesse aspettative. Ma da dove nasce questa sensazione di inadeguatezza? Forse dal crollo dell’illusione di poter essere autosufficienti sempre e comunque, in nome della tanto declamata autonomia. In realtà quello dell’autonomia così come l’abbiamo descritta è ciò che io definirei un mito, cioè un concetto costruito dalla società, ma che non ha una base razionale. Infatti, se ragioniamo in maniera un po’ più approfondita, l’essere umano non è mai in una situazione di totale autonomia rispetto a chi lo circonda. Dal momento in cui esistiamo siamo “condannati” a relazionarci con qualcuno ed è questa relazione a permetterci di crescere, di svilupparci e di imparare. Ma non solo: siamo anche esseri “finiti”, limitati, e neanche il migliore di noi può arrivare alla conoscenza del “tutto”. Se pretendiamo di spingerci oltre questi nostri confini, cadiamo, proprio come Icaro che voleva volare troppo vicino al sole e si bruciò.
Quindi, ammettere con serenità i propri limiti, rendendoci anche conto che ogni persona ne ha altrettanti, è un primo passo per non sentirci meno brave di altre donne che ai nostri occhi sembrano perfette, ma in realtà non lo sono, perché nessuno può esserlo. Se partiamo da questa considerazione, chiedere aiuto, esplicitando i nostri bisogni, non ci sembrerà più così sminuente. L’ideale sarebbe poter avere il tempo di relazionarci direttamente con le persone alle quali ci sentiamo più legate e che potrebbero essere disponibili ad aiutarci. Ma non sempre ciò è concretamente possibile, perché la nostra vita è scandita da impegni pressanti e orari rigidi: le nostre giornate sono talmente piene che facciamo fatica a trovare il tempo per incontrare gli altri. Tuttavia, la stessa società che ha creato il mito dell’autonomia ci fornisce oggi strumenti tecnologici per relazionarci direttamente “in tempo reale” con chi vive le nostre stesse situazioni, sia per chiedere aiuti concreti, sia per confrontarci sulle nostre paure. “Fare rete” in alcuni momenti vale quanto essere autonome in altri: riuscire a creare un sistema di relazioni (meglio reali, ma anche virtuali) aiuta sia noi stesse, sia le persone che coinvolgiamo e che a loro volta hanno i nostri stessi bisogni. So che i social network, anziché semplificarci la vita, in realtà a volte ce la complicano. Dovremmo, però, prima chiederci se il problema sta nei social o nella maniera in cui li utilizzano. Ma questa è un’altra storia…
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Una risposta
Thanks, great article.