Quello di Dan Fogelman è un film sulla fiducia, sulla meraviglia ma anche sulle crudeltà dell’esistenza. Tutti prima o poi cadiamo, ma se riusciamo a rialzarci e a fare anche pochi passi, possiamo farcela e andare avanti
LA VITA IN UN ATTIMO
Regia di Dan Fogelman con Oscar Isaac, Olivia Wilde, Antonio Banderas, Annette Bening, Olivia Cooke, Sergio Peris-Mencheta, Laia Costa, Àlex Monner, Mandy Patinkin
Quando si riaccendono le luci in sala, ti viene naturale fare i conti. Dunque, se la figlia racconta che mamma e papà sono stati assieme più di 40 anni, se la nonna era morta prima di poter realizzare i suoi sogni, se in Spagna, se a Manhattan, se…. E i conti non tornano, questo dovrebbe essere più vecchio e quest’altro più giovane, ma lì, in che anni eravamo? Pazienza, La vita in un attimo è indifferente alle contraddizioni temporali, perché l’obiettivo del regista che è prima di tutto non era far quadrare le somme con gli anni, ma attraversare il tempo e ancor di più giocare con i destini incrociati, sulla scia di Babel, 21 grammi e persino Sliding door. L’obiettivo era quello di immortalare la vita come poesia, di raccontare quanto sia facile cadere e disperarsi. E di quanto sia indispensabile poi rialzarsi, fare almeno qualche passo per ricominciare. Perché si può, anche quando si è sotto gli strali di un fato inspiegabilmente crudele.
L’inizio brillante con la grinta del migliore cinema indipendente in stile Sundance racconta l’amore totale fra un ragazzo e una ragazza. Con molti andirivieni, false partenze, indizi fuorvianti, narratori e personaggi che si interfacciano. E ancora, prese di posizione al limite del filosofico su quale sia la missione del narratore, quanto sia lecito per lui mentire e via di questo passo. Il tutto con piglio vispo e assai intrigante. Impossibile tenere quel tono per un intero film, a meno di non essere un genio (e Fogelman non lo è). Quindi ha dovuto rassegnarsi a proseguire seguendo un assetto più tradizionale, in bilico fra commedia leggera e melodramma, mettendo in tavola una storiona che mescola tante storie minute che alla fine come per magia si ricuciono in un unico disegno. Il regista come dio del Fato? Il regista nei panni del narratore onniscente che tutto può e tutto sa? Volendo, fra le righe, possiamo trovare anche questo. Di sicuro il regista avrebbe molto da dire sull’argomento.
Ma vediamo, più semplicemente, cosa racconta La vita in un attimo. Della grandissima e infelice storia d’amore con cui si apre il film abbiamo detto, e a questa si aggiungono l’adolescenza inquieta di una ragazza scontrosa cresciuta senza i genitori, che alla fine trova la felicità incontrando casualmente un ragazzo spagnolo. Giovane di cui nel corso del film lo spettatore era già stato edotto sulla sua melodrammatica vicenda in terra di Spagna con tanto di un meraviglioso Antonio Banderas, tornato in gran forma, a tirare le fila della faccenda.Ovvio che trattandosi di un meccanismo a orologeria non possiamo svelare i passaggi, perché rischieremmo di togliervi il gusto della visione che alla fin fine non è male. Ai fan di Bob Dylan farà piacere sapere che tutta la storia è costruita su uno degli album più leggendari del menestrello, Time out of mind che diventa l’ispirazione latente di una storia complicata ma alla fine serena.
E la serenità era una delle finalità del regista, che invita gli spettatori a vivere la vita, con tutti i suoi intoppi e le sue complicazioni, senza mai farsi sopraffare.
Ecco infatti quello che sostiene Dam Fogelman:
«Questo film parla della vita e di quanto sia enorme, confusa, piena d’amore e anche di tragedie. Parla delle persone. Ne esplora i trionfi e i fallimenti, la tristezza e la felicità, racconta di questa cosa strana ma bellissima che ci accomuna tutti: la vita».
In conclusione, un film sorridente, con attori dagli sguardi limpidi. Un film sulla fiducia, sulla meraviglia ma anche sulle crudeltà della vita. Tutti prima o poi cadiamo, ma se riusciamo a rialzarci e a fare anche solo pochi passi, be’, poi possiamo farcela e andare avanti. Film immanente, laico, sereno, che si tiene alla larga dal banale misticismo New Age. Alla fine un buon film.
Il protagonista, Oscar Isaac, è lo stesso di A proposito di David e Bob Dylan, citato ampiamente in quel film di qualche anno, fa ritorna alla grande anche in questo. Deve essere il destino!
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