“Non sono un assassino” poggia praticamente tutto sulle spalle del suo protagonista che vuole far dimenticare la sua bella faccia per dimostrare il suo valore di attore completo. Ma questo film lo aiuta fino a un certo punto
NON SONO UN ASSASSINO
Regia di ANDREA ZACCARIELLO
con RICCARDO SCAMARCIO, ALESSIO BONI, EDOARDO PESCE e con CLAUDIA GERINI
Tratto dal romanzo “Non sono un assassino” di Francesco Caringella edito da Newton Compton Editori s.r.l.
Scamarcio si sta specializzando nei ruoli da vilain. Da una parte o dall’altra della barricata, poliziotto o delinquente, guardia o ladro e spesso tutti e due contemporaneamente. Con gli anni il suo volto da Tre metri sopra i cielo si è fatto più oscuro. Persino gli occhioni verdi hanno assunto sfumature cupe. Ma ha lavorato e sta lavorando sodo, facendo di tutto, come certe attrici americane, per far dimenticare la sua bella faccia e far affiorare il talento. Che c’è, ormai va detto.
In Non sono un assassino non smentisce né talento né carattere in un film che poggia praticamente tutto sulle sue spalle. Vicequestore e agente sul campo anche nelle missioni più pericolose (il film si apre con una bella sequenza d’azione), ha due amici di vecchia data, un giudice (Alessio Boni) e un avvocato di famiglia ricchissima ma ormai in disarmo, vittima di depressione e alcolismo. Il giudice viene ammazzato una mattina all’alba, il vicequestore è l’ultimo ad averlo visto vivo ed è quindi il principale indiziato. Proprio al vecchio amico avvocato si rivolge per la difesa.
Il film, in un puzzle purtroppo molto disordinato (e l’intera responsabilità è del regista) con troppi flashback e confusi accavallamenti spazio temporali, ricostruisce tutta la vicenda e le storie dei protagonisti, legati da patti di sangue e da tradimenti incrociati, in cui entrano anche molte donne, ahimé raccontate in modo assai superficiale.
Però ci sono almeno due aspetti per i quali il film arriva alle tre stelle. La prima sono gli attori, tutti bravi a cominciare da Scamarcio e includendo anche Claudia Gerini nell’insolito (per lei) ruolo di una donna giudice. Ma è soprattutto la trama ad essere appassionante e portare a un finale in grande stile.
Se ci fosse stato un altro regista a raccontare la storia, un regista in grado di padroneggiare la struttura narrativa, avremmo potuto arrivare anche a qualche applauso.
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