ivana spagna ap
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Dopo 10 anni, riecco Spagna: “Finalmente Ivana al 100%”

“Questo nuovo album, che si intitola 1954, me lo sono prodotto da sola”, spiega la cantante, “e mi ha dato la possibilità di sentirmi veramente libera, senza alcun tipo di interferenza da parte di nessuno”

 

 

 

Più di dieci milioni di dischi venduti in tutto il mondo, classifiche conquistate in Inghilterra e Europa con risultati mai eguagliati da nessun’altra artista italiana. Tutto questo è Ivana Spagna che abbiamo incontrato al Sound Faktory  di Milano in occasione dello show case per la presentazione del suo nuovo lavoro. Ma quando l’artista è un mito lo è anche in semplicità e umiltà e Spagna, lo è stata anche questa volta, in occasione di questo evento riservato gli addetti ai lavori.

Si è emozionata visibilmente quando, a sorpresa, è intervenuto un coro di bambini che ha interpretato a cappella Il cerchio della vita, dalla colonna sonora del film Il Re Leone, primo brano da lei cantato in italiano (potete vedere il video qui), così come si è emozionata interpretando (magistralmente!!!) per la prima volta dal vivo, tre brani tratti dal suo nuovo album.

Si è divertita infine a distribuire piatti di risotto ai presenti, con tanto di grembiulino con l’immagine del nuovo disco (prodotto da Tuned Turtle Management Srl) che si intitola 1954 e che è uscito il 25 ottobre sia in tutti gli store digitali sia in versione cd e vinile.

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Questo disco esce a dieci anni di distanza dall’ultimo album di inediti. Cos’è successo in questi anni? Di certo non sei mai stata ferma…
No, infatti, non sono proprio capace di stare ferma. Ho fatto tante cose, ho pubblicato comunque dei singoli, ho scritto due libri e ho continuato a fare concerti con la mia band in giro per il mondo. Ho chiuso proprio un paio di giorni fa il mio Tour 2019 con un concerto in Calabria. Però nell’ultimo periodo mi era venuta voglia di tornare con qualcosa di nuovo, di fare un album e così mi sono detta “Perché non lo fai? Te lo produci da sola e lo realizzi!”. Detto, fatto! Ho chiamato mio fratello Theo, che collabora con me da sempre e gli ho comunicato l’idea. In un primo tempo non ho avvertito grande entusiasmo, ma poi ci siamo davvero emozionati, entusiasmati e divertiti un sacco via via che ci lavoravamo.

Cosa rappresenta per un’artista come te autoprodursi un disco?
Mi sono sentita veramente più libera che mai, senza alcun tipo di interferenza da parte di nessuno. In questo disco c’è Ivana al 100%, finalmente libera di proporre anche dei brani che magari un produttore non avrebbe approvato, visto che si parla tanto di generi musicali. Il mio  genere però è uno solo, e lo decido io: è quello che emoziona! Secondo me vi stupirò con dei brani che sono nel disco, perché probabilmente non ve li aspettate. Ma li ho scelti perché so che quando le mie emozioni entrano nella canzone ne escono quando qualcuno la riascolta. Anche alcune sonorità a qualcuno potranno sembrare un po’ datate, ma mi rappresentano per quello che sono. Per esempio ho voluto fortemente il sax nel singolo Nessuno è come te anche se forse oggi un produttore me lo avrebbe quantomeno sconsigliato.

Il disco si intitola 1954, il tua anno di nascita. Hai quindi deciso di sfatare il tabù “non si chiede mai l’età a una signora”?
In realtà la mia vita mi ha insegnato che dobbiamo essere felici di invecchiare, e ringraziare il buon Dio che ce ne dà la possibilità. Certo, si cerca di invecchiare il meglio possibile, mantenendosi in forma, facendo le cose che ci piacciono. Ogni età ha i suoi problemi, piccoli o grandi, ma rivela sempre anche nuove esperienze. Non mi aspetto più niente dalla vita, perché ogni volta che aspettavo qualcosa sono stata delusa, ma vivo ogni giorno con entusiasmo, perché invece le cose belle succedono, magari proprio quando non te lo aspetti.

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Ivana Spagna con il nostro Dario Contri

In un altro brano, Mi manchi tu, ritorna il tema dei fatti straordinari e  inspiegabili che ti succedono, di cui hai parlato nel tuo libro Sarà capitato anche a te…
Vedi, a proposito di sfatare tabù, ho potuto parlarne in una canzone perché oramai l’avevo già fatto nel libro, e tutti quelli che volevano darmi della pazza l’hanno già fatto!  Io vivo molto spesso questi episodi, e sono certa che molti di noi li vivano come me, ma non riescono forse a riconoscerli o a interpretarli. O più semplicemente preferiscono fingere di non averli vissuti. Sono fatti che anch’io non riesco a spiegarmi. Secondo me è una questione di onde che da una dimensione parallela riescono a inserirsi nella nostra e a entrare in contatto con noi. Fino a cinquant’anni fa le cose che oggi facciamo con i telefonini erano fantascienza: può essere che fra un po’ di anni si trovi una spiegazione anche a questo.

Nell’album, c’è anche una cover di Se io se lei di Biagio Antonacci,  che nella tua interpretazione diventa una storia d’amore tra donne.
Amo questa canzone da sempre e quando anni fa mi venne assegnata per interpretarla a Music Farm ho cominciato a sentirla in qualche modo “mia”. Da tempo la canto nei miei concerti e ho deciso di includerla nel disco con il testo originale, rendendola così una storia tra donne. Da sempre amo il mondo gay perché è il mondo più sincero che c’è e mi ha fatto molto piacere dedicare questo brano a questo mondo. Tra l’altro, mio fratello ha mandato il brano in anteprima a Biagio che mi ha scritto un messaggio dicendomi “Bella! Interpretata con passione!” Quindi il fatto di avere in qualche modo anche la sua approvazione mi rende ancora più felice.

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Racconti spesso che, all’inizio della tua carriera, spesso ti offrivano contratti discografici, ma volevano che tu cantassi in italiano e tu ti sei sempre rifiutata di farlo, fino a che, nel 1994 arriva Il Re Leone e subito dopo il Sanremo di Gente come noi. A farti cambiare idea è stato più Elton John o Pippo Baudo?
 In realtà sono molto testarda e nessuno riesce a farmi cambiare idea. Ivana di quel momento ha deciso che era giusto provarci. Oltretutto io adoro i cartoni animati, e dare la mia voce a un film Disney era un sogno. Il mio demo fu scelto da Elton John tra altri dieci demo interpretati da cantanti italiane molto note. Mi hanno raccontato che lui mi sentì e disse “Ecco! Questa è la voce che cerco!”. Invece per Sanremo il mio impresario di allora mandò a Pippo Baudo una canzone che non mi convinceva, e infatti lui la rifiutò dicendo che voleva una canzone “in stile Spagna” e quella non lo era. Non avevo mai composto in italiano, ma quella sera ci provai per la prima volta e in poche ore la cassetta con il provino piano e voce di Gente come noi era pronta. Pippo ne fu entusiasta, e da allora ho continuato a scrivere anche  in italiano, fino all’ultimo disco!

Dal tuo primo 45 giri Mamy blue sono passati quasi 50 anni, durante la tua carriera hai visto il boom dei 45 giri, nascere il Cd, il download digitale, lo streaming e il ritorno del vinile… Dove sta andando a parare la discografia?
Non lo so, non so dove andremo a finire. Chissà, forse un giorno si tornerà indietro. Viviamo in un mondo troppo virtuale, dove tutto è troppo virtuale. Oggi però vedo che stanno tornando i vinili e sono molto felice che anche 1954 esca in LP perché sono convinta che la gente ricominci ad avere voglia di “toccare” in qualche modo la musica che ascolta. Possedere un oggetto da conservare, guardarlo e andarlo a riprendere, magari tra qualche anno, ricordando i momenti in cui lo ascoltava la prima volta. Qualcosa che racchiuda le emozioni, il calore del vecchio long playing.

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Oggi i giovani che fanno musica passano giornate in coda per partecipare alle selezioni di un talent. Tu invece sei arrivata al successo dopo anni di “gavetta” suonando nei locali. Fermo restando che i talent non c’erano, è una cosa che rifaresti?
Scherzi? Quelle sono  state le fondamenta! Le serate in discoteca, quella che tu hai chiamato gavetta, per me era la passione. Non avevamo soldi, eravamo sempre indietro nei pagamenti di furgone e strumenti, mangiavamo panini ma eravamo felici! La gavetta ti abitua a prendere delle botte che ti fanno capire cos’è la vita e ti rendono forte. Quando le botte le prenderai dopo sarai già abituato. Se invece inizia tutto col botto con le strade spianate magari dalla televisione, tutto è bellissimo da subito,  ma quando inevitabilmente arriva la prima sberla  se non l’hai mai provata prima, ti tramortisce. E’ vero, i talent danno la possibilità a tanti ragazzi di fare musica ma il rischio di questo gioco è che il mondo che gli viene presentato non sia reale ma legato solo a quel programma. Quel periodo di vita bello e fortunato che gli si fa vivere non è la realtà, fuori purtroppo non è tutto così facile. Noi un tempo lavoravamo diversamente, era dura, ma tutto quello che costruivamo era opera nostra. Easy lady, il mio primo disco, me lo sono prodotta da sola con mio fratello Theo e Larry, il mio compagno di allora. All’epoca suonavamo nei locali e ci chiamavamo ‘Operamadre’. Quando uscì Easy Lady nessuno ci credeva, ma invece il pezzo ha funzionato. E’ arrivato in Francia e lì è andato primo in classifica. Da quel momento in poi tutte le etichette hanno iniziato a cercare Spagna. E oggi sono ancora qui.

Chiudiamo con una cosa importante: per ogni singolo album venduto sarà donato un euro ai City Angels, Associazione Onlus di volontari che assistono cittadini in difficoltà e chiunque necessiti di bisogno.
E’ vero! Da anni collaboro con quello che io chiamo l’Arcangelo Mario, ovvero Mario Furlan, fondatore nel 1994 dei City Angels. Ho partecipato ormai a molte iniziative umanitarie degli Angeli, come i pranzi con i senzatetto, e sono orgogliosa di poter mettere la mia popolarità al servizio di una causa sociale così bella e di un’associazione così meritevole.

 

 

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