L’attrice festeggia il compleanno con lo stesso sorriso oversize e gli stessi occhioni innocenti che l’hanno fatta diventare la versione moderna della classica fidanzatina d’America. E se piace tanto a tutti, e soprattutto alle sue coetanee, un motivo ci sarà. Anzi, più di uno
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Oggi, 28 ottobre 2019, Julia Roberts soffia su 50 candeline. Fosse nata trent’anni prima avrebbe avuto tutto per diventare la fidanzatina d’America: sorriso oversize, occhioni innocenti, fisico da ragazzona sportiva. Se fosse una bambola non sarebbe mai stata una Barbie, ma piuttosto Sheila la rossa che assieme alla bruna Susanna e alla bionda Sylvie campeggiava sul catalogo Furga (e nelle camerette) del 1965, materializzando i sogni semplici delle bambine italiane. Erano bambole dal corpo infantile, senza forme, con un corredo di abitini da giorno della festa e un faccino alla Liz Taylor, quella di Lassie, però, non la donna disfatta che litigava e si ubriacava con Richard Burton. Sheila, come le sue “sorelle”, aveva lunghi capelli dalle sfumature naturali molto divertenti da pettinare, come prova generale di future acconciature. Con loro le bambine sperimentavano un futuro in cui non erano previsti grilli per la testa e in cui era ancora presto per fantasticare su un aitante Ken. Infatti Susanna, Sheila e Sylvie ne fanno a meno, così come di accessori lussuosi: niente Cadillac, niente barboncini né gioielli, solo un futuro perbene. Julia Roberts è e sarà sempre come Sheila: una brava ragazza.
Unico esemplare assieme a Audrey Hepburn in grado di far dimenticare fino all’ultimo fotogramma del film quale sia la vera professione esercitata dalla protagonista. Che cosa faccia per vivere la Holly di Colazione da Tiffany è chiarissimo, ancora di più è notorio come campi Vivian inPretty woman, eppure tutte e due lasciano nello spettatore un retrogusto di candore che neppure Biancaneve.
Non possiamo farci niente: le hanno disegnate così. E’ Hollywood, bellezza: ci sono attrici che anche se interpretano film dopo film sono fanciulle di piccolissime virtù che conservano un candore inattaccabile e ce ne sono altre che, pure quando danno vita a madri di famiglia fanno subito sorgere nei maschi i pensieri più turpi. Magia e incanto del cinema. Carisma e devastazione del divismo.
Julia è allora una reincarnazione della fidanzatina d’America alla Doris Day, ma arricchita con tutto quello che le donne hanno conquistato e che proprio alla fine degli Anni 80, periodo dell’esordio della Roberts, finalmente si concretizza. Correva l’anno 1988 quando girò il suo primo film da protagonista,Mystic Pizza. Lieve lieve, poteva essere subito dimenticato, non ci fosse stata lei, che da subito impone il suo carisma, quello che fa notare la star – e non solo perché il riflettore la illumina – anche quando cammina nel Quarto stato di una folla indistinta. La trama di Mystic Pizza non ce la ricordiamo più, in compenso gli occhioni sgranati della ventenne Julia si impressero indelebili nella memoria di ogni spettatore.
Che sia una brava ragazza anche quando fa la squillo, lo abbiamo detto, ma c’è di più, è un’inguaribile democratica anche quando potrebbe tirarsela come in Notting Hill, una delle commedie più frizzanti mai girate dove, facendo se stessa, un’attrice di successo, soccombe senza neppure un pizzico di snobismo di fronte a Hugh Grant, imbranato redattore della sconosciutissima rivista Cavalli e segugi. Ma lo si sa che Julia Roberts non potrebbe mai essere supponente, neppure se lo volesse, neppure se si impegnasse.
Con la sua aria da brava ragazza, e il forte sospetto che lo sia davvero, è però riuscita ad avere la meglio su tutta la sua famiglia, a cominciare dal fratello Eric, sbarcato a Hollywood prima di lei e subito inghiottito dalle droghe e da una vita dissoluta. Solo per pietà qualcuno lo recupera ancora in qualche film indipendente. Della sorella non val neppure la pena dire, perché è stata surclassata da subito, in un destino un po’ simile a quello delle sorelle Spaak: Catherine, più giovane e arrivata in Italia dopo Agnès, l’ha fatta mettere da parte in una manciata di minuti. Tornando a Julia, persino la nipotina Emma, nonostante il supporto della famosa zia, ha combinato ben poco.
Julia nel ruolo di Vivien in Pretty Woman
Film dopo film Julia diventa famosa e a grandi linee si può dire che non abbia mai sbagliato un colpo. Sempre col sorriso oversize sulle labbra, sostiene con leggerezza la tradizione che si sta consolidando delle nuove donne, forti, in carriera, determinate, indipendenti. Con grazia fa slalom fra garbati film eredi della storica commedia sofisticata hollywoodiana, riuscendo però a mettere in ognuna qualcosa di più. Tanto per fare un esempio, recita nel capostipite delle commedie gay friendly, Il matrimionio del mio migliore amico, in cui mette in scena duetti irresistibili con Rupert Everett.
E’ femminista senza strafare inFiori d’acciaio, volteggia con grazia al servizio di Woody Allen in Tutti dicono I love you, conquista l’Oscar con la battaglia ambientalista di Erin Brockoviche entra ad armi pari nel consesso tutto maschile capeggiato da George Clooney di Ocean’s eleven.
Con Rupert Everett, suo partner ne Il matrimonio del mio migliore amico
Per fortuna dunque che ha abbandonato presto l’aspirazione di diventare veterinaria e si è data al cinema lei, così giusta in tutto e impermeabile a qualunque bruttura da essere credibile persino nella pubblicità di Calzedonia: una cliente come tante, una commessa in cui le commesse vere possono identificarsi. Julia, una di noi, una con cui si potrebbero fare quattro chiacchiere senza sentirsi in imbarazzo.
Splendida testimonial della pubblicità Calzedonia
L’avvocato del diavolo soffia alle spalle: possibile che non si possa dire nulla di negativo di lei? Pare proprio di no e non vedo battaglie da portare avanti su questo fronte. Ora, pensateci, avete mai sentito un pettegolezzo su di lei? Ne circolano persino meno che su Meryl Streep. Sulla quale, per amor di cronaca, va ammesso che non se ne trova neppure uno, anche a spulciare la peggio stampa del gossip internazionale.
Julia Roberts, la dimostrazione di come si possa essere star senza rovinarsi la vita e senza rovinarla agli altri, senza sballi né maledizioni. Indenne persino dagli uomini sbagliati, perché, se è vero che un po’ ne ha girati (come tutte noi, no?) è pure vero che nessuno si è fatto del male. Erano sbagliati, o per l’esattezza, sono stati giusti finchè non son diventati sbagliati. A quel punto, serenamente, li ha cambiati. Del resto un amore è come una rosa, e di un fiore non stiamo a chiederci quanto durerà. Ne ammiriamo la bellezza e ce ne nutriamo, anche se sappiamo che il mattino dopo la rosa potrebbe essere già appassita.
Con Hugh Grant in Notting Hill
Il primo fidanzato, ed è fatale che il primo amore sia un poco mascalzone, fa molto Hollywood: è Kiefer Shuterland. Non regge molto, cosa su cui non si può che concordare. Lyle Lovett, buona scelta, ma non supera i due anni di matrimonio. La relazione con Benjamin Bratt (unico neo: perché mettersi con uno così privo di tutto?) dura quattro anni ma comprensibilmente non lascia traccia e neppure pettegolezzi, as usual. Che bella cosa il fatto che tutto quanto succede fra Julia e i suoi uomini resti confinato nell’ambito delle questioni totalmente private.
Solo dopo tutta questa serie di tentativi un po’ maldestri, ma la capiamo, perché far l’attrice e star dietro alla carriera è impegnativo assai, finalmente arriva la serenità e non è un caso che l’uomo alla bisogna sia un ragazzo delle retrovie, un po’ amante, un po’ principe consorte. Il 4 luglio – data non casuale, chissà – del 2002 convola a nozze con il cameraman Daniel Moder. Allo stato attuale si direbbero felici, con tanto di bella famiglia completa di tre figli, due gemelli di 15 anni e un maschio di 9.
Julia con il marito Daniel e i loro tre figli
Volete sapere a questo punto qual è la mia Julia? Non ho dubbi: quella di Closer (nella foto sotto) che è anche uno dei miei film del cuore. In una pellicola aspra che scartavetra i meccanismi delle relazioni sentimentali, lei e i suoi partner, Natalie Portman, Clive Owen e Jude Law sono semplicemente perfetti. Qui ha probabilmente il suo ruolo più spigoloso, più inusuale, una fotografa sciupamaschi, capace persino di essere volgare. A mio parere: fantastica!
In una scena di Closer
E adesso, a 52anni? Io dico che resterà la Julia di sempre, equamente divisa fra romanticismo e impegno, compagnona della Hollywood che conta ma mai a rimorchio di nessuno. Quindi, buon compleanno, pupa! A te e alla Sheila Furga che mi hai sempre ricordato.
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