Quando un uomo diventa un’opera d’arte

Tratto da una storia vera, il film candidato agli Oscar 2021 come miglior film internazionale e annovera tra gli interpreti Monica Bellucci in un’inedita versione biondo platino

L’UOMO CHE VENDETTE LA SUA PELLE

di Kaouther Ben Hania
con Yahya Mahayni, Monica Bellucci, Dea Liane e Koen De Bouw

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Un rifugiato siriano a Beirut accetta di farsi tatuare la schiena da un artista, diventando un’opera d’arte vivente. Così può ottenere i visti necessari per raggiungere la donna che ama in Belgio. Questa in sintesi la trama del film che sembrerebbe pura fantascienza o un modo per raccontare in maniera paradossale  il destino dei rifugiati politici.

In realtà l’idea è venuta alla brava regista tunisina da una storia vera. Wim Delvoye, un artista dalla poetica estrema, servendosi del tatuatore Matt Power, ha disegnato sulla schiena di Tim, un ex direttore di un salone per tatuatori, per due anni, dal 2006 al 2008, per un totale di 40 ore di incisioni. Il risultato è stato Tim 2006-2008Da allora Tim, opera d’arte in carne e ossa, o meglio in carne e pelle, gira i musei più importanti del mondo insieme al pittore, come una tela umana, per mostrare ai visitatori il tatuaggio che gli ricopre la schiena. Dal 2011, Tim si espone al MONA, un museo a pochi chilometri da Hobart, in Tasmania, ma solo per sei mesi all’anno, visto che è stato acquistato dal collezionista Rik Reinking. Non si è ben capito dove passi gli altri sei mesi. Comunque, quando morirà, la sua pelle verrà rimossa e conservata, come una tela qualsiasi. Fino ad allora, come parte del contratto, Tim, che non si considera un’opera ma solo un “supporto”, ha accettato di essere esposto in non più di tre musei all’anno. Ha continuato a recarsi ogni giorno al MONA, tranne il martedì, giorno di chiusura, rimanendo seduto al suo posto, di spalle, sul suo basamento, dalle 10 alle 16.30  anche durante il periodo del Covid, perché considera quello il suo lavoro.

Questa vicenda estrema nella mani della regista tunisina (e del suo bravissimo protagonista) si è trasformata in un film complesso che mette assieme politica, sociologia, costume, dramma psicologico, thriller e storia d’amore, mescolando le tensioni dei rifugiati con il mercato dell’arte, che per certi versi simboleggia le vette del capitalismo più spietato. In certi momenti il film fatica a mantenere la verosimiglianza, ma ha aspetti molto interessanti, ad esempio nel rapporto del protagonista con l’artista. Simpatica anche Monica Bellucci in un’ìinedita versione biondo platino, nei panni di una freddissima agente. Generosa la soluzione che escogita la regista per chiudere il suo film. L’uomo che vendette la sua pelle è candidato agli Oscar 2021 come miglior film internazionale e ha vinto a Venezia il Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Maschile.

 

 

 

 

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