Colpo di freddo

Raffreddori e influenza sono più frequenti nei mesi freddi: il legame tra temperature basse e malattie stagionali

Tra dicembre e febbraio c’è la maggior incidenza di malattie da raffreddamento: mal di gola, raffreddori, influenza e bronchiti sono particolarmente diffusi più che in qualsiasi altro periodo dell’anno. Tutta colpa delle basse temperature e dei rigori invernali che aggrediscono il nostro organismo? Non proprio, anche se il freddo non è assolto del tutto, in quanto facilita la comparsa di queste malattie.

I VERI RESPONSABILI

Il freddo più temibile è quello che si combina con l’umidità, in quanto l’acqua sottrae calore al corpo velocemente: l’organismo può resistere a lungo a contatto dell’aria a 0 gradi, ma non immerso nell’acqua. Anche il vento raffredda il corpo in poco tempo: ecco perché in una giornata ventosa, occorre coprirsi più del solito. Nonostante siano più frequenti d’inverno, certi malanni non sono causati dalle basse temperature, ma da germi e virus che, una volta penetrati nell’organismo, hanno come organo bersaglio l’apparato respiratorio.

IN CHE MODO PUÒ FAR MALE

Le basse temperature favoriscono la diffusione di infezioni come raffreddori, mal di gola e bronchiti, poiché indeboliscono le difese naturali dell’organismo. Il corpo opera al meglio a una temperatura interna di 37°C e, quando questa si abbassa, la capacità di contrastare i patogeni si riduce.  Il freddo provoca la vasocostrizione dei capillari, limitando l’afflusso di sangue alla periferia del corpo e diminuendo il numero di globuli bianchi, essenziali per la risposta immunitaria. In particolare, rallenta l’azione dei macrofagi, cellule deputate alla distruzione delle sostanze nocive. Anche il movimento delle ciglia delle mucose respiratorie, fondamentali per eliminare muco e agenti patogeni, risente delle basse temperature. Normalmente, queste strutture oscillano per espellere impurità e microrganismi, ma il freddo ne compromette l’efficienza, rendendo l’organismo più vulnerabile alle infezioni.

LA NEBBIA, ALTRO NEMICO

Nella brutta stagione, soprattutto nelle città con alto tasso di inquinamento, la nebbia diventa un fattore di rischio per le vie respiratorie, facilitando le infezioni. Le sue goccioline contengono sostanze nocive come anidride solforosa, monossido di carbonio e biossido di azoto, che vengono inalate più facilmente. Questi agenti irritano le mucose respiratorie, causando sintomi come mal di gola e raffreddori. A causa dell’irritazione, le mucose diventano meno impermeabili e meno efficaci nel contrastare i patogeni, aumentando il rischio di infezioni.

ATTENTI A STARE IN CASA

Durante la brutta stagione, le persone trascorrono più tempo in ambienti chiusi e a stretto contatto, favorendo la diffusione delle malattie da raffreddamento. Una persona con raffreddore o tosse, parlando, starnutendo o tossendo, rilascia nell’aria microscopiche particelle cariche di virus e batteri, creando una sorta di “spray” infettivo. Poiché il ricambio d’aria negli ambienti chiusi è limitato, la concentrazione di microrganismi aumenta, rendendo più facile il contagio da una persona all’altra.

SÌ A PICCOLI ACCORGIMENTI

Se il clima invernale facilita l’insorgenza di alcuni disturbi, esistono strategie efficaci per proteggersi. Indossare una sciarpa davanti alla bocca crea una barriera che riduce l’inalazione di polveri, riscalda l’aria inspirata e preserva l’attività delle ciglia respiratorie dal freddo intenso.  La vitamina C è un alleato prezioso per rafforzare le difese immunitarie, così come la propoli e il miele, noti per le loro proprietà antibiotiche naturali, rendendo l’organismo più resistente ai batteri. Dopo l’esposizione al freddo, bere una bevanda calda zuccherata può aiutare a ristabilire la temperatura corporea; il calore del liquido e l’energia fornita dallo zucchero contribuiscono a riscaldare il corpo più rapidamente.

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