donne vino
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Donne, è tempo di farci valere anche quando si celebra Bacco

Relegato (anzi, sfruttato…) storicamente nella vigna, ma non ammesso in cantina, territorio dell’uomo, l’universo femminile sta conquistando spazio nel settore enologico, grazie ad alcune signore capaci di imporsi nel mondo del vino. Come ci racconta il direttore di “Civiltà del bere”

 

Fare vino è un mestiere per uomini duri. O meglio, il settore enologico è stato pesantemente maschilista, anche se forse né più né meno di altri. La curiosità sta nel fatto che lo è stato specialmente in cantina, nei sacri locali dove si compie la magia della vinificazione. Ben vengano invece, le signore in vigna, dove ci si spezza la schiena. Nel libro di Jean-Louis Escudier, ricercatore a Montpellier e autore del saggio Les femmes et la vigne : une histoire économique et sociale (1850-2010), vincitore del premio dell’Oiv (l’Onu del vino) nella categoria dei saggi storici, emergono atteggiamenti di squisita ipocrisia. Per esempio: vi si scrive che in passato le donne erano relegate tra i filari, per gli stessi motivi che portano oggi gli imprenditori agricoli a cercarsi operari albanesi o rumeni. Perché quello della vigna è un duro lavoro che gli italiani non vogliono (né sanno) più fare.

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Non c’entra, quindi, la locuzione retorica del “sesso debole”. Al contrario, all’epoca i maschi preferivano tenere per sé il lavoro in cantina, più comodo e meglio remunerato. Si parlava comunemente di “tariffe femminili”, che significava la metà di quelle maschili, e il tutto veniva giustificato ribaltando la frittata: le signore lavorano meglio tra tralci e pampini, perché hanno dita agili.
Una chiara analogia con quanto accadeva nei capannoni del Villaggio Crespi d’Adda (consigliamo la visita guidata rivolgendosi a Crespi Cultura – tel. 0290987191): le operaie, anche bambine, nel borgo operaio sull’Adda erano relegate dietro ai telai meccanici, pronte con le loro “agili dita” a rimediare gli strappi del cotone.

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Il Villaggio Crespi d’Adda

Tornando al mondo del vino, che cosa è cambiato dopo 60 anni di battaglie femministe? Qualcosa, anche se in realtà le donne sono piuttosto rare ai vertici delle aziende, delle associazioni di categoria, in tutta la filiera. Qualche esempio: Albiera Antinori, presidente del principale Gruppo vinicolo privato in Italia; Ruenza Santandrea, alla guida delle coop vinicole italiane; Graziana Grassini, enologa consulente di fama internazionale, che tra gli altri vini realizza il celebrato Sassicaia di Bolgheri. Più a valle, le giornaliste di potere si contano sulla punta delle (agili) dita, come l’americana Monica Larner (corrispondente in Italia per Robert Parker, il maggiore influencer al mondo). Ma, appena possibile, gli uomini tengono saldamente il comando in barba alla scienza, secondo la quale le donne avrebbero i sensi più sviluppati.

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Da sinistra: Graziana Grassini, Albiera Antinori e Ruenza Santandrea

Chi scrive, tuttavia, contribuisce con uno staff tutto rosa: 9 donne su 10. Facile sarebbe ribattere “ma il capo sei tu”.

 

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