Specializzarsi troppo rischia di frammentare la professione: servono capacità trasversali e collaborazione tra competenze diverse per progetti completi
Oggi la professione dell’architetto è profondamente cambiata rispetto al passato, come del resto tutte le professioni. Non è più possibile adagiarsi sul passaparola per acquisire nuovi incarichi. Bisogna modernizzarsi, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello commerciale. È necessario ricorrere a tutti i mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione per farci conoscere ai nuovi potenziali clienti. E in cima alla lista troviamo i social media.
Spazi ampi, linee essenziali e una cucina integrata: l’immagine racconta il momento della scelta, quando una casa appena acquistata o ristrutturata diventa una tela bianca da interpretare.
Dalla squadra al renderista
La generazione di architetti a cui appartengo, che usava ancora il tecnigrafo ed i pennini ad inchiostro, i retini, i lucidi e le lamette per correggere gli errori, si è dovuta adeguare. Nel giro di pochi decenni ha dovuto imparare l’uso del computer per realizzare elaborati grafici in 2D e poi in 3D. E ora si trova nella necessità di avere per forza almeno un sito, una pagina Facebook … e poi non sei nessuno se non sei su Instagram.
Va bene, è chiaro che se vogliamo continuare a lavorare dobbiamo adeguarci e, dove non arriviamo con i nostri mezzi, delegare ai renderisti, ai social media manager e così via.
La “nicchia” che non convince
Ci sono però alcuni concetti base dettati da chi insegna come mettersi in luce tramite i social media per attrarre nuovi clienti, che non accetto e contesto apertamente. In questo articolo vorrei esaminare il primo, ovvero il concetto che adesso gli architetti, per farsi riconoscere, devono trovare una propria “nicchia” di specializzazione.
Semplificando: se tu ti specializzi in camerette, piuttosto che in bagni o in appartamenti per amanti degli animali, attrarrai la clientela che cerca proprio quello ed acquisirai molti lavori.
Dal cucchiaio alla città
Quando ho iniziato a lavorare negli anni ’80 sotto la guida di mio padre, grande uomo e grande architetto, il nostro motto era quello di Ernesto Nathan Rogers “dal cucchiaio alla città”. Ossia: l’architettura deve occuparsi di tutto, dal più piccolo oggetto di design (il cucchiaio) fino alla scala urbana (la città), mantenendo coerenza, responsabilità e visione unitaria.
Lo stesso spazio prende forma: a destra il living è definito da divano, tappeto e mobile TV, mentre a sinistra resta l’area libera, pronta ad accogliere nuove funzioni.
La forza di una visione ampia e condivisa
Senza avere la pretesa di essere onnisciente, un bravo architetto deve potere affrontare diversi tipi di incarichi, dai più piccoli ai più complessi. Mantenendo sempre la medesima professionalità e competenza, avvalendosi, se necessario, del supporto di altri professionisti specializzati. Un team di ingegneri strutturisti, geologi, certificatori energetici, tecnici competenti in acustica e così via. Anche la collaborazione e il confronto con altri architetti è fondamentale ed estremamente utile per ampliare i propri orizzonti e trovare soluzioni sempre innovative e al passo con le nuove esigenze tecnologiche.
Il contrasto tra lo spazio non ancora definito e il bagno già completato evidenzia il ruolo dei dettagli progettuali: materiali, luce e arredi trasformano un ambiente funzionale in uno spazio curato
Un approccio aperto, al servizio del cliente
Non si finisce mai di imparare, di aggiornarsi, di sperimentare e tutto questo a beneficio del cliente che deve interagire con un professionista. Un professionista preparato ma non saccente, con le idee chiare, ma che sappia ascoltare le esigenze del proprio interlocutore. Immaginiamo ora di trovare su Internet un professionista specializzato in camerette per bambini… perfetto, ma come affronterà il tema di una ristrutturazione completa se la sua conoscenza si è specializzata solo in questa “nicchia”? Immagino che bisognerà trovare un architetto specializzato in bagni, poi uno specializzato in soggiorni, in cucine e così via, per comporre il puzzle di uno spazio articolato.
Scegliere il progetto, non la vetrina
Per questo motivo, quando cercate un architetto, andate oltre il minuto di presentazione sui social e scegliete di incontrarlo, di parlarci, di capire come ragiona e che tipo di progetto è in grado di costruire nel suo insieme.
Se condividete l’idea di un’architettura che esce dalla nicchia e torna a essere progetto, confronto e visione d’insieme, potete contattarmi: sarò felice di approfondire con voi esigenze, obiettivi e possibilità.
Federica Zucchi è un’architetta milanese, laureata al Politecnico di Milano. Specializzata in ristrutturazioni residenziali e terziarie, cura ogni fase del progetto, con attenzione a funzionalità, estetica e arredi su misura per valorizzare il comfort e la personalizzazione degli ambienti. Dal 1997 è anche Coordinatore per la Sicurezza nei cantieri. Per consulenze scrivere: federicazucchi.posta@gmail.com
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