RIFLESSI DI CINEMA

“Il premio”, atto d’amore di un figlio verso il padre immenso

di  | 
Alessandro racconta papà Vittorio con una grande tenerezza e malinconia, senza risultare mai sdolcinato, riuscendo a coinvolgere lo spettatore in un road movie che si collega alla stagione della commedia all'italiana. Un film da non perdere per l'intensa emozione che regala

 

_____________________________________________________________

locandina il premioIL PREMIO

 

 

di Alessandro Gassmann
con Alessandro Gassmann, Gigi Proietti, Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Erica Blanc, Andrea Jonasson.

_____________________________________________________________

Che meraviglia quando alla fine di un film ti senti emozionata e persino commossa, quando hai riso per battute intelligenti (tante) e ti sei intenerita ritrovando la vita di chi lo ha scritto, diretto e voluto. Che meraviglia quando una storia molto privata non si ferma intorno al proprio ombelico, ma riesce a trasformarsi in uno spettacolo che arriva a tutti, utilizzando al meglio gli insegnamenti della grande stagione di Dino Risi, Mario Monicelli e tutti gli altri.

gassmann il premio
Il premio
è una commedia autobiografica all’italiana, una storia che pur essendo molto territoriale, molto ribaldamente italiana, non è mai provinciale e forse è proprio la fusione dell’attaccamento alle radici guascone con la voglia dell’altrove, mediata dal viaggio, che regala al film una perfetta rotondità. C’è un po’ di tutto questo ne Il premio, titolo minimalista per un film che minimalista non lo è per niente. Come in Nebraska, come in Little Miss Sunshine, come in Easy Rider e anche ne Il sorpasso (ispirazioni dichiarate dell’autore) come nella tradizione dei migliori road movie, il viaggio trasforma i personaggi, li avvicina, li fa tornare sui loro passi per scoprire alla fine tanto di se stessi, degli altri, del mondo.

premio 6
In viaggio verso Stoccolma troviamo il padre, Gigi Proietti, ingombrante, immenso, autoritario, creativo, seduttivo e indispensabile come era Gassman senior, il figlio, Gassmann junior, cinquantenne senza arte né parte, come si sentiva Alessandro da ragazzo, la figlia Anna Foglietta, emblema di tutte le emozioni più intime che la società fatta di blogger social selfie e twit mistifica, infine Rocco Papaleo, il segretario del grande scrittore Gigi Proietti, che va in Svezia per ritirare il Nobel.

premio3
La fama
non è riuscita a fargli vincere la paura degli aerei né gli ha fatto cambiare idea su tutto quello che trova volgare (per esempio, le carte di credito) e neppure lo ha spinto a vincere certe piccole manie (è più igienico far pipì in un prato che nella toilette dell’autogrill) ed è per questo che al Nord ci è voluto andare in macchina. Spesso percorrendo strade secondarie, con deviazioni per incontrare vecchi amori o per un pellegrinaggio sui luoghi dell’infanzia.
Gli screzi fra i componenti della brigata si acuiranno e poi si scioglieranno per incendiarsi di nuovo ma alla fine gli affetti trionferanno, in una scena corale in cui Bergman dà la mano a Woody Allen, attraverso Ettore Scola. Non c’è nulla di sdolcinato in questo atto d’amore che Alessandro e Gigi Proietti fanno a Vittorio Gassman perché, pur avendo ispirato il protagonista, non lo ha mai sovrastato e lo ha lasciato crescere a modo suo.

premio 5
Ogni autore racconta quello che è, ogni parola, ogni immagine, ogni pennellata sulla tela, ogni nota parlano di lui, ma solo l’artista vero sa compiere il passo successivo, ovvero trasformare l’esperienza privata in un messaggio universale.
Alessandro Gassmann è riuscito nel piccolo miracolo ed è per questo che ogni spettatore troverà qualcosa che gli appartiene e che parla al suo cuore.

il premio 3
Non è stato facile per un bambino crescere con un padre che era sempre il più bravo, il più bello, il più forte di tutti e che pretendeva che il figlio fosse il migliore. Alessandro per anni si è interrogato sulla paternità e sul maschile, si è interrogato nella sua vita privata e in quella d’attore e regista e i risultati sono sempre stati alti, anche perché alla base c’erano una grande onestà e una necessità vera. Risultati importanti sia nel dramma (pensiamo a Razza bastarda) sia in casi come questo, quando il suo lavoro si alleggerisce con le sfumature della commedia. Non basta una vita per capire il proprio passato, ma che bello quando l’impegno arriva a emozionanti punti fermi.

Il-Premio-6
Il premio
è un’opera generosa, il magnifico ritratto di un patriarca, che nelle intenzioni dell’autore doveva assomigliare in pari misura a Umberto Eco e Keith Richard e io dico che ce l’ha fatta. Ma questo padre è al tempo stesso anche madre perché la componente hippy e sessantottina deriva direttamente dalla vita di Juliette Mayniel, la bellissima mamma di Alessandro.

premio 4
Un film in stato di grazia
, dove il grande divertimento e la complicità fra gli attori si stempera nella tenerezza, per la capacità che ha avuto Alessandro di raccontare tutti gli aspetti del suo immenso padre, in cui la possenza e il talento sono sempre stati inscindibilmente legati a una dolcissima malinconia. A papà Vittorio, questo film piacerà di sicuro. Perché io credo che fotogrammi così sinceri e densi d’amore non possano che raggiungerlo dove si trova ora.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.