mr long ap
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“Mr Long”, storia alla Tarantino di un tipo metà killer, metà chef

Un film dalla trama altalenante, degna del regista di Pulp Fiction, e con ambizioni altissime, diretto dal giapponese Sabu con sfoggio di genialità e che può far breccia in chi ama il cinema. Con una conclusione alla Truffaut

 

MR LONG

mr long 5
di
Sabu
con Chen Chang, Shô Aoyagi, Yiti Yao, Junyin Bai

 

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Quattro film in uno e sfoggio di genialità: Mr Long di Sabu, regista giapponese di gran talento, cucina (è proprio il caso di dirlo e poi vedrete perché) la sua storia attingendo alle sue passioni. Apre il suo film omaggiando Tarantino (e di rimando tutti i registi che Quentin adora), prosegue citando il Giappone magnifico e livido di Ozu, ha un momento altissimo che attinge a Kurosawa (e al cinema western che cita a piene mani il maestro giapponese) e si conclude come una commedia di Truffaut, con uno sguardo al riscatto dell’infanzia.

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Certo, ambizioni altissime che inevitabilmente qua e là hanno dei cedimenti, soprattutto per una mancanza di omogeneità fra le varie parti e per una lunghezza eccessiva. Ma tant’è, di sicuro lui è soddisfatissimo del risultato, molti critici lo applaudono (al Festival di Berlino è stato accolto molto bene) e tutto sommato anche ci accodiamo volentieri.

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Mr Long
, il personaggio del titolo, è un sicario e come un sicario freddamente ubbidisce agli ordini sgozzando con fendenti precisi le vittime designate e facendo fuori anche chi intralcia sciaguratamente il suo cammino. Il tutto con invidiabile eleganza. Parla pochissimo, quasi niente, in compenso sa usare (come il suo capo che gestisce un ristorante) molto bene il coltello anche in cucina, preparando con noncuranza pietanze succulente anche se gli ingredienti a disposizione sono esigui.

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Ed è proprio questa sua abilità a salvarlo, quando si rifugia, dopo una missione andata malissimo in una zona degradata di Tokyo dove una manciata di emarginati vive di espedienti. Fra questi un bambino piccolo che con incredibile maturità si occupa della madre tossicomane che si legherà a Mr Long in uno di quei rapporti paterni fra non congiunti, che sullo schermo funzionano quasi sempre bene.

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A poco a poco, Mr Long viene adottato dalla comunità che, entusiasta della sua abilità davanti ai fornelli, gli regala un carrettino per vendere cibo di strada. Naturalmente il passato non si dimentica mai di un killer e tanto meno i molti criminali che ha avuto sotto tiro.

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Storia un po’ altalenante in certi punti, ma un’abilità invidiabile con la macchina da presa e, soprattutto nella parte iniziale, una disinvoltura ironica nella scrittura dei dialoghi copiata da quelli icastici di uno dei più significativi film di Tarantino, Le iene. Insomma, un film che può far breccia in chi ama il cinema.

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