Omaggio a Ornella Vanoni, icona della musica italiana

La svolta degli anni ’70 tra musica brasiliana, collaborazioni storiche e brani che hanno segnato un’intera generazione

…E’ uno di quei giorni che avremmo voluto non venisse mai. Oggi salutiamo Ornella Vanoni con il cuore colmo di gratitudine. Non è semplice dire addio a una voce che ha abitato le nostre vite così a lungo, a una presenza che sembrava destinata a restare per sempre — come certe melodie che non smettiamo mai di avere in mente, anche senza accorgercene. Ornella è stata molto più di una grande interprete: è stata una donna autentica, libera, elegantemente ribelle. Ha attraversato generazioni e mode con una naturalezza che era solo sua, rimanendo sempre fedele alla verità delle emozioni. Ogni volta che cantava, riusciva a spogliare le parole del superfluo, lasciando nuda la vita, con tutta la sua bellezza e la sua fragilità.

Un uomo con occhiali e barba grigia sorride in un selfie accanto a una donna dai capelli corti e ricci, con grandi orecchini dorati e un’espressione vivace. Lo sfondo è colorato, con luci rosate e pannelli luminosi.
Ornella Vanoni insieme al critico musicale Dario Contri

GLI ESORDI: IL TEATRO, STREHLER E LE CANZONI DELLA MALA

La ricordiamo giovane, con lo sguardo intenso del teatro di Strehler, quando muoveva i primi passi sul palco come interprete delle canzoni della mala. La ricordiamo nella Milano degli anni ’60, sofisticata e magnetica, mentre trasformava in classici canzoni che oggi appartengono alla memoria collettiva. Pensiamo a “Senza Fine”, un titolo che sembra quasi profetico, dato il suo lascito musicale, o a “Mi sono innamorata di te”. Parallelamente, pur non amando particolarmente le gare canore, accetta il gioco e partecipa più volte al Festival di Sanremo, con alterne fortune ma sempre con l’eleganza e la classe che la contraddistinguono.

L’EVOLUZIONE DEGLI ANNI ’70: L’INCONTRO CON LA MUSICA BRASILIANA

La ricordiamo negli anni ’70, periodo di vera trasformazione artistica e personale. Realizza due pietre miliari per la sua carriera e per la musica italiana: “L’appuntamento” e “Domani è un altro giorno”, che grazie al testo senza tempo di Giorgio Calabrese e alla magia della voce di Ornella cancella completamente la versione originale di Dusty Springfield. Innamorata della musica brasiliana, capace di mescolare la sua ironia milanese con la saudade di Rio come se le due anime fossero sempre state destinate a incontrarsi, in quegli anni realizza uno degli album più emblematici della sua discografia. “La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria”, frutto della collaborazione con i grandi della musica brasiliana Toquinho e Vinícius de Moraes. In quei brani si percepisce tutta la sua sensibilità: saudade, passione, malinconia, e un’eleganza vocale che solo lei poteva dare.

GLI ANNI DELLA MATURITÀ: UNA VOCE CHE DIVENTA RIFUGIO

La ricordiamo tra gli anni 80 e 90, nei suoi dischi più maturi, quando la sua voce — più profonda, più vissuta — diventa quasi un rifugio. In quegli anni, Vanoni continua a esplorare se stessa e i suoi mezzi espressivi: album come “Ricetta di donna”, in cui collabora con Roberto Vecchioni (1980), “Duemilatrecentouno parole”, con Maurizio Fabrizio (1981) e “Uomini” (1983) mostrano una Ornella più profonda, più intima, ma sempre profondamente innovativa. Nel frattempo, ottiene riconoscimenti importanti, tra cui il Premio Tenco: una delle pochissime artiste a riceverlo due volte, sia per l’interpretazione sia per la scrittura.

GLI ULTIMI VENT’ANNI: CURIOSA, CONTEMPORANEA, SENZA ETÀ

E la ricordiamo infine negli ultimi anni, ancora curiosa, ancora aperta alla vita, ancora pronta a stupire e a stupirsi, come se l’arte fosse un modo per restare giovani. Ornella non smette mai di sorprendere: “Sheherazade”, pubblicato nel 1995 e ristampato proprio in questi giorni con l’inedito “Senza di te”, è uno di quei lavori in cui la sua eleganza e la sua maturità artistica brillano con forza. Nel 2021 pubblica “Unica”, un album di inediti in cui collabora con Francesco Gabbani, che firma l’evergreen “Un sorriso dentro al pianto”, Carmen Consoli, Renato Zero e duetta con Virginia Raffaele. Fino al 2024, in cui esce “Diverse”, un progetto in cui reinterpreta alcuni suoi brani, anche poco noti, con arrangiamenti elettro-disco, dimostrando che, anche a quasi novant’anni, il suo spirito era ancora innovativo e vitale.

UN’EREDITÀ SENZA FINE

Ornella ci lascia canzoni che sono carezze, confessioni, sorrisi amari. Ci lascia frasi che sembrano dette proprio per noi, quando più ne avevamo bisogno. Ci lascia quell’eleganza inimitabile fatta di ironia, malinconia e verità. Ma soprattutto ci lascia un modo unico di essere artista: senza maschere, senza compiacere, con una libertà che ha insegnato a tante donne — e a tanti artisti — cosa significa davvero restare fedeli a se stessi. Oggi la salutiamo così, con dolcezza. Senza troppo clamore, come lei avrebbe voluto. Lasciandole un grazie che venga dal cuore: grazie per ogni parola sussurrata, per ogni respiro trasformato in musica, per ogni emozione regalata. La tua voce rimarrà con noi… fa parte dell’eternità che cantavi a un lontano Sanremo e resterà, come dicevi tu più di sessant’anni fa… senza fine.

Facebook
X
LinkedIn
Telegram
Threads
Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *