La Milano di Ornella: dagli anni della mala al legame profondo con una città che ha plasmato la sua identità artistica
Ornella Vanoni se n’è andata così, in una sera d’inverno, poco prima delle 23, nella sua casa di Milano. Un arresto cardiocircolatorio, l’intervento del 118 che si è rivelato inutile. Aveva 91 anni: una vita intera di palcoscenici, amori, Milano nel cuore e quel modo unico di stare al mondo che l’ha resa un’icona irripetibile.
La cantante di Senza fine, L’appuntamento e La musica è finitaera nata il 22 settembre 1934. Negli ultimi tempi parlava spesso del tempo che passa, di quella sensazione sospesa tra una mente che rimane giovane e un corpo che inevitabilmente rallenta. «Mi spiace morire», aveva confidato in una delle sue ultime apparizioni televisive. Ornella era milanesissima, amava profondamente la sua città. Eppure era legata visceralmente anche al mare. «È un mio elemento, e quando non c’è mi manca» diceva. Una donna che apparteneva a due mondi, con la naturalezza di chi vive le contraddizioni come una forma di libertà.
La storica copertina di “Le canzoni della malavita”, l’immagine che segna i suoi esordi
LE CANZONI DELLA MALA
È nella Milano del dopoguerra che costruisce la sua identità artistica. Gli esordi rimasti negli annali come gli “Anni della Mala”, dal 1958 al 1962. Andava per osterie a vederli e respirarli, le donne e gli uomini della mala e poi cantava le loro canzoni sul palcoscenico. Lei, ragazza di famiglia agiata, figlia di un industriale farmaceutico, Nino, e di Mariuccia. Dopo aver studiato dalle Orsoline e in diversi collegi tra Svizzera, Francia e Inghilterra, aveva il sogno nel cassetto di diventare estetista, ma il destino l’ha messa su una strada diversa. Una voce ruvida e setosa, vibrante e fragile. Una voce abitata, non semplicemente interpretata. «Io nelle canzoni ci vivo, mica ci recito», diceva.
Giorgio Strehler e Ornella Vanoni in una performance carica di energia e complicità: un’immagine che racconta l’origine profonda del loro legame artistico.
L’INCONTRO CON STREHLER E L’INIZIO DI TUTTO
Il destino artistico di Ornella prende forma nelle aule dell’Accademia del Piccolo Teatro, dove nel 1953 incontra Giorgio Strehler. È il primo grande amore, il primo vero compagno di un percorso che si rivelerà unico. Debutta come attrice in Sei personaggi in cerca d’autore. Poi la musica arriva quasi per caso, ma da quel momento diventa tutto.
Ornella Vanoni e Gino Paoli in una delle loro esibizioni più evocative: una complicità artistica che ha segnato la musica italiana.
LA SCINTILLA CON GINO PAOLI: UN AMORE GRANDE E IMPOSSIBILE
I suoi amori sono parte della sua leggenda, soprattutto quello con Gino Paoli, all’epoca sposato. Si incontrano nel 1960 negli uffici della Ricordi. «Facevamo lunghe passeggiate. Lui non aveva neanche i soldi per il tram» raccontò lei anni dopo. È Paoli a scrivere Senza fine per lei. Un amore che dura troppo poco, ma abbastanza da entrare nella storia della musica italiana. Quasi contemporaneamente, il matrimonio con l’impresario Lucio Ardenzi. «Un errore. Io volevo ancora bene a Gino e lui mi ha sconsigliato sino all’ultimo, minacciando persino di venire alla cerimonia a cantare Senza fine».
Ornella Vanoni in una delle sue ultime apparizioni pubbliche, radiosa sul palco con un bouquet di fiori e il suo inconfondibile carisma.
UNA CARRIERA LUNGA SETTANT’ANNI, TRA SUCCESSI, TENCO E SANREMO
Ornella è stata l’unica interprete femminile a vincere due Premi Tenco. Ha partecipato in gara a otto edizioni del Festival di Sanremo, raggiungendo il secondo posto nel 1968 con «Casa bianca» e piazzandosi per tre volte al quarto posto, nel 1967 (con «La musica è finita»), nel 1970 (con «Eternità») e nel 1999 (con «Alberi»). Nel 2018 canta con Bungaro e Pacifico e il brano «Imparare ad amarsi». La cantante è poi tornata all’Ariston come ospite nel 2009, nel 2019, 2020, 2021 e nel 2023. Ornella Vanoni si è sempre evoluta artisticamente. Ha cantato con i più grandi cantautori: De André, Dalla, Fossati, Conte, vendendo quasi 60 milioni di dischi.
Ornella Vanoni con Toquinho e Vinícius de Moraes durante le sessioni di lavoro che diedero vita alla stagione brasiliana.
ORNELLA E IL SUO AMORE PER IL BRASILE
Negli anni Settanta apre una parentesi decisiva nella sua carriera collaborando con Toquinho e Vinícius de Moraes. Insieme firmano nel 1976 l’album “La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria”. L’album registrato a Milano, un vero ponte tra la canzone d’autore italiana e la bossa nova brasiliana. Il disco rilegge in italiano classici di autori come Antônio Carlos Jobim, Chico Buarque e lo stesso Vinícius, intrecciando le chitarre di Toquinho, la poesia del poeta brasiliano e la voce intensa di Vanoni in un concept album senza vere pause tra un brano e l’altro. Quell’incontro artistico non resta un episodio isolato: nel 1980 Vanoni torna sulle atmosfere carioca con “Meu Brasil”, raccolta e reinvenzione di bossa nova che conferma il suo ruolo di interprete capace di tradurre, letteralmente e musicalmente, il Brasile in lingua e sensibilità italiane.
Ornella Vanoni nella sua casa di Milano, in un momento intimo e giocoso che racconta la sua ironia e la sua autenticità.
GLI ULTIMI ANNI, LA CASA DI LARGO TREVES E L’IRONIA SULLA MORTE
Amava la sua casa in largo Treves, con le opere di Fausto Melotti e i tendaggi verdi mossi dalla brezza. Coltivava amicizie profonde, come quella con Alda Merini, che le dedicò una poesia: «Il genio è un animale impaurito che scappa di casa in casa». Parlava spesso della morte con la schiettezza e ironia che l’ha sempre contraddistinta: «Il teatro Lirico l’hanno dedicato a Gaber, le due sedi del Piccolo a Strehler e a Grassi, la palazzina Liberty a Fo e Rame, lo Studio alla Melato; per me non è rimasto niente; per questo motivo rivolgo un appello al sindaco Sala: mi dedichi un’aiuola in centro»
Ornella Vanoni nella Milano degli anni Sessanta, icona di stile e personalità magnetica in uno dei suoi ritratti
UN’ASSENZA CHE PESA COME UNA NOTA SOSPESA
Ornella Vanoni lascia un vuoto profondo. Non solo nella musica italiana, ma nell’immaginario collettivo. Non solo una voce, ma una personalità incisiva, una città, una storia. Aveva il dono rarissimo di essere elegante nella fragilità, ironica nel dolore, autentica senza mai essere compiacente. Ornella se n’è andata nella sua Milano. La città che aveva amato, criticato, attraversato. La città che ora le somiglia un po’ meno.
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