Cuochi alla griglia

Parola di Antonia, donna chef: “In cucina il sesso non conta”

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La Klugmann, nuova giudice di Masterchef, si sente quasi una pioniera: "La percentuale di presenze femminili tra i fornelli, anche sui palcoscenici importanti, dove le brigate sono numerose, resta molto bassa. Eppure, nella nostra professione il genere è ininfluente".

 

Klugman antonia
La cucina è libertà. È sincerità. Perché nell’esatto istante in cui metti mano a un ingrediente, non puoi non essere te stesso”. Parola di Antonia Klugmann, la prima giudice donna di MasterChef Italia, il cooking show più amato della Tv, entrato quest’anno nel Guinness World Records come format culinario più adattato al mondo. Dopo l’abbandono da parte di Carlo Cracco, la scelta non poteva che ricadere su una donna: d’altra parte l’Italia è il Paese con più donne chef. Cuoca dell’anno secondo la Guida dei ristoranti 2017, ex studentessa di giurisprudenza, triestina d’adozione (così ama definirsi), dopo un salto nel buio e una lunga gavetta, anche come lavapiatti, a fine dicembre 2014 apre l’Argine di Vencò, a Dolegna del Collio (Gorizia), aggiudicandosi, dopo pochi mesi, una stella Michelin. Da allora per lei tanti sacrifici, ma anche tante e immense soddisfazioni…

Antonia, sei la prima donna in giuria a MasterChef!
Le donne molto spesso sono messe in questa condizione nelle cucine, per cui ritrovarmi accanto a tre uomini non è stato strano. Inoltre non ho mai pensato a me come donna, bensì come persona. Quando si è accesa per la prima volta la telecamera, mi sono preoccupata di capire come comunicare alla gente a casa quello che mi interessava condividere. Quando cucino non penso mai al mio sesso.

Sei l’unica donna fra tre uomini e prendi il posto di Carlo Cracco: una bella responsabilità…
Carlo è stato una persona che ha mosso emozioni nel corso dei suoi sei anni a MasterChef, tra amore e odio; io sono arrivata non con l’idea di rimpiazzarlo, perché credo che sia impossibile, ma con l’idea di proporre me stessa. Sono molto diversa e forse in questa differenza ci sarà uno spazio anche per me.

Che cosa vedremo di te?
Che sono un mix di tenerezza e autorità…

Che giurata sei?
La chiave materna non viene fuori, non è il mio approccio: per me la cucina è lavoro, sono meritocratica. Instauro un rapporto empatico con chi se lo merita. Con le donne forse sono un po’ più severa, perché conosco l’ambiente in cui lavoro e sento la responsabilità di aiutarle per il loro futuro.

Esiste, secondo te, una questione femminile nel tuo ambiente?
Certo che c’è. A casa la cucina rimane in mano alle donne, ma a livello professionale l’immagine è un po’ distorta e la presenza di donne sui palcoscenici importanti è molto inferiore. Anche nelle grandi cucine dove le brigate sono numerose, le percentuali femminili sono molto basse. Le cucine sono all’80 per cento maschili e questo un problema dell’Italia, ma anche mondiale, e ha a che fare con la libertà di decidere cosa si vuole fare nella propria vita. Questa è la vera questione. Per quando riguarda la sensibilità, invece, non credo in una cucina maschile o femminile. Non credo che i clienti saprebbero dire se chi ha cucinato è un uomo o una donna.

Antonia con i sui tre colleghi giudici: Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Joe Bastianich.


Come è la cucina di Antonia Klugmann?
Sono una che crede molto nella meritocrazia, la cucina per me è libertà e di auto definizione. Nella mia cucina ti devi conquistare il diritto di essere originale e creativo.

Il tuo percorso è molto simile a quello di molti concorrenti di MasterChef, che vengono qui per darsi una nuova opportunità, per intraprendere un’altra strada rispetto a quella che stanno percorrendo, facendo anche molti sacrifici.
È vero, si sacrifica moltissimo della nostra vita per il mestiere che amiamo e questo lato di sacrificio è compito nostro farlo passare al grande pubblico.

Antonia, sei una donna solare, con il faccino pulito, angelico, ma sei anche una donna di ferro. Questi tre uomini che stanno con te in giuria e che all’inizio, per loro stessa ammissione, te ne hanno combinate di tutti i colori, alla fine sei riuscita a tenerli un po’ a bada?
Noi donne molte volte, quando entriamo in un gruppo prettamente maschile, abbiamo diverse vie per entrare in contatto con gli uomini. Io sono fortunata perché il mio lavoro mi consente un rapporto assolutamente alla pari. Quando si punta tutto sulle proprie competenze, sulla propria competitività, sulla propria personalità, il fatto di essere maschio o femmina non dovrebbe contare. In più non sono una femme fatale, nel senso che non ho mai puntato sull’aspetto fisico, ma ho sempre pensato a me come una persona. Non sono mai stata seduttiva.

Che cosa ti sei portata a casa da questa esperienza?
Innanzitutto i tacchi. È stata un’esperienza mortale, soprattutto nelle prime puntate, non credevo si riuscirci, ma l’altezza di Antonino me l’ha imposto. I tacchi sono stati un’esperienza importante e ho scoperto un modo di pensare al mio corpo che non avevo mai interpretato solo sulla base di un’immagine. Immaginatevi una donna in divisa 12 ore al giorno, di colpo scaraventata in uno studio televisivo con le telecamere e rivedersi nell’immagine riflessa. Sono contenta anche perché sono dimagrita quasi si tre taglie dall’inizio delle riprese e sono molto contenta di questo.

Quando hai deciso di far diventare a cucina il tuo percorso di lavoro e di vita?
Ho deciso di colpo, dopo qualche esperienza di corsi amatoriali durante l’università. Tutto d’un tratto ho deciso di prendere in mano la mia vita e iniziare a fare qualcosa che mi piacesse fino in fondo. E nella cucina ho trovato un aspetto legato alla creatività che mi interessava moltissimo. Diciassette anni fa non esisteva questa spettacolarizzazione del nostro mestiere, e così mia madre, quando le ho comunicato la mai scelta, mi ha risposto: “Dovesse andarti male, potrai sempre lavorare in una mensa, perché ci sarà sempre bisogno di dare da mangiare alle persone”. Devo dire che questa concretezza mi ha seguito nel corso del tempo, investire sulla propria personalità non dando mai per scontato e sapendo che ogni passettino dipendeva unicamente da me.


In cucina bisogna essere più freddi oppure passionali? In te sembrano convivere perfettamente in effetti…
È proprio così: nella mia cucina c’è un rapporto molto molto intimo con l’ingrediente. Questo rapporto intimo c’è non solo quando penso a una ricetta, ma anche la cucino fisicamente. C’è un misto di istinto, razionalità, tecnica: un cuoco lavora con tutti questi ingredienti allo stesso modo.

Che sacrifici hai dovuto fare per inseguire e realizzare il tuo sogno di cucinare?
Al momento non ho ancora figli, ma è qualcosa cui tengo molto. Vorrei diventare madre, ma come tutti gli imprenditori femmine in Italia è qualcosa che ti devi permettere di fare perché per avere un figlio devi prima avere alle spalle una struttura così solida da poterti permettere qualche assenza e controllare il tuo tempo. Il problema è che le donne dovrebbero avere una giornata di 60 ore, e invece  le ore non sono mai sufficienti neanche adesso che non ho bambini…

Nella tua avventura di chef sei però supportata dal tuo compagno, Romano…
Il mio compagno e io lavoriamo insieme da più di dieci anni; è una lotta continua perché siamo molto diversi, ma è anche una scoperta continua grazie a questa diversità. Mi sento compensata nelle mie mancanze e supportata dal primo giorno.

Antonia cn il suo socio e compagno Romano De Feo

Qual è il segreto di una coppia come la vostra, che è coppia nella vita e anche sul lavoro?
È la sorpresa la chiave del nostro rapporto. Molte volte un uomo e una donna cercano nel partner un’armonia e un appiattimento, in qualche modo, dei dubbi e delle paure, dei timori, delle ansie e si cerca nella coppia una specie di pace dei sensi. Io, invece, nella coppia cerco uno stimolo continuo, qualcosa che mi metta in discussione

A proposito di compagni, come hai vissuto il rapporto con i tuoi tre compagni d’avventura?
Sono tre maschi nel senso stretto del termine. Ho interagito con loro in maniera diversa. Non mi sono approcciata a loro come se fossero “massa unica”, ma considerando le singole entità. Il più difficile da “conquistare” è stato Joe, ma alla fine con lui mi sono trovata molto molto bene. È una persona sincera, vera. Con Bruno mi sono trovata bene da subito, è molto sorridente, solare, cerca di metterti a tuo agio immediatamente. Tonino è un uomo pieno di grazia, di delicatezza, nonostante la sua mole, è stato dunque un uomo aggraziato.

Se li dovessi rappresentare con un ingrediente o a un piatto?
Barbieri è una mortadella, Antonino un primo piatto e Joe un hamburger.

La tua cucina è molto legata al territorio, ai tuoi ricordi delle materie prime e degli ingredienti. Ed è una cucina fortemente anti-spreco. I cuochi hanno, secondo te, una responsabilità nei confronti dell’ambiente?
Ogni scelta alimentare è anche una scelta anche politica ed etica. Io mi auguro che, nel 2018, le persone prendano consapevolezza di essere un granello in un meccanismo grande e importante. La cucina è il primo luogo in cui si possono fare scelte etiche e io di questo sono molto consapevole. L’essere attenti all’ambiente non è una moda, è un obbligo.

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