Un’edizione dominata dal televoto incorona un vincitore fuori dal tempo, mentre sullo sfondo resta l’eco provocatoria di Tommy Cash e della sua “Espresso Macchiato”, specchio ironico dei nostri cliché musicali
Se nel 1984, quando Sanremo sdoganò fra mille polemiche Nino D’Angelo, mi avessero detto che più di quarant’anni dopo un neomelodico napoletano avrebbe vinto il festival, mi sarei fatto una grossa risata. Invece a volte la realtà supera di gran lunga la fantasia. Eccoci qui con un vincitore, Sal Da Vinci, assolutamente fuori dal tempo e dallo spazio, che però rimarrà comunque nella memoria collettiva del paese. La cosa più divertente è che, se accetterà di andare all’Eurovision (e non ho dubbi che lo faccia) incarnerà il 50% dei cliché per i quali il cantante estone Tommy Cash ci prendeva in giro con la sua “Espresso macchiato” dello scorso anno.
Dario Contri, critico musicale, nella sala stampa di Sanremo
Il televoto decide la classifica: giurie marginali
Il televoto si conferma ancora una volta l’ago della bilancia di questa classifica, dove le giurie, soprattutto quella della stampa non riescono a lasciare il segno più di tanto. Pezzi cantautorali o proposte di qualità come quelle di Fulminacci o Ermal Meta, faticano a entrare tra le prime dieci. E nomi anche annunciati tra i potenziali vincitori come Fedez & Masini risultano alla fine troppo vecchi per essere votati dai giovanissimi che comandano tendenzialmente il voto con lo smartphone. Più del 26% del televoto va infatti a Nayf, che non replica l’effetto Mahmood per soffio. Una proposta apprezzabile la sua, ma decisamente ancora acerba. Vederlo sul podio dell’ormai unica importante vetrina attualmente esistente per la musica italiana, sembra davvero prematuro. L’unico brano veramente attuale che arriva tra le prime tre è quello di Ditonellapiaga, magnetico e coinvolgente, che aveva già colpito al primo ascolto e che tra l’altro sarebbe stato anche perfetto all’Eurovision Song Contest… Ma è proprio destino che in quella sede ci vadano canzoni non esattamente adatte.
Sei ore di finale tra amarcord, attualità e ballad notturne
La serata finale si trascina per sei ore esatte, tra i siparietti di Nino Frassica, le frizzanti riproposte dei due successi sanremesi di Andrea Bocelli. L’ennesimo amarcord di Max Pezzali in diretta dalla nave da crociera e alcuni spot di attualità con sguardi alle guerre in corso e alla violenza sulle donne, che all’Ariston funziona sempre. Purtroppo non sempre viene contestualizzata nel modo giusto. Anche dopo il telegiornale della notte, quando pensavi fosse davvero finita, arriva un medley di sei minuti di “successi” di Laura Pausini che, vista l’ora (sono le 2.04 del mattino) ritiene opportuno scegliere tre ballad quasi acustiche. Grazie Laura!
Le cose belle che ricorderemo di questo Festival di Sanremo
Le atmosfere disneyane un po’ vintage della canzone di Arisa, tra l’altro in forma strepitosa in questa sua apparizione sanremese.
La magia e l’eleganza dell’ultima diva Patty Pravo con un pezzo cucito addosso a lei che vola sopra il resto del cast come se appartenesse al metaverso, senza curarsi apparentemente di quello che le sta succedendo intorno. “Vado… mi vesto… canto…”. Lapidaria e meravigliosa.
Una Serena Brancale, che avrebbe potuto cavalcare l’onda del successo della scorsa edizione e invece si gioca una ballatona estremamente impegnativa. E proprio per questo mette a rischio il risultato finale, come in effetti è successo. Comunque bravissima.
La tanto vituperata Elettra Lamborghini, esplosiva e spontanea come sempre che gioca con tutto e tutti, regalandoci una scossa elettrica che ci ha sempre svegliati dal torpore… E la sua canzone sicuramente la sentiremo in giro. Spesso.
E per citare l’indimenticato Franco Califano (quasi) tutto il resto è noia.
De Martino nuovo conduttore e direttore artistico
Passata la tempesta di queste settimane, il cielo però non è particolarmente limpido come dovrebbe. L’investimento di Stefano de Martino nientemeno che a direttore artistico della prossima edizione provoca già l’addensarsi di nuvole all’orizzonte. Il nuovo uomo di punta della RAI avrebbe probabilmente potuto dignitosamente affrontare la conduzione di un Festival, e nessuno si sarebbe scandalizzato… Ma la sua esperienza in campo musicale credo sia limitata a una breve relazione con Emma Marrone, quando tra l’altro lei non era ancora una cantante professionista. Questa cosa fa tanta paura se pensiamo a come possa mettere insieme il cast del prossimo Festival di Sanremo. Per ora però non pensiamoci e vediamo cosa dirà il futuro delle proposte di questa edizione.
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