amori che non sanno
amori che non sanno

Se a volte ti senti insopportabile, vai subito a vedere questo film

“Amori che non sanno stare al mondo” di Francesca Comenicni racconta la disperata cocciutaggine di una donna dopo la fine di una storia durata sette anni. E nel personaggio della protagonista ci possiamo identificare un po’ tutte, anche a prescindere dalla nostra situazione sentimentale

 

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amori locandinaAMORI CHE NON SANNO STARE AL MONDO

 

 

di Francesca Comencini
con Lucia Mascino, Thomas Trabacchi, Carlotta Natoli, Camilla Semino Favro, Vaentine Bellè, Iaia Forte.

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Un’aula d’università. Un professore dall’aspetto androgino analizza con piglio accademico una questione irrisolvibile: i rapporti sentimentali, soffermandosi su un’età critica, l’ingresso delle donne nei fatidici “anta”. Nella surreale disamina, a tratti eccessiva, a tratti gustosa, l’improvvisato docente spiega anche come calcolare in modo scientifico l’età reale e quindi il valore di una donna sopra i 40 sul mercato della società “eterocapitalista”.
Non è difficile, basta fare qualche conto. Dunque, all’età biologica vanno aggiunti 15 anni, altri 2 per ogni “problema” (un figlio a carico, un divorzio, un lavoro precario…), mentre per ogni miglioramento (un lifting, una liposuzione, una professione smagliante) se ne possono togliere 2. E i conti – il più delle volte catastrofici – sono presto fatti.


Francesca Comencini
dirige con irruenza il film tratto da un suo romanzo, raccontando la disperata cocciutaggine di una donna dopo la fine di una storia durata sette anni. Hanno un bel dirle tutti, compresa lei stessa, che bisogna andare avanti. Non ce la fa e noi la capiamo. Perché, anche se ce ne vergogniamo molto, tutte sappiamo quanto sia (o sia stato) di conforto a volte crogiolarsi masochisticamente nel dolore, di fronte alla sparizione dell’amore. Impossibile accettare una vacanza con le amiche o qualunque svago, perché la ragazza che sta soffrendo per amore preferisce di gran lunga alle Seychelles, alla discoteca, al pub, allo sport, passare le sere sotto casa dell’amato per scoprire se dietro la finestra vedrà una sola ombra (l’oggetto del desiderio perduto) oppure due (l’usurpatrice, accidenti a lei. E a lui).


Tema se vogliamo un po’ da giornale femminile, ma come tutte le cose più semplici, comprese le canzoni d’amore, va a finire che ci si rispecchia con naturale identificazione.
La storia del film è presto detta: Lucia Mascino è stata lasciata da Thomas Trabacchi con cui peraltro è stata insopportabile fin dai tempi del grande amore e non vuole saperne di rassegnarsi, rovinando così la vita prima di tutto a se stessa, poi all’ex infine a tutti quelli che le stanno intorno, dalle amiche alle colleghe di lavoro. I tentativi di distrazione riscuotono uno scarso successo e anche quando si mette sul mercato lesbo (più clemente nel conteggio dell’età reale) non trova una reale consolazione.

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Purtroppo alla regista – troppo identificata nel ruolo? – manca la leggerezza necessaria per affrontare il tema e non è nelle sue corde neppure il respiro di un dramma bergmaniano. Insomma, le intenzioni c’erano, la volontà anche, la sofferenza pure, la rabbia non manca, ma forse … avrebbe dovuto studiare di più.
Peccato, perché tutte almeno una volta nella vita siamo state (o abbiamo avuto la diabolica tentazione di essere) insopportabili come la protagonista e ci avrebbe fatto un gran bene – l’autocritica è una virtù – sorridere vedendoci rappresentate sul grande schermo.

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