Libri e ricerche dimostrano che le sixty non hanno nessuna intenzione di sentirsi più nonne che donne. Del resto sono state le prime a godere della rivoluzione del Sessantotto e ora ne colgono i frutti facendo concorrenza alle più giovani di qualunque età. A cominciare da… Chiara Ferragni
Va bene celebrare ed esaltare, come facciamo noi, gli splendidi 50 anni che dovrebbero sancire l’inizio di una nuova vita, magari anche migliore di quella precedente, per ogni signora con la “s” maiuscola. Ma sarebbe sbagliato credere che sia questa l’età-limite prima imboccare il fatidico “Viale del tramonto”. Nel film con quel titolo, Gloria Swanson recitava la parte di un’ex diva svanita, dimenticata e reclusa nella sua villa a celebrar funerali alle sue scimmiette: praticamente finita alla rispettabile età di… 50 anni.
Ma da allora a oggi il tempo si è dilatato e allungato e, proprio come avviene per le fifty rampanti di oggi, anche le sixty non hanno nulla a che vedere con le sessantenni di pochi anni fa che si sentivano molto nonne e poco donne.
Non occorre scomodare star come Madonna, Sharon Stone, Andie McDowell e Michelle Pfeiffer, tutte orgogliose della classe del 1958 cui appartengono, per rendersi conto di quanto anche le loro comuni coetanee siano lontane anni luce dalla stereotipo dell’arzilla vecchietta che al massimo le sue primavere le porta bene, e niente di più. Se le cinquantenni di oggi sono troppo giovani per aver vissuto il Sessantotto di cui hanno colto i frutti, le donne che hanno 10 anni più di loro erano già abbastanza grandi per ricordare quell’epoca rivoluzionaria che consentì proprio a loro di essere la prima generazione in cui le parole libertà e parità applicate al mondo femminile avevano un senso di concreto e non solo di promessa o speranza: sono le ragazze dei favolosi Anni 80, quelli cui tutto sembrava possibile. Ma forse neppure loro potevano immaginare che 40 anni dopo, cioè oggi, qualcuno potesse chiamarle ancora ragazze o che la loro vita sessuale potesse essere ancora piena e intensa come quando ragazze lo erano anche anagraficamente.
Una ricerca dell’università di Chicago ha rilevato che è sessualmente attivo il 61,9 per cento delle donne fra i 57 e i 64 anni, dati che non sono confrontabili con il passato perché, per ammissione degli stessi istituti di ricerca, fino a pochi anni fa gli studi statistici non si occupavano della vita sessuale femminile oltre l’età della menopausa. Gli stessi ricercatori hanno inoltre precisato che oggi le donne di 30 anni si aspettano di avere una vita sessuale fino ai 60, ma il limite è portato più in là dalle odierne cinquantacinquenni che si assegnano un altro ventennio di attività, fino ai 70 anni.
Insomma, sopra la soglia del mezzo secolo nessuna donna vuole più assomigliare alla propria mamma, della quale spesso per il prolungarsi della vita media è oggi costretta a prendersi cura. Per questa nuova generazione di donne nel pieno della loro maturità psicofisica è stato coniata la definizione di Elastic Generation, perché riescono ad allungare le proprie aspettative e, soprattutto, a soddisfarle sotto ogni punto di vista. E il presigioso quotidiano New York Times ha celebrato come Glamorous Grandmas of Instagram le nonne over 60 più social, capaci di diventare anche influencer. La loro paladina è Jan Correll, sessantenne, moglie, mamma e nonna, di Fort Mill, nella Carolina del Sud, ex responsabile del settore vendite di un’azienda, titolare di un blog di successo il cui nome fa il verso al The bionde salad di Chiara Ferragni: Silver is the new blonde, l’argento è il nuovo biondo.
Ma l’Italia e le sue sixty non sono da meno, come spiega Donne 6.0, il lato forte di una certa età di Daniela Fedi e Lucia Serlenga, pubblicato da Cairo Editore, che celebra proprio la classe 1958. I 60 sono i nuovi 40.
Quindi, signore di 50, godetevi i vostri 30. E ne riparleremo nel prossimo decennio…
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