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Dopo il sequel, ti viene voglia di esclamare: “Mamma mia!”

Il nuovo film ispirato alle canzoni degli Abba pone lo spettatore davanti a un quesito: c’era bisogno di farlo? Nessuno degli interpreti è all’altezza di quelli originali e a salvare il tutto c’è solo nel finale ancora lei: Meryl Streep

 

Mamma mia! Ci risiamo

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di Ol Parker
con Christine Baranski, Pierce Brosnan, Dominic Cooper, Colin Firth, Andy Garcia, Lily James, Amanda Seyfried, Stellan Skarsgard, Julie Walters
e con Cher e Meryl Streep

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Mamma mia! Ci risiamo vola solo sul finale, quando finalmente sullo schermo appare Meryl Streep, di cui si sente la mancanza per tutto il film. Perché? Ma perché lei è non solo brava – la più brava? – ma perché è autentica, credibile, e funziona in un cameo esattamente come funzionava alla perfezione nel capostipite n. 1, il primo  Mamma mia! E che peccato che in questo rabberciato seguito lei non ci sia… possibile che proprio dopo aver letto lo script abbia educatamente passato la mano.

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Il supercast non funziona, sono tutti troppo di plastica, gli “anziani” perché sono rifatti e gonfi in modo imbarazzante (c’è anche Cher) e mai neppure per un attimo sono a loro agio, i giovani perché sono artificiali, nei volti, nella recitazione, nei gesti. Resta divertente la location, certi numeri di ballo (non tutti), la musica degli Abba e certi momenti spumeggianti serviti a volte da qualche dialogo in grazia di dio. Viene voglia, questo sì, dobbiamo ammetterlo, di indossare i costumi Anni 70, perché tutti siamo sensibili al Do you remember? e perché il vintage non passerà mai di moda.

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Però, però. Il primo dubbio è a monte, sul soggetto in sé: c’era davvero bisogno di raccontare come tutto fosse iniziato? C’era bisogno di vedere i tre possibili padri della protagonista, i tre amori di Donna – Meryl Streep appena arrivata in Grecia? Bisognava per forza arrabattarsi inventando a tutti i costi quello che era stato?
Forse sarebbe stato meglio lasciare aleggiare il velo di mistero e lasciare libero ogni spettatore di immaginare a modo suo chi erano e come erano a vent’anni Colin Firth, Pierce Brosnan e Stellan Skarsgard in piena tempesta giovanile e ormonale. Ovvio che nessun attore giovane, anche con tutta la buona volontà possibile, avrebbe mai potuto essere alla loro altezza, soddisfare le aspettative del pubblico, raggiungere la credibilità. Anche perché più ti intestardisci a trovare l’interprete giusto, più, inevitabilmente, sei destinato a fallire. Infatti…

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Che dire? Mamma mia! Ci risiamo non aveva nessuna necessità di una riedizione filologica!
Insomma, l’avete capito, che la storia di questo sequel-prequel va avanti e indietro nel tempo, da una parte Sophie, che ha risistemato alla grande l’albergo e sta per sposarsi, dall’altra i mitici Anni 70, con Donna a 20 anni (attrice bella e che si impegna, però…). La giovane americana, emblema della rivoluzione sessuale e di chi la California non si è limitato a sognarla ma l’ha vissuta, sbarca in Grecia pronta ad abbracciare assieme all’avventura, i bei ragazzi che le vengono a tiro.

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Insomma il film è più una parodia kitsch che un prequel. A volte è meglio lasciare brillare nel firmamento certi capolavori, senza volere a tutti i costi sfruttarli fino a svuotarli di ogni energia.

 

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