Poster del film Il Diavolo Veste Prada 2 con tre donne eleganti su una scenografica scalinata bianca: al centro una donna in abito rosso voluminoso, ai lati due donne in outfit bianco e nero dal look sofisticato
Poster del film Il Diavolo Veste Prada 2 con tre donne eleganti su una scenografica scalinata bianca: al centro una donna in abito rosso voluminoso, ai lati due donne in outfit bianco e nero dal look sofisticato

Il Diavolo veste Prada 2: nostalgia, moda e nuovi codici

Vent’anni dopo il primo film, Il Diavolo veste Prada 2 racconta una moda trasformata dal digitale e il diverso sguardo di due generazioni a confronto

Da mesi non si parlava d’altro. Trailer e teaser ovunque, social in fermento e sale cinematografiche letteralmente invase da una programmazione record: 32 proiezioni al giorno, dalle dieci del mattino fino a oltre mezzanotte, con spettatori che uscivano dal cinema alle 2.30 di notte. Un’attesa costruita nei minimi dettagli, diventata ancora più coinvolgente per chi, come me, vive a Milano e ha visto la propria città trasformarsi in uno degli scenari della storia.

Due generazioni davanti allo stesso film

Tra il primo e il secondo film sono trascorsi ben vent’anni e si percepiscono tutti e non solo sui volti degli attori. In questo arco di tempo il mondo è cambiato, e con lui sono cambiata anch’io,  insieme a tutti gli spettatori della prima ora. Il film l’ho visto per ben due volte per ‘testare’ la pellicola da due prospettive opposte. La prima insieme a mia madre, nel giorno del suo novantesimo compleanno, la seconda con mia figlia, nel pieno dei suoi 21 anni. In pratica due generazione a confronto: la Silent Generation e la Gen Z. Il risultato? È incredibile come la mia stessa emozione sia mutata profondamente tra le due visioni. Se nel primo caso, accanto a mia madre, ha prevalso una velata malinconia per il tempo che fugge. Nel secondo, insieme a mia figlia, la dinamicità ha avuto la meglio. Il film mi restituiva sensazioni opposte. Forse è proprio questo il potere dei classici che tornano: cambiano insieme a noi e a chi ci sta accanto. Proprio come accade nella vita

Donna elegante con capelli bianchi e occhiali da sole cammina accanto a un uomo in abito beige e occhiali scuri davanti a un edificio moderno.
Meryl Streep e Stanley Tucci in una scena del film

Moda, editoria e social: cosa resta di Runway

Nel film, i mondi della moda e dell’editoria appaiono profondamente trasformati. I social hanno messo in crisi il monopolio della carta stampata, che si trova ora a competere con il digitale e a sottomettersi ai brand che la sostengono attraverso le inserzioni pubblicitarie. Cosa resta, dunque, della storica rivista Runway? Senza dubbio il cast originale, in cui spicca l’iconica e bravissima Meryl Streep. La sua Miranda oggi è molto più “morbida” e umana, tanto da arrivare a confessare quanto il successo le sia costato caro. Le gemelle sono cresciute senza una madre presente, il marito, fedele compagno di una vita, appare come una figura un pò opaca accanto a lei. Andy, invece, è diventata una giovane donna elegantissima, saggia e sicura di sé, mentre Emily è assurta al ruolo di ‘nuova Miranda’, arrivista e senza scrupoli. Nigel, tra sensibilità e senso dell’umorismo, è rimasto fedele a se stesso, emanando la consueta dolcezza.

nterno della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, con soffitto in vetro ad arco, negozi di lusso illuminati e persone che passeggiano al tramonto
L’eleganza senza tempo della Galleria Vittorio Emanuele II: il cuore raffinato di Milano tra architettura storica e boutique

Milano protagonista tra sfilate e scenari iconici

Insomma, un sequel in bilico tra nostalgia e nuovi media. L’idea di mettere Runway alle strette contro l’esercito degli influencer è indovinata.  Il film, però, preferisce restare in una bolla dorata, lontano dalla cronaca dura. Nonostante qualche calo di ritmo e una sceneggiatura che non ha più i dialoghi affilati di una volta, l’opera mi è piaciuta molto.

Le riprese a Milano, poi, sono da togliere il fiato. Le sfilate e la frenesia cittadina si respirano sullo sfondo di luoghi meravigliosi come Santa Maria delle Grazie, Palazzo Parigi, la Galleria Vittorio Emanuele deserta di notte, il Duomo e la Pinacoteca di Brera. Immagini che mi hanno fatto amare ancora di più la mia città.

Un sequel che guarda più al futuro che al passato

Eppure, uscendo dalla sala, mi è rimasta addosso una consapevolezza nuova: in questi vent’anni il mondo è cambiato davvero. E se io continuo a guardare alla prima versione con quella tenerezza inevitabile che riserviamo alle storie diventate parte di noi, mia figlia ha osservato tutto con occhi completamente diversi, rivolti al futuro. Del sequel ha colto soprattutto l’energia, il ritmo, il messaggio positivo. Per lei non è stato un nostalgico ritorno al passato, ma il segno naturale di un’evoluzione necessaria. E quell’inquadratura finale, che si allontana dal grattacielo di New York, non chiude un cerchio, ma lascia la porta aperta a una nuova storia, magari a un terzo capitolo tutto da scrivere.

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