“Lontano da qui” ritroverai la voglia di sognare che hai perso

Un film poetico e folle, iperrealista e romantico, che racconta la storia di maestra d’asilo ormai stanca e sfiduciata che ritrova in un prodigioso bambino indiano la voglia di ricominciare. Ma la fine è inaspettata

 

Lontano da qui

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Regia di: Sara Colangelo
con: Maggie Gyllenhaal, Gael García Bernal, Parker Sevak e Rosa Salazar

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Uno strano oggetto filmico, poetico e folle, iperrealista e romantico. Un’idea di fondo molto forte e anche affascinante, una realizzazione diseguale ma interessante, per gran parte affidata a Maggie Gyllenhal, totalmente immersa nel personaggio, e al piccolo protagonista, Parker Sevak che sembra nato apposto per questa storia.
Maggie è una maestra d’asilo che fa il suo lavoro con una passione esagerata, anche perché è tutto quello che le resta di veramente suo, insegnare ai bambini a guardare al mondo è il suo unico modo di realizzarsi. Col marito ha un rapporto abitudinario logorato dagli anni, i figli la considerano una madre un po’ svitata e non le danno retta più di tanto.

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Anche con le colleghe e le amiche ha rapporti inconsistenti. Maggie cerca qualcosa ma non sa che cosa, più che altro è pronta a farsi trovare da qualcosa. Prima si illude che il suo insegnante a un corso di scrittura possa funzionare allo scopo, ma anche a lui manca quel non so che di fiammeggiante e folle che è la magia di cui lei è alla spasmodica ricerca.

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Ed ecco che finalmente succede qualcosa di veramente speciale, uno dei bambini della sua classe, un ragazzino indiano solitario, come preso dal sacro fuoco, quasi in trance e quando uno meno se l’aspetta declama come e meglio dell’oracolo di Delfi incantevoli poesie, utilizzando parole e concetti molto più avanti della sua età. Il piccolo è un messaggero, è una divinità in fieri, è il segnale che Maggie aspettava da una vita intera per capovolgere la sua e darle un senso.

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Non può più lasciare che le cose succedano, può finalmente prendere in mano la sua vita ed essere lei il demiurgo della poesia, della magia, dell’incanto di parole che sgorgano come una necessità, versi così intensi e inarrestabili da essere paragonabili a un bisogno fisico. Il bimbo come trafitto dalla freccia della parola nei momenti più impensabili si blocca e “gli scappa una poesia”. O qualcuno li ferma, oppure quelle strofe che incastonano sentimenti e brandelli di saggezza andranno perduti per sempre.

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In bilico fra realismo e thriller, fra provocazione e anelito letterario la storia si dipana con derive inaspettate fino a una chiusura che fa ricadere tutti coi piedi per terra, Maggie e pure gli spettatori che lei ha trascinato con sé. E per nessuno il risveglio sarà piacevole.
Consigliato a chi crede nelle favole e a chi ha perso per strada la voglia di sognare.

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