Un film ambizioso, colto, raffinatissimo che narra la storia di Eleanor, la faglia minore di Karl Marx, l’unica delle tre a seguire le orme paterne. Alto, altero e coraggioso, questo è un film da non perdere!
MISS MARX
regia di Susanna Nicchiarelli
con Romola Garai e Patrick Kennedy
Miss Marx è Eleanor, la figlia minore dell’autore del Capitale, che, a differenza delle due sorelle “ostaggio” di una banale vita borghese, raccoglie l’eredità del padre, continuando la sua analisi della società capitalista, e come suggeriva Karl Marx, senza limitarsi a interpretare il mondo ma impegnandosi a cambiarlo. Con qualcosa in più, perché, donna, intravede, antesignana del femminismo, quanto l’oppressione colpisca non solo il proletariato ma anche l’altra metà del cielo.
Si accorgerà sulla sua pelle che è più facile lottare per migliorare le condizioni degli operai e tutelare il lavoro minorile che non uscire vittoriose in una battaglia come quella dell’emancipazione femminile di cui vive in prima persona tutte le contraddizioni. Lei, pasionaria in visita alle fabbriche, pronta a puntare il dito sulla non salubrità delle officine, lei, travolgente oratrice in tante occasioni pubbliche, acuta analista del capitalismo statunitense, si è innamorata del più meschino degli uomini, un intellettuale da strapazzo, Edward Aveling, spiantato e sprecone che vive alle sue spalle. Un uomo da niente che non la sposa (è già sposato, fra l’altro), ma lei nel matrimonio, istituzione borghese, non crede più di tanto. Il giovanotto pronto a sfruttare pro domo sua la liberalità della compagna, la tradisce anche allegramente con qualunque donna gli capiti a tiro.
Susanna Nicchiarelli, una delle più interessanti registe del nostro cinema, già autrice di ottimi film come Cosmonauta e Nico, sceglie un personaggio complesso e riesce a tracciarne un ritratto al di là di ogni convenzione, evitando le banalità che stavano lì, a portata di mano. Sarebbe stato facile realizzare un film urlato, ergendosi a difesa dell’ennesima donna sottovalutata e maltrattata. Invece, ed è solo uno dei meriti del film, la Nicchiarelli fa di Eleonor Marx un’eroina molto più variegata. Eleanor non è una vittima, mai, è sempre consapevole di ogni cosa, compresa la pochezza dell’uomo che le sta al fianco, ma lucidamente decide di amarlo. Intelligente, acuta, leale, sincera con tutti e anche con se stessa (l’interlocutrice più spinosa) erede della grandiosa capacità di analisi paterna, ha ogni situazione sotto controllo, da tutte le angolazioni. A testa alta gestisce come può un rapporto frustrante concentrandosi sui lati positivi, l’intesa intellettuale, le risate, la libertà che è reciproca. Non le basta, ma altre strade non ne vede e, pur dibattendosi, pur non risparmiando crisi e litigate, continua fino all’ultimo a stare al fianco dell’uomo che ha scelto.
Quindi, prima sfida, quella sul contenuto, vinta alla grande. La seconda scommessa era quella di non cadere nello stereotipo di un’opera in costume, senza però neppure cedere a attualizzazioni forzate. Anche questa scommessa è vinta. Perché la regista inventa un caleidoscopio punk rock (con musiche contemporanee fantastiche) in cui gli inserti stranianti dove la protagonista balla e sta al di là del personaggio non rompono e neppure stridono con l’eleganza e il rigore della ricostruzione storica, non mortificano e anzi esaltano i meravigliosi costumi (gli abiti delle donne sono mai stati belli come in quell’epoca?). Terza sfida, quella politica. In che modo trattare gli ideali comunisti e tutte le lotte operaie senza ignorare il disincanto contemporaneo? La scelta è stata quella della libertà al di là della storia, con inserti fotografici e documentaristici che non si limitano all’Ottocento ma sconfinano in tutto il novecento.
Un film ambizioso, colto, raffinatissimo, distante mille miglia da provincialismo di tanti film nostrani e che spicca il volo. Alto, altero, coraggioso, senza falsa modestia. Un grazie alla Mostra di Venezia che ha selezionato magnifici talenti al femminile. Grandi respiri per un grande cinema.
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