L’affascinante attore americano ha vinto la Coppa Volpi come miglior attore alla Mostra del Cinema di Venezia interpretando il grande pittore olandese nel film “At eternity’s gate”. Non una vera biografia, ma la storia particolare di una geniale follia capace di varcare i cancelli dell’infinito
“Lui” è uno di quei belli, che non ha nulla della bellezza classica e che forse per questo piace così tanto. “L’altro” è una delle icone della storia dell’arte. “Lui”è Willem Dafoe, “l’altro” è Vincent Van Gogh. Che cosa hanno incomune? Apparentemente nulla, se non il fatto che al primo si addicano perfettamente i ruoli con una vena di follia e forse proprio per questo il regista Julian Schnabel (Basquiat, Lo scafandro e la farfalla) lo ha scelto per interpretare il personaggio dell’artista olandese, autore di oltre 900 dipinti, personaggio chiave dell’arte del XX secolo e noto per i suoi disturbi mentali che lo portarono perfino ad amputarsi parte dell’orecchio sinistro.
A Dafoe spettava un compito non facile, perchè se si sapeva che trucco e parrucco avrebbero trasformato fisicamente l’attore americano (che non per questo ha perso il suo fascino) lui ha dovuto trasformarsi nel genio dell’artista i cui Girasoli sono sola una delle massime espressioni della sua arte. Il film, annunciato al Marchè di Cannes nel maggio del 2017, si intitola At eternity’s gate, è stato girato interamente in territorio francese e racconta dell’ultimo periodo di Van Gogh, quello vissuto ad Arles e Auvers-sur-Oise, dove morì nel 1890.
Schnabel, che ha scritto anche la sceneggiatura insieme assieme a Jean-Claude Carriere, ha dichiarato: “Questo è un film sulla pittura e un pittore e sulla loro relazione con l’infinito e contiene quelli che io considero i momenti essenziali della sua vita. Non si tratta della biografia ufficiale, ma della mia versione. E spero di portare lo spettatore più vicino a lui. At eternity’s gateè un film sulla creatività e sui sacrifici che Vincent ha affrontato per dar vita a quei capolavori spettacolari che sono diventati famosi e riconoscibili in tutto il mondo“.
Il risultato è stato il riconoscimento della giuria della Mostra del Cinema di Venezia dove Dafoe è stato premiato con la Coppa Volpi come migliore attore. “Sono orgoglioso“, ha detto l’attore commentando il riconoscimento,”soprattutto perché, interpretando Van Gogh, ho evitato lo stereotipo della follia. Ho letto le sue lettere, era lucido. Una persona disturbata, certo, ma il suo disagio non proveniva da un dolore psicologico di cui pure soffriva. Perché nella sua sofferenza c’era anche una gioia, lo sforzo di superare il dualismo del pensiero che contrappone luce e ombra. Mi sono concentrato sull’aspetto di vitalità, piuttosto che sul cliché dell’artista tormentato. E oggi a un ragazzo che non lo conoscesse direi che Van Gogh era un artista coraggioso che diceva: ‘Io sono i miei quadri’. Un nodo di pensare rivoluzionario perché lui era troppo avanti rispetto alla sua epoca“.
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