piangere al cinema
piangere al cinema

Se a Natale piangi davanti a un film, significa che sei… tosta

Una ricerca ribalta il preconcetto secondo il quale commuoversi troppo al cinema è roba “da femminucce”. Al contrario indica una persona empatica ed emotivamente forte. Quindi, preparate pure i fazzoletti…

 

Anna che piange sempre guardando un film… Ve le ricordate queste parole di una canzone dei Nuovi Angeli, quelli di Singapore? Era sottinteso che si parlava di una donna emotivamente fragile, pronta a commuoversi nel buio di una sala cinematografica, insomma, come si usa dire, una vera “femminuccia”. E chissà, adesso che in Tv è in arrivo l’ondata dei film commoventi ispirati allo spirito del Natale, quante di voi avranno paura di essere prese in giro da parenti e amici che noteranno il vostro trucco sciogliersi lungo le guance. Invece  potete essere orgogliose dei vostri occhi lucidi, perché adesso una ricerca realizzata negli Stati Uniti dalla Claremont Graduate School è giunta alla conclusione che le lacrime versate davanti a una scena recitata non indicano debolezza, bensì empatia, ovvero la capacità di connessione con gli altri e sentire proprie le emozioni altrui. E questa è una virtù da persone emotivamente forti.
Il meccanismo è automatico quando vediamo un film, perché lo scopo stesso di questo genere di spettacolo è quello di coinvolgere lo spettatore, entrando appunto in empatia coi personaggi protagonisti della pellicola: ci si mette nei loro panni, si vivono le loro stesse emozioni, ci si immedesima al punto tale da dimenticare la realtà che ci circonda per immergerci in quella della vicenda che stiamo seguendo sullo schermo. Dalla ricerca della scuola americana è emerso che tanto maggiore è la carica emotiva che ci deriva dalla visione di un film, tanto maggiore è la quantità di ossitocina che il nostro cervello produce. E l’ossitocina è l’ormone che, vincolato con i neuroni specchio, ci consente di relazionarci con il prossimo, rendendoci più gentili, disponibili e comprensivi nei suoi confronti.

piangere davanti a un film
Le persone carenti di empatia sono svantaggiate nelle relazioni interpersonali, e questo spesso causa loro problemi e conflitti. Dunque, tornando al cinema, chi riesce a entrare in empatia con un personaggio del film, a maggior ragione riesce a farlo con una persona in carne e ossa. In questo senso le lacrime “da femminuccia” costituiscono, contrariamente a quanto si è sempre pensato, una dimostrazione di forza.
Procedendo lungo questa strada, si è anche arrivati alla conclusione che, paradossalmente, sono proprio i film più tristi a migliorare lo stato d’animo di chi li guarda, a condizione, però, di dare libero sfogo ai propri sentimenti e a lasciarsi andare al pianto. Chi invece resiste, per apparire forte, rischia di sentirsi peggio di fronte a situazioni commoventi, ma per lui insostenibili. Quindi, se in questi giorni vi capiterà di rivedere un film commovente, tipo La vita è meravigliosa, per citare un classico natalizio del pianto facile, preparate i fazzoletti senza ritegno. Perché poi vi sentirete meglio.

 

 

 

 

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