RIFLESSI DI CINEMA

Auguri Nicole, per i tuoi 50 anni indomabili

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Al traguardo del mezzo secolo la Kidman arriva nel pieno della propria maturità artistica e umana: una donna che ha saputo realizzarsi senza cedere a compromessi né sul set né nella vita. Come qui racconta chi ha potuto conoscerla da vicino.

 

Correva l’anno 1989 e una ragazzona di campagna dall’aspetto sano con una cascata di riccioli biondo rossi lasciava la sua prima impronta nel mondo del cinema: in un thriller all’ultimo respiro, fra barche a vela, sangue e naufraghi assassini si consumava senza un attimo di tregua la bella storia di Ore 10: calma piatta. La ragazzona era una poco più che una ventenne Nicole Kidman, ma il viso di allora dai lineamenti un po’ grossolani non ha più nulla da spartire con quello che l’attrice ha pazientemente affinato a prezzo di decine di interventi, diventando una bambolina perfetta con la pelle levigata e i capelli lisci lisci e decisamente biondi.

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Ma se l’aspetto fisico è stato lentamente aggiustato fino a raggiungere quello che immaginiamo rappresenti un suo ideale estetico, sul piano del carattere il percorso ha seguito una strada opposta e nessun riccio dell’anima è stato domato.
Ma cominciamo dal principio, tornando indietro di 50 anni: già perché la bella Nicole è arrivata alla fatidica svolta e siamo qui prima di tutto per farle gli auguri: buon compleanno, lady Kidman.

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La faccenda dei ricci mi è venuta in mente la prima volta che l’ho incontrata davvero e non semplicemente vista a un tavolo di conferenze stampa. L’occasione è stata un’intervista vis è vis senza troppa gente intorno, nel 1995, al Festival di Cannes. Il film diretto da Gus Van Sant presentato in concorso di cui era protagonista assieme a un giovanissimo Joaquin Phoenix era Da morire. Grande black comedy in cui Nicole Kidman, decisa a far carriera in tv non si ferma davanti a niente pur di raggiungere quel che vuole, e arriva a irretire tre adolescenti invaghiti di lei per liberarsi del marito troppo possessivo. Grande coraggio, per quella che allora era la signora Cruise, interpretare un personaggio così sgradevole e alla fine anche grottesco, ma non aveva avuto il minimo dubbio e si era amalgamata alla perfezione con tutti i talenti da cinema indipendente, a cominciare dal regista, che lavoravano al film.


Viziata dalle immagini patinate di lei al fianco di Tom Cruise, uomo mutante, uomo Scientology con l’ossessione del controllo, mi aspettavo per osmosi – faccio ammenda del pregiudizio – che lei gli assomigliasse e che la vera Nicole fosse quella di Giorni di tuono (set galeotto) o di Cuori ribelli.
Invece la magnifica sorpresa: Nicole Kidman era una donna tutta passione, si accalorava raccontando qualunque cosa, rideva, gesticolava come una scugnizza napoletana di buon umore e rifuggiva da ogni risposta precostruita. Quella donna aveva un cuore ribelle, quella donna non si sarebbe fermata. Nessuno avrebbe potuto ingabbiarla, esattamente come la Suzanne di Da morire.
Ma ci voleva qualcosa di più esplosivo per darle davvero la forza di diventare la grande donna e attrice che conosciamo oggi. E quel qualcosa aveva un nome: emancipazione da Tom Cruise e dalla Hollywood di plastica. Facile a dirsi, meno a farsi. Mi piace pensare che il demiurgo del cambiamento sia stato Stanley Kubrick.


Corre l’anno 1999, Nicole Kidman è ancora la signora Cruise nonchè la mamma dei due bambini che la coppia ha adottato. Il più grande regista dell’epoca, un mito per qualunque attore, sceglie proprio loro, Nicole e Tom per quello che sarebbe stato il suo ultimo grandioso film, Eyes wide shut, trasposizione di un racconto breve e intensissimo (leggetelo se non l’avete mai fatto) di Arthur Schnitzler. Doppio sogno, indagine impietosa e dai risvolti psicanalitici sui fantasmi del desiderio, sulla gelosia e sul tradimento. Un racconto che rende più sanzionabili i sogni che non la realtà, una storia in grado di scoperchiare l’anima e tutte le pulsioni segrete. La coppia non è passata indenne da quel set.
Sarà stato il carisma di Kubrick, la tensione delle riprese, le ricadute dell’immedesimazione, sarà stato quel che sarà stato ma il rapporto Tom – Nicole non ha retto l’impatto e la coppia è scoppiata.
Dopo il divorzio, Nicole è sbocciata, scegliendo da quel momento in poi film bellissimi e ancora una volta, come la Suzette di Da morire niente è stato in grado di spaventarla.
L’elenco delle meraviglie che ci ha regalato fa venire la pelle d’oca. Il primo film del dopo Cruise è Moulin rouge: lei sa ballare, ha preso lezioni fin da bambina, ma non si è mai esercitata sul canto e con una determinazione quasi militare ci riesce, sottoponendosi a un training estenuante.


La incontro un’altra volta per quel film, lei e quel miracolo di talento naturale che è Ewan Mc Gregor. Nicole è ancora più simpatica della prima intervista e ridendo mi dice:
“Non immagini quanto ho odiato Ewan: per lui è tutto facile, arrivava sul set e cantava come se fosse la cosa più naturale del mondo. Io? Io sono morta per quanto mi sono impegnata!”.
Ma il risultato è stupefacente e il film è un capolavoro (lei diventerà testimonial di Chanel). Di Ewan non stupisce perché da ragazzo è stato a lungo incerto se diventare una rock star o un attore, ma la Kidman davvero ha dimostrato che la volontà tutto puote, come direbbe Dante.


Da quel momento in poi l’attrice è sempre stata perfetta anche nei film meno riusciti. L’elenco è lungo e non possiamo citare ogni prova. Impeccabile in Ritratto di signora, inquietante in The Others, così compresa in Dogville”da avere una complicità istintiva con un regista ostico come Lars von Trier. E possiamo forse dimenticare la sua Virginia Woolf in The hours?
L’anima indomita e i ricci del cuore affiorano film dopo film facendola diventare una garanzia. Ci recita la Kidman? Allora vado a vederlo. Fosse anche il ritrattino un po’ televisivo e ripudiato dal Principato di Monaco della principessa Grace Kelly.

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Brava brava brava, Nicole, e non vogliamo dire nulla della tua vita privata, non vogliamo rivangare il matrimonio con Tom Cruise e le diatribe sull’affidamento dei bambini, eppure quando ti ho vista al suo fianco lo guardavi con aria innamorata davvero e lui, prima di parlare, cercava con gli occhi la tua approvazione… Ma che dire delle coppie? Noi che le guardiamo dall’esterno non possiamo intuirne i meccanismi e i delicatissimi equilibri che basta un soffio di vento, una luce da set, un colpo di pennello per il fard e crolla tutto
E ora? E ora non ci resta che aspettare il nuovo film con l’accoppiata Kidman-Coppola, nel senso di Sofia, per L’inganno. Film già osannato a Cannes e di cui avremo modo di parlare. Uno di quei film che piacciono a me e, vedo, anche alle lettrici e ai lettori di Signore si diventa.
Perché? Ma perché va a indagare il complesso pianeta dell’essere donna.

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La storia ispirata a una novella era già stata portata sullo schermo da Don Siegel, protagonista Clint Eastwood in La notte brava del soldato Jonathan: un soldato nordista, ferito, si nasconde in un bosco, incontra una ragazzina e la segue fino all’istituto tutto femminile dove vive. Lì si rifugia, viene curato ma ne resta anche prigioniero. Un uomo e il mondo delle donne, seduttrici e castratrici. L’uomo prima conquistatore e poi vittima al tempo stesso della passione e del puritanesimo. Nel film di Sofia Coppola lo sguardo si ribalta e a essere analizzato è quel tremore pudico e sfrontato che ti corre nelle vene e che si chiama desiderio. Ne riparleremo in autunno.


Per ora, buon compleanno, Nicole. Lady Nicole, Nicole la regina, Nicole la diva, Nicole la migliore. Che siano splendidi i tuoi 50 anni, cosi come lo sono i nostri. Auguri, amica Nicole.

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