Il regista Anees Chaganty ha girato”Searching”,una storia familiare, inquadrando sempre e solo lo schermo di un computer: eppure il risultato è un thriller avvincente, moderno che rispetta tutte le regole del genere
Searching
Di Anees Chaganty Con John Cho, Debra Messing, Joseph Lee, Michelle La
Ma che meraviglia scoprire ogni tanto qualcosa di nuovo, con l’emozione delle prime volte. Non si era mai visto niente di simile, prima, sullo schermo. E non è facile immaginare l’evoluzione di questo geniale esordio.
Anees Chaganty, regista americano di origine indiana, neanche 30 anni, alla sua opera prima, con un passato in Google come il suo sceneggiatore, riesce a realizzare un intero film inquadrando sempre e solo ed esclusivamente lo schermo di un computer eppure il risultato è un thriller avvincente, moderno che rispetta tutte le regole del genere.
Nei primi cinque minuti, attraverso un monitor che subito percepiamo come vetusto (ma come invecchia velocemente la tecnologia!) veniamo a conoscere la storia di una famiglia coreana che vive in California. Papà, mamma e una bambina. Scatti veloci, filmini, tutto ordinatamente raccolto nelle cartelle che tutti noi siamo abituati ormai ad avere sui nostri computer. La madre si ammala di tumore e muore, lo capiamo dalle note nell’agenda della figlia dove la frase “mamma torna a casa” viene progressivamente copiata e spostata nelle caselle dei giorni successivi, per poi finire nel cestino.
Sullo schermo del computer passano le telefonate via Face Timefra padre e figlia, altre immagini, mail, messaggi a raccontare la loro vita e la loro relazione… finché a un certo punto la ragazza sparisce, lasciando il padre nello sgomento e nella disperazione. Ma, e questo rende la situazione ancora più preoccupante, il computer della ragazza è rimasto a casa: quale adolescente può fuggire senza telefono e senza computer? I giovani, ma ormai tutti noi non siamo altro che il nostro computer, il nostro smartphone, ogni gadget elettronico è protesi, prolungamento quasi organico del nostro corpo e della nostra anima, ha il potere, racconta e dirige la nostra vita.
Entrando nel computer della figlia, cercando di scoprire le password per i file, per Facebook e per altri social media il padre spera di capire una ragazza di cui in fondo sapeva così poco e spera di trovare un indizio che lo aiuti a scoprire cosa le sia successo. Sempre mediati dal computer sono i suoi contatti con la polizia e la detective incaricata del caso, sul monitor passano i servizi televisivi e vediamo quelle stesse cose che vediamo spesso per diverse ore al giorno, quando siamo seduti davanti al nostro computer o fissiamo il display del cellulare. Ricerche, foto, link, finestre che si aprono, mondi che appaiono e scompaiono, bugie, scoperte, affanni.
La tecnologia fagocita il film, lo spettatore e la storia, i corpi vengono quasi messi da parte a favore del virtuale. La materia è dimenticata, le cose esistono solo se hanno un riscontro nel mondo virtuale e si pensa a quella vecchia storia zen in cui si raccontava di un albero caduto nel bosco senza che nessuno ne avesse sentito il rumore. Forse quell’albero non era mai caduto.
Alla fine di questa maratona, neppure faticosa perché le immagini che passano sullo schermo sono diventate la nostra quotidianità e ne siamo assuefatti e forse dipendenti, ci domandiamo che cosa siamo oggi, cosa ne è stato delle nostre radici, cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro.
Incredibile lavoro, merletto digitale dove ogni dettaglio va al posto giusto, Searching racconta l’evoluzione del mondo di oggi più e meglio di un saggio.
Che dire? Bello, nuovo, intelligente, inquietante. Segue dibattito! Perché è impossibile uscire dalla sala senza iniziare a discutere, preda di mille interrogativi.
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