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Con “L’avversario” va in scena il conflitto tra finzione e realtà

La storia vera di un uomo che fa strage della sua famiglia per coprire una vita di menzogne, già vista al cinema e ora ridotta a lettura scenica, mostra la potenza della psiche, capace perfino di farci credere alle nostre bugie

 

L’AVVERSARIO

L-Avversario-al-teatro-Elfo-Puccini
di Emmanuel Carrère
traduzione di Eliana Vicari Fabris
una lettura scenica di Invisibile Kollettivo: Nicola Bortolotti, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone, Elena Russo Arman
e per la prima volta sulla scena Niki
si ringrazia Georges Epinette per i contributi in francese
luci Roberta Faiolo
suono di Giuseppe Marzoli
si ringrazia Adelphi Edizioni

lavversario
Sabato 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand uccise la moglie, i due figli, i genitori, tentò di strangolare l’amante e cercò, senza riuscirci, di suicidarsi, dopo aver dato fuoco alla casa. Un raptus? Qualcosa di molto più complicato. Da 18 anni il 38enne francese stava arroccato in una cattedrale di menzogne. Fingeva di essersi laureato in medicina, di lavorare all’Organizzazione mondiale della sanità e intorno a sé aveva costruito montagne di bugie per supportare quella iniziale: non avere ammesso il fallimento di un esame all’università. La vicenda sembra incredibile e lo è. Per analizzarla si sono scatenati psicologi e sociologi, ci hanno provato i giornalisti, i giudici hanno emesso il loro verdetto (ergastolo) ma quello che più di tutti è entrato nella mente del protagonista è stato Emmanuelle Carrère, grandissimo scrittore e sceneggiatore francese che su questa storia ha scritto uno dei suoi libri più belli, L’avversario (pubblicato in Italia da Adelphi), diventato poi film due volte, una nel 2002 con la regia di Nicole Garcia e poi con per Laurent Cantet, che ha reinterpretato la storia a modo suo.

Portare in scena un testo così delicato senza ridurlo a una piatta ricostruzione era una sfida. Dico subito che l’Invisibile Kollettivo non solo ce l’ha fatta ma ce l’ha fatta alla grandissima: si è posto il problema dello sguardo con cui raccontare e lo ha trovato, perché il punto di vista qui era quanto mai cruciale.

La locandina parla di una lettura scenica, ma lo spettacolo è molto di più, perché è teatro vero. L’atmosfera non punta mai sull’identificazione e neppure sull’effettaccio, si muove piuttosto seguendo un percorso in bilico fra l’inchiesta giornalistica, quella poliziesca e l’arringa in un’aula di tribunale, componendo in un puzzle tutti gli elementi della storia, senza appiattire nessuna complessità.

Nella stringata ricostruzione (lo spettacolo è breve) la compagnia distilla l’essenziale, va al cuore della storia, sottolineando gli interrogativi psicologici e mettendo in campo tutte le domande che sorgono spontanee di fronte a un caso come questo. Ovviamente, non dà risposte, perché non possono esserci, ma si esce dalla sala migliori e turbati, e soprattutto con una gran voglia di discuterne.

Perché la vicenda, il testo di Carrère e lo spettacolo si muovono sul terreno minato della bugia, sui confini fra realtà e finzione, su quanto la nostra psiche sia così potente da farci credere alle nostre messe in scena, la bugia diventa così il sintomo essenziale per la sopravvivenza. Ma L’avversario parla anche di molto altro, di debolezza, dell’incapacità di ribellarsi alle aspettative familiari e sociali, dell’ineluttabile discesa agli inferi quando diventa ormai impossibile fermarsi. Si parla di sensi di colpa, di indulgenza e repressione, di incapacità di assumersi le proprie responsabilità, di bisogno malato di approvazione e gratificazione. Insomma di vita a 360 gradi.

Il groviglio delle umane emozioni è inestricabile, il percorso è fatto di se, di sliding doors, di e se qualcuno lo avesse smascherato? Quanto il colpevole cerca di tradirsi, quanto lancia segnali e quanto si nasconde come un animale braccato?

Il momento più potente dello spettacolo, l’intuizione drammaturgica, è un lungo fermo immagine per raccontare il vuoto che il protagonista attraversava mentre fingeva di fare altro: come avrà riempito quei 18 anni di lavoro – finto – viaggi – inventati – colleghi e impegni – mai esistiti? Grande teatro. Non una semplice lettura scenica.

 

L’AVVERSARIO
Teatro Puccini Milano
In scena fino al 29 aprile
produzione Teatro dell’Elfo
con il sostegno di ERT – Emila Romagna Teatro Fondazione

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