Il regista di altri capolavori d’animazione come Kirikù e la strega Karabà e Azur e Asmar ha avuto la capacità di mettere assieme foto e disegni che restituiscono il fascino della Ville Lumière Art Déco. Con una storia serrata che, pur affondando nel passato, mette in luce i pericoli del mondo di oggi
Avete presente Midnight in Paris di Woody Allen? Vi ricordate l’emozione di vedere Owen Wilson catapultato nella Ville Lumière nel pieno degli Anni 20, quando tutto il meglio del mondo artistico gravitava intorno alla Tour Eiffel? Ecco con Dilili a Parigisuccede qualcosa di simile, in piena Belle Époque, con spettatori e protagonisti circondati dai personaggi più mitici di quel periodo.
L’elenco è infinito e comprende Degas, Toulouse Lautrec, Proust, Madame Curie, Sarah Bernhardt, Monet, Picasso, Modigliani e molti altri. In questo caso però non c’è nessuna macchina del tempo, perché la protagonista, una bambina sveglissima e giudiziosa, molto consapevole dei suoi diritti. E’ arrivata dalla Nuova Caledonia ed è stata educata da una donna in anticipo sui tempi, l’anarchica Louise Michel, che le ha insegnato l’orgoglio femminista. Ma andiamo con ordine.
Dunque la piccola Dilili incontra Orel, un fattorino con qualche anno più di lei e diventano subito amici. Assieme iniziano a indagare sugli autori dei misteriosi rapimenti di bambine che stanno terrorizzando la città, sconvolta anche da un susseguirsi di rapine nelle gioiellerie. Ovvio che i colpevoli siano gli stessi, meno ovvio il progetto che sta alle spalle delle loro azioni criminali e che ci guardiamo bene dallo svelare.
Il miracolo di Dilili a Parigi (il regista ha già al suo attivo capolavori d’animazione come Kirikùe la strega Karabà e Azur e Asmar) è la capacità di avere messo assieme animazione foto e disegni che restituiscono il fascino della Parigi Art Déco. Con una storia serrata che, pur affondando nel passato, mette in luce i pericoli del mondo di oggi, diventando molto politica.
Ogni quadro, ogni inquadratura sono un’opera d’arte a sé e spesso dispiace che il ritmo sia così veloce, perché la voglia di fermarsi a ammirare tutti i particolari è grande. La fantasia esplode in ogni dettaglio per diventare incredibile nella fantasiosa sequenza finale.
Tutto bellissimo, tutto meraviglioso, con un’unica pecca: la piccola Dilili è talmente perfetta e a posto, un po’ una Greta dei primi del Novecento, da risultare qua e là fastidiosa per la sua petulante saccenza. Ma lo splendore dei disegni e la rivisitazione davvero accurata e mai pedante della Belle Époque fanno diventare tutto il resto un peccato veniale.
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