Tratto dal più famoso libro di Stephen King, si presenta come un classico film horror, ma è molto di più perché trasmette un insegnamento per grandi e piccini: chi non smette mai di credere nell’amicizia e non tradisce gli ideali in cui ha creduto manterrà sempre il cuore innocente
Ci sono storie così note che per raccontarle occorre trovare un punto di vista: impossibile limitarsi ai meri fatti. Succede con It, film tratto dal romanzo più famoso di Stephen King, forse il suo capolavoro. Alcuni hanno letto il libro, molti hanno visto il film del 1990, ma tutti conoscono almeno a grandi linee la storia: in una cittadina americana c’è un clown che rapisce i bambini seminando terrore in tutta la comunità.
Il clown che ammicca dai tombini delle strade attirando i più piccoli assomiglia al pupazzo di McDonald, un mostro sorridente che materializza gli incubi dell’infanzia, così diversi da quelli che immaginano gli adulti. I bambini infatti spesso si spaventano per situazioni che i genitori reputano divertenti o educative. Il circo è una di queste, ma anche tante favole tradizionali o l’apparire e lo scomparire degli oggetti e delle persone, così come la deformazione dei volti, perché la consapevolezza della permanenza è una conquista non immediata. Da piccoli ci si mette un po’ a capire che anche quando qualcosa non la si vede più, non è sparita dal mondo, tant’è vero che i bambini si coprono gli occhi per nascondersi e non si capisce che una smorfia, anche se cambia un viso, non cambia una persona.
Non so se Stephen King sia rimasto bambino dentro, ma di sicuro l’ infanzia gli è rimasta impressa nella mente e nel cuore e sa come trasportarla sulle pagine dei suoi libri. Nel nuovo It il regista Andy Muschietti (che già aveva girato un buon horror qualche anno fa, La madre, con Jessica Chastain), ha voluto raccontare una storia risaputa senza ripercorrere strade troppo battute, ma rassicurando gli spettatori nei confini di ambientazioni familiari.
Nel nuovo It (che è solo il primo capitolo: pronti per il seguito?) lo spettatore si ritrova in paesaggi che conosce, quelli del cinema degli Anni 80, che mostrava cittadine americane con alberi e vlillette col prato e i bambini di ET che correvano in bicicletta oppure i ragazzi di Stand by me (tratto da un altro romanzo di Stephen King) che si avventuravano per fiumi e boschi e suggellavano patti di amicizia oltre il tempo.
It è un film per bambini e per adulti: ai primi insegna ad affrontare le paure, unico modo per vincerle, mentre i secondi si possono divertire come al Luna park, attraversando l’intero catalogo dell’immaginario horror. Perché non abbiamo solo il clown, ma anche le stanze buie, prima di tutto le cantine, le case abbandonate, i mostri degli abissi, gli adulti mostro, i peggiori e i più difficili da combattere, un tema difficile di cui non voglio anticipare niente ma messo in scena in modo straordinario in It. E poi ancora l’ansia della pubertà (con citazione da Carrie), l’odioso bullismo, la paura dell’abbandono, il senso della perdita, tutte angosce che forse si possono riassumere in una sola: la paura di diventare grandi.
Come sia possibile diventare adulti senza perdere l’innocenza, senza dimenticare gli amici, senza diventare a nostra volta dei mostri è l’interrogativo di tanti romanzi di Stephen King e anche di questo film. Che dà una risposta fra le molte possibili: chi non smette mai di credere nell’amicizia e non tradisce gli ideali in cui ha creduto avrà sempre il suo cuore bambino.
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