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“La bella e le bestie”: ecco tutto l’orrore della violenza sessuale

Un film che cerca, a volte in maniera didascalica, a volte forzata, ma in piena totale buona fede, di visitare tutti i luoghi fisici e psicologici della sopraffazione e dell’ingiustizia, dove essere donna è una lotta e una fatica

 

LA BELLA E LE BESTIE

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di Kaouther Ben Hania
con Mariam Al Ferjani, Ghanem Zrelli

3 stelle cinema

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Due studentesse si preparano alla festa che hanno organizzato in una discoteca di Tunisi. Luce solare, musica, scambio di battute e allegria per le due amiche che hanno voglia di svagarsi. Cosa manca? Un ultimo sguardo ai vestiti, un ritocco al trucco, le aspettative per la serata. Il clima gioioso continua nella sala, dove lo sguardo di Miriam incrocia presto quello del bel Youssef: i due escono assieme sulla spiaggia. Stacco.

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Nel quadro successivo il clima si rovescia, Miriam è stravolta e Youssef cerca di parlarle. Capiamo subito che la ragazza è stata vittima di una violenza sessuale. Da questo momento in poi inizia la sua via Crucis, non a caso scandita in nove stazioni, altrettanti piani sequenza a raccontare l’impossibilità per una giovane donna nella Tunisia di oggi, nonostante la rivoluzione, nonostante il progresso, a trovare ascolto e giustizia. La società tunisina non è cambiata, denuncia la regista che ha tratto il suo film da un libro ispirato a una storia vera: il maschilismo, l’autoritarismo e un odioso bigottismo incatenano ancora oggi le donne e quindi di conseguenza ingabbiano tutti quelli che, maschi o femmine che siamo, hanno creduto nel cambiamento.

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Eppure Miriam non si arrende, anzi, più si scontra con l’indifferenza e l’aggressività, più aumenta la sua determinazione a ottenere giustizia. Film faticoso e anche doloroso da seguire, perché è impossibile per una donna non identificarsi con Miriam e quindi soffrire e indignarsi con lei, cercare con lei caparbiamente una soluzione, disperarsi per la propria impotenza, per le porte che continuano a sbatterle in faccia, per la violenza delle autorità, per chi se ne lava le mani, la rabbia nei confronti di chi cerca di rovesciare la responsabilità di uno stupro sulla vittima e in quante situazioni lo abbiamo purtroppo visto.

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E ancora gli sguardi, il disprezzo più o meno esplicitato, l’invito a tacere e a essere timorata. Ogni donna, non necessariamente e grazie al cielo per uno stupro, ma in qualche modo ha conosciuto quella sensazione, ha sperimentato l’impotenza e la rabbia, ha capito di doversi ribellare e reagire. Essere donna è ancora a volte una lotta e una grande fatica.

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Il film cerca, forse in maniera didascalica, a volte forzata, ma in piena totale buona fede, di visitare tutti i luoghi fisici e psicologici della sopraffazione e dell’ingiustizia e fa sì che sui titoli di coda la voglia di ribellione scorra forte nelle vene di tutte e tutti, sì, speriamo tanto anche nelle vene degli uomini! Perché, c’è poco da fare, ogni violenza perpetrata ai danni di una donna offende anche gli uomini, sconfitti nella lunga conquista della civiltà.
#MeToo e non solo, quindi, ma tutte le sfumature dell’orrore in La bella e le bestie. La strada è però ancora lunga, lunghissima. Ma chi si ferma?

TIPS

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Giovedì 26 luglio
, ore 21, Anteo, Piazza XXV aprile, Milano.
Sabato 28 luglio, ore 21, Cinema Palestrina, Via Palestrina, Milano.
Anteprima del film alla presenza della protagonista, Mariam Al Ferjani, che vive fra Tunisi e l’Italia: si è infatti laureata nel 2015 alla Scuola Civica di Cinema Luchino Visconti a Milano.

 

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