RIFLESSI DI CINEMA

La domanda che Pieraccioni fa alle fifty: “Torneresti col tuo ex?”

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E' questo il tema conduttore di "Se son rose...", nuovo film dell'attore e regista toscano che fa della cialtronaggine un punto di forza. Confondendo la finzione con la realtà di una vita privata, ricca di fallimenti sentimentali

 

SE SON ROSE….

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Regia: Leonardo Pieraccioni
con Leonardo Pieraccioni, Michela Andreozzi, Elena Cucci, Caterina Murino, Claudia Pandolfi, Gabriella Pession, Mariasole Pollio, Antonia Truppo, Nunzia Schiano, Sergio Pierattini
e con Gianluca Guidi e un cameo di Vincenzo Salemme

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Il Pieraccioni touch: simpatia, leggerezza e una buona dose di cialtronaggine, ma su, fate finta di non accorgervene. Un tipo come Pieraccioni è convinto (anche nella vita, ci scommetto) che una buona dose di simpatia – dote che a lui non difetta – non possa che essere ricambiata con un altrettanto abbondante dose di indulgenza. Ovviamente in primis delle donne, vittime predestinate della cialtronaggine.
Facile che gliene siano state perdonate tante, anche se, è lui a ammetterlo, tutte le sue storie sono finite. Ma se, fino a qualche tempo fa, credeva che la durata di un amore fosse di tre anni, adesso è più propenso a vedere all’orizzonte la fine già allo scoccare dei tre mesi.

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Ecco perché, dopo tanti film in cui raccontava magici (e a volte improbabili) incontri che sfociavano nell’happy end del “e vissero insieme felici e contenti”, ora con un tuffo nella brusca realtà indossa i panni di un giornalista che si è lasciato alle spalle decine di relazioni naufragate e ha deciso quindi di non impegnarsi più di tanto. L’ultima “vittima” è una deliziosa ragazza, giovane, gentile e pure ricchissima che potrebbe trovarsi un altro, ma l’amore è cieco. Lui sgarbatamente la chiama 48, laddove la cifra indica il numero dei neuroni, lei non si ribella, anzi accetta di buon grado sorridendo e non si lamenta neppure per lo scarsissimo impegno di lui nella relazione. Già, l’amore è cieco.

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In questa vita vissuta al minimo sindacale irrompe la figlia sedicenne, decisa a far qualcosa per scuotere il papà dalla palude, così manda a una decina di sue ex (con la complicità della nonna che ha tenuto il conto di tutte, degna madre di un figlio mammone) un messaggino che recita “Sono cambiato, riproviamoci”. In quattro rispondono e il film narra, con la mano lieve tipica del Pieraccioni touch, gli esiti di questi incontri, condite di battute divertenti e situazioni variamente eccentriche.

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Un paio di idee sul perché neppure una delle numerose storie del regista – attore – e parliamo della vita vera – abbia retto, lo spettatore se le fa, anche se poi, sempre per via di quella maledetta simpatia, finiamo per perdonargli la cialtronaggine da cinquantenne di buon cuore, che anche quando fa pasticci, non ha colpe: mi hanno disegnato così, raccontano i suoi occhioni più che certi di cavarsela.

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Una corrente di simpatia attraversa tutto il film, le attrici ben volentieri si prestano al gioco del regista, senza preoccuparsi più di tanto di rivendicazioni femministe che non è poi questo il posto adatto.
Una sorpresa il ritorno di Claudia Pandolfi assente da un po’ dagli schermi, nei panni dell’ex moglie con Gianluca Guidi (il figlio di Dorelli) come nuovo svaporato compagno, a suo agio in una famiglia allargata dove tutto scorre senza scossoni.

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Torneresti col tuo ex, potrebbe diventare il tormentone di questo Natale e scatenare una ridda di pericolosissimi imitatori, quindi, signore, cautela!
Dai, Leonardo, hai vinto: sarai anche un cialtrone, ma un po’ di bene te lo vogliamo comunque.

 

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