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“Le fidèle”, storia emozionante di un amore che strappa i capelli

Diretto da di Michaël R. Roskam, ecco un film di passione e crimine, uomini sbagliati, fascino oscuro e mélo a piene mani: ingredienti non nuovi che però miscelati nel modo giusto qualche palpito la danno sempre.

 

Le fidèle

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di Michaël R. Roskam
con Matthias Schonaert, Adele Exarchopoulos, Jean-Benoit Ugeux, Eric De Staercke

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C’è una frase che mi ha molto colpito, il dialogo più intimo fra i due protagonisti ed è il più intimo perché ha a che fare con l’anima e con la fiducia, più che con il sesso e i corpi. Ed è proprio quando ci si mette di mezzo l’anima, che da una storia non si uscirà mai più.
Gino, bel ragazzo affascinante, misterioso che nasconde le sue fragilità sotto due metri di muscoli, e Bibi, graziosa e tosta fanciulla di buona famiglia con la passione per le corse d’auto, si innamorano perdutamente, in un modo che quando è così totale non può che essere reciproco. Diventano tutto uno per l’altro, senza una spiegazione, perché per il coup de foudre e l’amour fou non esistono parole razionali: avvengono, esistono e ti stanno incollati come una malattia.

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E se all’inizio è l’ubriacatura dei corpi e l’emozione della scoperta, poi ci si assesta e si guarda negli occhi l’altro.
La confessione più indifesa di Gino recita più o meno così: “Io non so perché faccio quello che faccio, quando ero piccolo mio padre urlava, mi picchiava, insisteva a chiedermi perché, i motivi delle mie azioni. Io gli rispondevo che non lo sapevo e lui diventava ancora più cattivo e infieriva senza pietà. E’ stato allora che ho capito: la verità non serve, fa incanaglire gli altri. E da allora ho cominciato a mentire. Ma con te non voglio più farlo”.

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E invece Gino mente a Bibi, per proteggerla, perché è convinto di poter cambiare, perché gli serve tempo, ma il destino è contro di lui e non può sottrarsi al patto di sangue stretto con la sua banda di amici, diventati la famiglia che non aveva mai avuto fin dagli anni passati in riformatorio. Ma all’orizzonte si staglia Bibi che potrebbe sostituirli. Bibi, l’amata, Bibi la forte-fragile come lui, Bibi che per il suo Gino farebbe e fa qualunque cosa. Come del resto lui, disposto a tutto per lei, ma ricattato affettivamente, virilmente dalla bandaAmore e crimine, uomini sbagliati, fascino oscuro e mélo a piene mani, soprattutto nella parte finale, ingredienti non nuovi che però miscelati nel modo giusto qualche emozione la danno sempre.

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I due protagonisti sono stupendi e totalmente presi dal film e da loro stessi, lei la ricorderete come protagonista di La vie d’Adèle, lui è il bellone palestrato (ma che cuore!) di Suite francese e di Un sapore di ruggine e di ossa (se non l’avete visto, recuperatelo assolutamente). Bravi, bravi, bravi.
L’ultima lacrima la spendiamo alla fine, il film è infatti dedicato a Dominique Wiche, la madre di Matthias. In fondo fra tutte le donne anche i grandi seduttori, o forse in particolare proprio loro, sul podio mettono sempre e comunque la mamma.

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