Perché quest’anno più che mai bisogna celebrare l’8 marzo

La giornata della donna, al di là delle mimose e delle uscite con le amiche, rappresenta ancora un momento di consapevolezza in una società dove il sessismo imperversa e i casi di femminicidio non calano

In Italia, questa ricorrenza venne celebrata per la prima volta il 12 marzo 1922, ma solo in seguito l’8 marzo divenne la data ufficiale per celebrare la ricorrenza. L’usanza di regalare la mimosa è invece tipicamente Italiana: nel 1946 furono le attiviste dell’UDI (Unione Donne Italiane) a scegliere il fiore simbolo e la scelta ricadde sulla mimosa perché era una delle poche piante a essere fiorita a marzo. Ricostruita la vera storia di questa giornata, torna d’attualità una  domanda: ha ancora senso lasciare in calendario una giornata della donna? E la risposta non può che essere positiva. Perché l’8 marzo non va visto solo come l’occasione per un’uscita serale a far bisboccia con le amiche. Magari c’è anche quello, ma sarebbe non solo riduttivo, ma anche offensivo ridurre tutto a una specie di addio al nubilato. La giornata della donna deve invece servire a mantenere viva l’attenzione sulle discriminazioni che l’universo femminile subisce ancora in tutto il mondo, sul piano dei diritti civili, del lavoro, della libertà di scelta e della reale autonomia dal potere maschile. E questo vale anche per il nostro Paese dove, per restare nel campo del lavoro, il 60% dei laureati sono donne, ma meno del 30% fa parte di un consiglio di amministrazione, e solo perché da qualche anno una legge impone alle società le “quote rosa” (concetto orribile e già di per sé discriminante) nei Cda. Per non parlare poi delle discriminazioni legate alla maternità e a quelle sul fronte remunerativo. Anche se questa distinzione di genere sul lavoro sembra diventata ormai fisiologica nella nostra società, non bisogna mai considerarla… incurabile, continuando a battersi, con l’aiuto degli uomini (che, fortunatamente, non sono tutti gretti e meschini) più sensibili e disposti a colmare l’atavico e inconcepibile divario tra i due sessi, andando ben al di là dell’acquisto di un rametto di mimosa per pulirsi la coscienza. E poi, o forse prima di tutto, l’8 marzo deve servire a tenere desta l’attenzione sulla patologia del sessismo, la forma strisciante o dichiarata di violenza psicologica e fisica che trova la sua manifestazione più aberrante in quello che viene definito femminicidio, delitto ancora troppo spesso presente sulle prime pagine dei giornali e mai condannato abbastanza. Certo, la consapevolezza della propria dignità di persona e la forza per denunciare ogni sopruso subito non possono e non devono trovare spazio un solo giorno all’anno. Ma se c’è un giorno in cui affermarle con più forza e convinzione è proprio oggi: dunque, con le mimose, ma anche senza, buon 8 marzo a tutte.

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