Anna Muzychuk ap
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“Piuttosto che mettere il velo, rinuncio a 2 milioni di dollari”

La campionessa del mondo di scacchi, l’ucraina Anna Muzychuk, ha deciso di non partecipare alla rassegna iridata che si svolge in Arabia Saudita e al ricco montepremi pur di non indossare il copricapo imposto in quel Paese alle donne: “Non voglio sentirmi una creatura secondaria”

 

Rinunciare a due titoli mondiali e a un premio di due milioni di dollari per non supportare l’oppressione femminile: questo è ciò che farà Anna Muzychuk, campionessa del mondo di scacchi in due categorie di velocità.
La campionessa ucraina ha infatti deciso di non partecipare al prossimo campionato del mondo che si terrà in Arabia Saudita perché per prendervi parte è obbligata a indossare l’abaya (un lungo camice nero che copre tutto il corpo e che viene abbinato al niqab per coprire la testa) e in questo modo sottostare a una delle tante regole che mortificano l’universo femminile.
Anna Muzychuk affida ai social la sua decisione e attraverso un esplicito post sulla sua pagina Facebook, dichiara:

“Tra pochi giorni perderò i miei due titoli mondiali, uno a uno. Solo perché ho deciso di non andare in Arabia Saudita, di non giocare con le regole di altri, di non mettermi l’abaya, di non dover andare per strada accompagnata con qualcuno, per, in sintesi, non sentirmi una creatura secondaria. Proprio un anno fa vinsi questi due titoli ed ero all’incirca la persona più felice nel mondo degli scacchi, ma questa volta mi sento davvero male. Io sono pronta a battermi per i miei principi e a rinunciare al torneo dove in cinque giorni avrei potuto guadagnare più di quanto faccio in dozzine di eventi messi insieme. Tutto questo è seccante, ma la cosa più traumatizzante è che non importa quasi a nessuno. Questa è una sensazione molto amara, ma non cambia la mia opinione e i miei principi. Lo stesso vale per mia sorella Mariya – e sono molto felice che condividiamo lo stesso punto di vista. E sì, per coloro a cui interessa – torneremo!

Anna Muzychuk post
Anna Muzychuk
non è però la prima a non accettare l’obbligo che il popolo arabo impone a tutte le donne. Nell’ottobre del 2016 infatti, la scacchista georgiana-statunitense Nazí Paikidze boicottò i mondiali in Iran ai quali non partecipò perché si rifiutò di indossare lo hijab, il velo islamico obbligatorio nei Paesi di fede musulmana.
La decisione di Anna è ancora più drastica, visto che non solo detiene due titoli mondiali, ma anche perché l’Arabia Saudita si è aggiudicata i mondiali di scacchi proprio per dimostrare un’apertura verso l’Occidente e verso la modernità. Basti pensare che per essere scelta come sede della competizione ha stabilito un primo premio di due milioni di dollari che corrisponde a circa il quadruplo di quelli abitualmente conferiti nel circuito internazionale. Che la volontà dell’Arabia Saudita sia quella di “modernizzarsi” è dimostrata anche dal principe ereditario Mohammed bin Salman che per dimostrare il progresso del Paese ha acconsentito che le donne potessero guidare e assistere a eventi sportivi. Ma non a obbligarle a celare il loro corpo sotto una palandrana nera. E questa è la vera vergogna, non quella di essere donne.

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