RIFLESSI DI CINEMA

Se adori i maschi impacciati e un po’ cialtroni, questi fanno per te

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lessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo e Gianmarco Tognazzi sono i protagonisti di "Non ci resta che il crimine", film che strilla l'occhio a "I soliti ignoti". E, anche se il confronto non regge, c'è comunque da divertirsi parecchio

 

NON CI RESTA CHE IL CRIMINE

CRIMINE
Regia di Massimiliano Bruno
Con Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi, Ilenia Pstorelli.

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Clima da commedia all’italiana in Non ci resta che il crimine, film che strizza l’occhio a I soliti ignoti, con figli simpatici che assomigliano agli storici padri che tutti noi amiamo come e più di loro. Padri che imitano e omaggiano e new entry vispe, su tutti Giallini che è sempre più indispensabile al nostro cinema e alla Tv.

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Poi la bella faccia di Edoardo Leo, qui nella veste di un cattivone. Ciliegina, la procace Ilenia Pastorelli, figlia della Tv e poi impalmata da Jeeg Robot che non si intimidisce neppure per un secondo di cotanta compagnia. Il collante lo fa il regista Massimiliano Bruno (che come sempre si ritaglia anche un piccolo ruolo) e anche lui si diverte assai assieme a tutti gli altri. E in fondo anche noi spettatori parecchie risate le facciamo, anche se certo il confronto con gli storici film di Risi e Monicelli non viene – almeno per ora – vinto. Però lo sforzo c’è.

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Cosa succede nel film?
Che tre italiani tipici, di quelli appunto della commedia di un tempo, tirano a campare come possono, inventandosi un tour nella Roma della Banda della Magliana, che non solo ha ispirato Romanzo criminale ma fa parte ormai della mitologia nostrana. Gli affari non vanno granché bene, anche se loro ce la mettono tutta, equilibrandosi fra goffaggini e sbruffonerie. La svolta arriva inaspettata quando in un bar malfamato imboccano una di quelle vie diventate famose per la fantascienza e per tanti film: un portale Einstein-Rose (a tutti piacerebbe una volta inciamparci) e vengono così catapultati nella Roma del 1982, nei giorni del Mondiale di calcio in Spagna.

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E non è tutto perché, indovinate un po’ chi incontreranno? Ovviamente loro, i boss della Banda della Magliana che per via di una catena di coincidenze e equivoci alla fine li arruolano per imprese sempre più spericolate, fra cui una rapina con le maschere dei Kiss che strizza l’occhio a Point Break e a tutto il cinema di genere.

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Difficile tenere la barra quando si gioca con la macchina del tempo e i paradossi che via via si snocciolano non sempre reggono alle verifiche, ma pazienza, non vale la pena di badarci.
La trama offre l’opportunità di rivisitare gli Anni 80, fra musica, tutine alla Heather Parisi e modi che fanno ormai parte della storia e poi gag su telefoni e le mille conquiste della tecnologia, impensabili allora e paradossi in cui ogni tanto la sceneggiatura si incaglia.

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Ma non è grave perché su tutto predomina la simpatia cialtrona del trio Gassmann-Giallini-Tognazzi che giocano anche a fare i maschi dimessi, timidi e impacciati, cosa che in tempi di #metoo ha pure una sua ragione d’essere (attrae sorrisi e consensi), ampliato dal fatto che la vera tosta di tutta la compagnia, la più furba, è proprio l’unica donna, Ilenia, amante del boss ma anche molto di più.
Titolo felice e incassi assicurati. Probabile un sequel.

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