RIFLESSI DI CINEMA

“Tre manifesti” che ti lasciano rabbia, tenerezza e indulgenza

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Ambientato a Ebbing, in Missouri, questo è un film che non ti aspetti, che rispetta le regole del genere giallo, ma le ribalta appena ti ci abitui, costringendoti a rimetterti ogni volta in gioco e a cambiare il tuo punto di vista, passando in fretta dal dramma al thriller, dall’ironia alla lacrima

 

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TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI

locandina TRE MANIFESTI

 

 

di Martin McDonagh
con Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish, Lucas Hedges.

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Non è che io sia generosa con le stelle, è che ci sono in giro ottimi film. E non sono la sola pensarlo, visto che Tre manifesti a Ebbing, Missouri, già carico di premi ai Golden Globe, è in corsa per gli Oscar con sei nomination: miglior film, miglior attrice, Frances McDormand, migliore attore non protagonista e hanno la meritata candidatura sia Woody Harrelson che Sam Rockwell e ancora sceneggiatura originale, colonna sonora originale e montaggio. Rendiamo merito anche alla Mostra di Venezia che ha dimostrato preveggenza nella sua selezione, scoprendo Tre manifesti a Ebbing, Missouri (premiato per la miglior sceneggiatura) e La forma dell’acqua di Guillermo del Toro, Leone d’oro sulla Laguna, anch’esso carico di nomination.

tre manifesti 4
Tre manifesti
è un film che non ti aspetti, che rispetta le regole del genere giallo, facendo tesoro della lezione dei Cohen, ma poi le ribalta appena ti ci abitui, costringendo lo spettatore a rimettersi ogni volta in gioco e a cambiare il suo punto di vista, passando senza soluzione di continuità dal dramma al thriller, dall’ironia alla lacrima.
La trama è scarna: una madre non perfetta si ribella alla polizia che secondo lei non si occupa come dovrebbe dell’assassinio spietato di sua figlia, una adolescente non perfetta con cui le discussioni erano all’ordine del giorno. E che cosa fa? Affitta tre spazi pubblicitari, giganteschi cartelloni che spiccano su una strada secondaria e quasi abbandonata, rivolgendo tre domande proprio alle forze dell’ordine, il cui senso è: datevi da fare, trovate chi ha stuprato e ucciso mia figlia, non abbandonate la caccia al killer.

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Attorno alla protagonista ruotano tanti altri personaggi pieni di difetti, un poliziotto razzista e violento, un capo della polizia malato e stanco, che ha trascurato le indagini, un ex marito violento che si è messo con una ventenne imbambolata e senza aspirazioni. Più una manciata di possibili colpevoli che, anche se non avessero ucciso l’adolescente, non meritano di vivere.
La madre reagisce con disperazione ma senza mai perdere il controllo ed è un personaggio così sfaccettato e mutevole che sarebbe un crimine raccontarlo: scopritelo andando a vedere il film.

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Tutti sono una sorpresa
, tutti cambiano: cambiano per gli eventi casuali o fatali, cambiano perché cominciano a guardare negli occhi chi vive loro accanto e di cui non si erano mai accorti né fatti carico, nessuno è impeccabile e nessuno diventa un eroe, tutti fanno quello che possono, spesso di meno, qualche volta di più, travolti dalle circostanze o per un improvviso soprassalto di orgoglio e umanità.

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Incredibile quante cose possano accadere in una cittadina senza qualità persa nel più profondo Missouri, intrisa di razzismo, ignavia e piccole cialtronerie. Sono numerose le scene indimenticabili, e sarebbe un crimine anticiparle: andate a vedere il film. I giovani registi che si lamentano della mancanza di mezzi dovrebbero vedere almeno tre volte Tre manifesti, un film che ha come scenario una landa desertica e quattro case e che ha effetti speciali e make up ridotti al minimo. Che cosa allora lo fa avvicinare alla perfezione? La storia inedita, raccontata in modo anticonvenzionale, con dialoghi in cui non c’è neppure una virgola di troppo.

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Certo, attori così straordinari fanno la differenza, ma senza un soggetto così forte e scritto così bene avrebbero attraversato lo schermo, invisibili. Mentre ti restano dentro e continui a pensarci con tenerezza, rabbia, indulgenza per parecchi giorni. Applausi.

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