Una ricerca ha confermato che il cervello femminile si comporta in modo diverso da quello maschile. Una differenza genetica, ma anche causata da secoli in cui si pensava che esistesse un “sesso debole”. In futuro, però…
Sembra una banalità, una considerazione scontata, ma adesso ha il crisma dell’ufficialità scientifica e il prestigioso quotidiano The Times ha sparato la notizia addirittura in prima pagina: donne e uomini pensano in modo diverso, i maschi più empaticamente, le femmine più razionalmente. A tali conclusioni è giunto uno studio dell’Università di Cambridge, pubblicato sulla rivista americana Pnas, Proceedings of the Nationale Academy of Sciences, che ha sottoposto ben 670 mila persone d’ambo i sessi a svariati test online giungendo alla conclusione che «l’analisi dei “tipi di cervello” ha rivelato che le femmine tipiche hanno, in media, più probabilità di essere di tipo emotivo e che i maschi tipici hanno più probabilità di essere di tipo sistematico».
Finora ci si era limitati ad analisi morfologiche del cervello. Se sapeva, per esempio che quello delle donne è più piccolo di quello maschile, senza che ciò influenzi l’intelligenza, e che alcune aree hanno forme diverse: il nucleo soprachiasmatico, che regola i ritmi circadiani, nelle donne è allungato, negli uomini tondeggiante, così come le donne hanno molti fasci di connessione fra i due emisferi, mentre gli uomini li hanno all’interno o dell’emisfero destro o sinistro. Ma non erano ancora state svolte ricerche veramente approfondite sui contenuti dei due tipi di cervello.
Quattro ricercatori di Cambridge (un neuroscienziato, uno psichiatra e due psicologi) hanno identificato cinque sottotipi di cervello lungo una “scala E-S” dove la E sta per empatia, ovvero la capacità di leggere le emozioni altrui e rispondere di conseguenza, e la S indica la sistematizzazione, ovvero l’abilità di comprendere le regole seguite dall’altro e reagire a modo. Risultato: le donne sono più interessate alle emozioni e alle persone, gli uomini ai fatti e ai meccanismi. Ma quali sono le cause di questa differenza, tale da confermare il luogo comune secondo cui Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, teorizzata dal famoso libro di John Gray? Alla base ci sono sia fattori genetici, biologici e ormonali, sia fattori culturali, ambientali e sociali. Questi ultimi si riferisco al fatto che la storia millenaria della società, con le donne relegate a ruoli solo familiari e scarsamente sociali e gli uomo addetti alla ricerca del cibo e al mantenimento della famiglia, hanno favorito la specializzazione del cervello delle une e degli altri nel campo culturalmente associato a quel sesso: la cura degli altri per le donne, il senso del lavoro e della società per gli uomini.
In poche parole, l’assenza delle pari opportunità ha condizionato lo sviluppo del cervello dell’universo femminile. Ora, però, anche se più lentamente di quanto le donne vorrebbero, gli equilibri familiari e sociali stanno mutando, e si va in una direzione che riconosce a entrambi i sessi uguali opportunità: ciò porterà a rendere più simili i cervelli maschili e femminili? Gli scienziati non ne sono certi, però tendono a pensare che se si esaminasse il cervello di un “mammo”, ovvero di un uomo disposto a svolgere nei confronti della prole mansioni che un tempo erano esclusivamente affidate alla madre, si scoprirebbe che tenderebbe alla E di empatia più di quello, per esempio, di un’ingegnere donna molto impegnato nel lavoro, che invece tenderebbe alla S di sistematizzazione. Dunque, per dirla in termini semplici, tra le molteplici conquiste alla portata delle donne per non sentirsi più il “sesso debole” c’è anche quella per dotarsi, dopo millenni di evoluzione della specie, di un cervello… maschile.
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