Dati e testimonianze mostrano come la nausea in gravidanza possa durare mesi e influire profondamente sul benessere fisico ed emotivo delle donne
Per molte donne, la gravidanza non coincide con l’idea della “dolce attesa”. La nausea e il vomito sono disturbi frequenti che possono essere passeggeri o invalidanti, con il rischio di ospedalizzazioni durante i 9 mesi, fino all’ansia e alla depressione nel post-partum. E non si tratta di un problema raro, anzi in quanto interessa due donne su tre, con intensità e durata variabili. Promosso dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia, con il contributo non condizionato di Italfarmaco, lo studio PURITY-Extended ha fornito una panoramica completa su incidenza ed evoluzione della nausea e del vomito in gravidanza (NVP).
Di che cosa si tratta
Lo studio ha analizzato un campione di circa 900 donne di tutto il territorio nazionale nei tre trimestri della gravidanza. Le donne provenivano da 18 ospedali ostetrici o universitari nel periodo compreso tra ottobre 2022 e dicembre 2024. Le partecipanti dovevano avere un’età superiore a 18 anni e aver effettuato la prima visita prenatale entro la 13ª settimana dal primo giorno dell’ultima mestruazione. La novità di questo studio è che per la prima volta è stata monitorata l’evoluzione dei sintomi lungo tutta la durata della gravidanza.
I risultati dello studio
Dalla ricerca è emerso che circa il 70% di queste donne lamentava nausea e vomito, senza differenze significative tra primipare e pluripare. Tuttavia, chi aveva accusato il disturbo in precedenti gravidanze, il fenomeno tendeva a ripresentarsi più spesso. È così emerso che nel 40% dei casi i disturbi persistono oltre il quinto mese, con maggiore incidenza tra le donne che hanno iniziato tardivamente una cura efficace. Inoltre, i risultati dello studioPURITY-Extended hanno mostrato che il 70% delle donne ha sofferto di NPV. In particolare, il 54,4% presentava una forma lieve, il 42,3%una forma moderata e il 3,2% una forma grave. Infine, una pregressa storia di NPV in precedenti gravidanze è risultata significativamente associata a una maggiore presenza di sintomi di grado moderato (72,1%) e severo (77,8%), mentre la percentuale di ricoveri è stata del 2,41%.
La nausea in gravidanza può manifestarsi sin dalle prime settimane, con sintomi che influenzano energia, alimentazione e qualità di vita, soprattutto quando diventano persistenti.
Quali trattamenti?
Per quanto riguarda la cura, dopo la prima visita specialistica, la terapia farmacologica è stata prescritta nel 50,7% dei casi lievi, nel 67% in quelli moderati e nel 50% nei casi gravi. Il principale farmaco prescritto è stata l’associazione doxilamina-pridossina, prescritta nel 44,2% dei casi lievi, nel 58,8% di quelli moderati e nel 50% nei casi gravi. Utilizzata sin dalle prime fasi, l’associazione permette un significativo miglioramento dei disturbi e aiuta la donna a vivere la gravidanza con maggiore serenità. La corretta gestione della nausea e del vomito in gravidanza ha determinato una significativa riduzione della sintomatologia nel terzo trimestre, presente in forma lieve soltanto nel 10% dei casi. Tuttavia, il 42,3% delle donne con NPV non ha ricevuto alcun medicamento, limitandosi a seguire le raccomandazioni non farmacologiche e/o dietetiche, a conferma che questa condizione sia ancora troppo spesso sottovalutata.
NPV: un fenomeno da non sottovalutare
La nausea e il vomito sono tra i sintomi più comuni durante la gravidanza, le cui cause possono essere numerose: psichiche, ormonali, nutrizionali o genetiche. «Tuttavia, se non vengono gestiti, possono risultare difficili da tollerare e la loro gravità può aumentare nel tempo», precisa Irene Cetin, direttore della Struttura complessa di ostetricia al policlinico di Milano e professore ordinario di Ginecologia e ostetricia all’Università degli studi di Milano. «Una nausea persistente può compromettere l’alimentazione e provocare carenze nutrizionali o una ridotta assunzione di micronutrienti essenziali per lo sviluppo embrionale e fetale», prosegue la specialista.
L’importanza di un intervento precoce
«È importante sottolineare che la NPV non è un semplice disagio, ma una condizione che può avere un impatto significativo sul benessere della donna», sottolinea la professoressa Elsa Viola, presidente della Società italiana di ostetricia e ginecologia. «In alcuni casi, la sintomatologia più severa si può persino associare con disturbi quali la depressione post-partum, soprattutto quando la nausea e il vomito persistono oltre il primo trimestre». Inoltre, si possono presentare situazioni estreme, come l’iperemesi gravidica, fenomeno in cui la donna può disidratarsi, perdere peso in modo importante con necessità di ricovero in ospedale. Ecco perché diventa fondamentale individuare in modo precoce i bisogni delle donne e offrire soluzioni adeguate. Anche quando i sintomi non richiedono un ricovero ospedaliero, ma incidono in maniera significativa sulla qualità di vita.
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