E’ raro che un film faccia miracoli, ma questo ci riesce e rappresenta una di quella meravigliose opere in cui tutto è perfetto. Una storia d’amore impossibile, raccontata in bianco e nero, per la quale si fa il tifo e si soffre
Cold war
Regia di: Paweł Pawlikowski con Joanna Kulig, Tomasz Kot
Capita a volte – raramente – che un film faccia miracoli. Cold war rappresenta una di quella meravigliose opere in cui tutto è perfetto. Tempi stretti, dura solo 87 minuti, emozioni che fluiscono inquadratura dopo inquadratura e la bellezza profusa a 360 gradi. Non c’è una sola immagine che non potrebbe diventare un quadro a sé e che non appenderei alle pareti di casa, per rimirarla con tutta la calma e la dedizione che merita, per il taglio, per la cura estrema di ogni particolare. Attimo dopo attimo mi sono sciolta, grata, nella bellezza suprema.
La storia è tutto sommato semplice, quella di un grande amore, che come tutte le passioni più forti dovrebbe poter essere vissuto nell’Eden degli amanti, lontano da una realtà ingrata. Invece, purtroppo il mondo delle cose preme, condiziona, avvelena, in Cold War come non mai. Perché cold war è la Guerra Fredda, quegli anni bui, crudeli in cui all’Est nulla era permesso e imperava non contrastata la psicosi del complotto, ancora di più verso gli artisti, comunque e sempre rei, comunque e sempre guardati col sospetto di essere individualisti e di praticare un’arte non abbastanza rivoluzionaria.
Gli amanti protagonisti li incontriamo subito. Lei è una ragazzina dagli occhi trasparenti e le trecce bionde con la voce da sirena. Viene dalla campagna e ha il carattere di una puledra che non si lascia domare, forse il padre la molestava, forse addirittura lo ha ucciso. Lui è il direttore d’orchestra dal viso scavato che sembra rubato a un poeta e poesia è il suo sguardo sulla vita. Fra la donna bambina e il musicista è subito passione, di quelle violente che è superfluo ed inutile capire e tanto meno spiegare.
Lo vivono come possono quel desiderio senza nome che li incolla uno all’altro, quella voglia che si mescola con la curiosità e la paura, quel piacere supremo che può essere solo loro e di nessun altro. Come tutti gli amanti pensano di essere i primi e gli unici.
Lui vorrebbe scappare a Ovest, lei non ne ha il coraggio, spaventata dall’ignoto, ma alla fine cede. Salvo che all’appuntamento non si presenta e così a Parigi, che si annuncia in un’unica splendida immagine, quella di un jazz club in una cave, arriva solo lui ed è lo spleen, ed è la solitudine del trascinarsi mutilato, anche se la vita deve andare avanti. Per lui come per lei. Ovvio che si cercheranno, ovvio che si ritroveranno, disposti a tutto uno per l’altra, convinti di meritarsi tutto, condannati ad avere poco.
Il racconto scorre in un lucido bianco e nero dai forti contrasti, forse una pellicola a colori stampata in bianco e nero. Nessuna inquadratura è casuale, i due protagonisti si trasformano negli anni, e ne passano più di dieci. Lei, soprattutto, è magnifica e riesce nella sfida di essere credibile sia come bambina che come donna perduta e sfatta.
Tutto è raccontato per sottrazione, con pennellate pudiche e tableau vivant composti da un pittore della luce. Dalla campagna polacca a Varsavia, da Parigi a Zagabria, sembra di vedere il montaggio di foto di Robert Doisneau o di Robert Capa per come ogni fotogramma racconta con pochi dettagli una situazione o un’evoluzione. La musica ti prende per mano, assieme alla voce flautata e poi roca della protagonista e non ti lascia più. Si soffre, si tifa per questo amore impossibile dannato da un mondo che non conosce la pietà. Si intuisce da subito che non potranno farcela, eppure e nonostante come smettere di tifare per i perdenti? Capita che sia così struggente soffrire.
Premio a Cannes per la miglior regia, nomination agli Oscar come miglior film straniero, 5 nomination agli Efa, gli Oscar del cinema europeo. Miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura, migliore attrice, migliore attore. Tutto meritatissimo. Non perdetevi questa corrispondenza di amorosi sensi, consigliatelo agli amici, prendete il vostro tempo e fatevi un regalo: andate al cinema a vedere quel capolavoro che è Cold War.
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