La letteratura, non solo scientifica, è ricca di scritti che dipingono la donna non più in età fertile come un mostro. E il primo a definirla così è stato addirittura Sigmund Freud. Per fortuna, però, qualcosa sta cambiando
Sulla menopausa tante se ne sono lette, tante se ne continuano a leggere e tante ancora ne leggeremo. Di letteratura in merito ne è stata pubblicata di ogni sorta, e non tutto quello che è stato scritto è condivisibile. Anzi, per la maggior parte direi che è proprio tutto sbagliato. A cominciare da ciò che ha scritto Sigmund Freud, che in merito all’argomento, così si espresse: “E’ noto che dopo che le donne perdono la loro funzione genitale spesso il loro carattere subisce una particolare alterazione e diventano litigiose, vessatorie e prepotenti”. Un’altra perla di saggezza la scrisse invece nel 1966 il ginecologo Robert Wilson, autore del saggio Femminili per sempre, che con molto savoir faire sentenziò: “Bisogna affrontare una sgradevole verità e cioè che tutte le donne in post-menopausa sono castrate”. Tre anni dopo fu invece il turno di David Reuben, che nel suo saggio Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere, scrisse: “Una volta che le ovaie si fermano, si ferma l’essenza stessa dell’essere donna che diventa il più vicino possibile a essere un maschio”.
Dissento!
Ora, permettetemi di dissentire su ognuna di queste affermazioni rispondendo a questi illustri signori. Innanzi tutto, caro Mr. Freud, non è assolutamente vero che solo perché non abbiamo più il ciclo diventiamo litigiose, vessatorie e prepotenti, al contrario, diventiamo molto più pazienti, altrimenti non si spiegherebbe come ancora si riescano a sopportare certi uomini. A Robert Wilson rispondo invece che il castrato sarà lui, non certo noi signore, che l’unica sgradevole verità di cui veniamo a conoscenza con la maturità è quella di renderci conto che esistono ancora troppi uomini che perché la pensano come lui, preferiscono distruggere trentennali matrimoni per scappare con la ragazzina di turno. Infine, a quel genio di David Ruben rispondo che se noi signore con l’arrivo della menopausa diventiamo il più vicino possibile a un essere maschio, lui, con questa affermazione, dimostra di essere quanto più vicino possibile all’essere idiota.
E’ vero, le mie sono le risposte piccate di una donna che si sente offesa da tale affermazioni e che però, per fortuna, ha trovato un’alleata nella scrittrice Elizabeth Cady Stanton, che nel lontano 1857 (quindi molti anni prima che i tre talentuosi scrittori di cui sopra sputassero le loro sentenze) e dopo aver dato alla luce il sesto figlio a 41 anni, ha scritto: “Raggiungeremo il pieno della maturità non prima dei 50 anni e dopo staremo bene almeno per altri venti”.
La situazione attuale
Fortunatamente, nel nuovo millennio, benchè si continui a scrivere sull’argomento, il tono e il senso delle pubblicazioni dimostra che gli anni non sono passati invano. Per la prima volta, ha osservato all’inizio di quest’anno il New York Times, una nutrita schiera di donne sta entrando nel sesto decennio di vita con un fiume di energia e di esperienza professionale alle spalle. Molte passano i primi anni della mezza età frenate dalle incombenze della vita lavorativa, come gli atleti che si allenano con i pesi alle caviglie. Una volta tolti i pesi, però, scoprono di avere i muscoli per correre. Ed ecco che anche la letteratura, si è finalmente accorta che l’essere in menopausa non causa tutto ciò che le pubblicazioni del precedente millennio hanno sentenziato.
Che la menopausa possa contribuire a dare un nuovo ruolo e un nuovo status alle donne è infatti la tesi centrale di La lenta scalata della luna: scienza, storia e significato della menopausa di Susan Mattern, dell’università della Georgia. Secondo lei la menopausa è emersa milioni di anni fa quando l’uomo si è distaccato dalla scimmia. Il fatto che la gravidanza fosse limitata alle donne più giovani che potevano affidare la cura dei figli alle più anziane permetteva alle tribù di riprendersi più facilmente da un’epidemia o da una crisi. Storicamente le donne in post-menopausa hanno usato il loro surplus di energia per aiutare la famiglia a sopravvivere. Per la scrittrice, la menopausa rappresenta una porta che si apre, e a tale proposito scrive: “Il concetto di sindrome della menopausa è l’invenzione di una cultura che mira a indebolire psicologicamente le donne in una fase della vita di forte vitalità, in un momento storico in cui il potere femminile sta aumentando”.
Ecco, questa mi sembra la più sensata delle verità. Quindi, cari tutti, che ci trattate come delle appestate psicolabili… tremate, tremate, le streghe son tornate!
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