E’ toscano, ma viene dagli Stati Uniti dove ha aperto due pasticcerie di successo e dove è diventato anche un volto popolare della Tv: il nuovo giudice del cooking show di Real Time ha esperienza e idee chiare su come trattare i concorrenti. Non sempre con dolcezza, per il loro bene
Ha preso il posto di Antonio Lamberto Martino, che proprio a Signoresidiventa nell’aprile scorso aveva annunciato in anteprima assoluta la volontà di lasciare Bake Off Italia . E così Damiano Carrara, 31 anni, toscano di nascita, americano di adozione, è il nuovo giudice del cooking show di Real Time (in onda ogni venerdì alle 21:10 sul canale 31 di Sky), arrivato alla sua quinta stagione. Mentre il pubblico italiano sta imparando a conoscerlo solo adesso, negli Stati Uniti, Damiano è già molto noto, e non solo come titolare, insieme a suo fratello Massimiliano, delle Carrara Pastries, pasticcerie specializzate in prodotti tipici italiani, perché, oltre che pasticcere e imprenditore di successo, il nuovo giudice di Bake Off è anche un volto popolare della Tv made in USA. Partito come concorrente di alcuni cooking show, è diventato poi giurato e oggi è una delle star del canale televisivo Food Network. Da dove ha spiccato il volo per i teleschermi italiani, dove ora affianca i colleghi Ernst Knam e Clelia D’Onofrio. Dai quali, ovviamente, vuole differenziarsi.
“Ognuno di noi”, spiega lui, “è unico e offre la propria versione della pasticceria. Io e Ernst, per esempio, siamo molto simili per gusti e sapori, anche se a volte in cucina facciamo scelte diverse. Però, se una cosa è fatta bene, quando sei un professionista serio, lo riconosci subito. Anche con Clelia e con Benedetta Parodi mi sono trovato subito benissimo.
Ma qual è la novità che lei porta a Bake Off Italia? Spero di portare soprattutto la mia onestà: io sono un tipo diretto e, se devo dire una cosa, di certo non ci giro intorno. Non risparmio critiche a nessuno perché sono le critiche costruttive che ti aiutano a crescere e a migliorarti.
Ci racconta la sua storia? Io e mio fratello Massimiliano abbiamo due pasticcerie negli Stati Uniti, alle quali presto se ne aggiungerà una terza: le Carrara Pastries. Ora siamo impegnati nella realizzazione di un grande laboratorio nel quale verranno preparati tutti i prodotti da consegnare nei nostri punti vendita. Abbiamo anche una ditta di importazione e produciamo il nostro caffè, il Carrara Coffee.
Qual è la caratteristica principale delle pasticcerie Carrara Pastries? Utilizziamo solo scatole e prodotti italiani, senza metterci in competizione con gli americani, ma proprio esasperando la nostra italianità, che interpretiamo come gioia di vivere: il cliente si sente a casa sua quando entri da noi.
Ma come è nata questa passione per la pasticceria? Più che altro, per un’esigenza pratica. Quando ho aperto la prima Carrara Pastries con mio fratello, che era già pasticcere, lui stava al forno, mentre io mi occupavo da dietro il bancone dei rapporti con la clientela. Un giorno è successo che, per vari motivi, non c’era nessuno in cucina e così ho capito che avrei dovuto imparare a fare il pasticcere anch’io: mio fratello mi ha insegnato tutto sui dolci, mentre mio padre, che è un cuoco molto bravo, mi ha insegnato tutto il resto sulla cucina.
E c’è un dolce che più essere considerato la sua specialità? Certo, si tratta di quelle che la gente chiama little balls of heaven, ovvero piccole palle di Paradiso. Sono le frittelle che dalle nostre parti si preparano il 19 marzo, per la festa di San Giuseppe. Da noi è San Giuseppe tutti i giorni: ne vendiamo in quantità pazzesche. Ma vanno alla grande anche le torte della nonna e del nonno, il profiterole e i gelati. Non solo dolci, però, vendiamo anche panini, col pane fatto in casa.
Quali consigli darebbe ai concorrenti di Bake Off Italia? Essendo stato a suo tempo anch’io un concorrente di un programma simile, penso di riuscire a capirli meglio di chiunque altro e, quindi di poter dare, di volta in volta, il consiglio giusto. Magari a volte a loro sembrerò troppo severo, ma sono certo che alla fine riuscirò ad aiutarli tanto.
Ha anche una intesa attività social: sul profilo Instagram, ogni martedì lancia il #tiptuesday (il consiglio del martedì), e risponde alle domande dei follower sulla preparazione dei dolci. Riceve tante richieste di aiuto e assistenza? Sì, molti. Quando ho tempo, rispondo volentieri perché mi piace. In questo periodo, però, capita che il martedì sia a registrare lo show. Ma prima o poi risponderò a tutti.
Che cosa consiglierebbe a un aspirante pasticcere? Si comincia dalle basi della pasticceria, di non strafare e di preparare cose semplici. Imparare bene le tecniche è la regola numero uno. Tanti cercano di fare i pasticceri quando non lo sono e riescono sì a cucinare dolci che all’esterno appaiono magari bellissimi, ma utilizzando tecniche completamente sbagliate per l’interno.
Lei ha trovato il lavoro, il successo e la fama in America. Conviene sempre lasciare l’Italia? No, assolutamente. Uno si crea la sua strada in base a quello che gli porta la vita. Io ho trovato la mia strada negli Stati Uniti, ma stavo bene anche in Italia. Ma volevo fare di più e purtroppo qui non ne avevo l’opportunità: diciamo che avevo i denti, ma non il pane. Negli Stati Uniti, ho avuto la possibilità di realizzare quello che sognavo. Ma, ripeto, ognuno deve fare la sua strada, non per forza attraversando l’Oceano
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