PRENDILA CON FILOSOFIA

Aiutiamo le donne a denunciare ogni violenza subita da un uomo

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Anche oltre il 25 novembre occorre continuare a difendere le vittime di questi odiosi soprusi. E la strada è convincerle a raccontare le loro drammatiche storie, non facendole sentire sole. In questa direzione vanno due proposte di legge sostenute dall'associazione Senza Veli Sulla Lingua

 

Il 25 novembre scorso, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, si è parlato molto di questo grave problema che purtroppo non accenna a diminuire, come testimoniamo quasi quotidianamente le cronache di quotidiani e telegiornali. Ma la mobilitazione di una giornata non può bastare. Altrettanto, e anzi più importante, è l’azione da compiere per sensibilizzare le donne vittime di soprusi e portarle a denunciarli. Tuttavia, come ho avuto modo di verificare attraverso la mia esperienza di counselor che collabora con l’associazione Senza Veli Sulla Lingua, il percorso interiore che conduce una donna maltrattata alla denuncia è molto complesso.

Una giornata all’anno contro la violenza sulle donne
non può bastare

Una donna vittima di violenze che non accetta di raccontare la propria situazione è una donna che ha paura, che teme conseguenze per se stessa e per le persone che le vogliono bene. A volte non sa nemmeno se desidera effettivamente farlo: conoscere il proprio desiderio non è mai scontato e può risultare perfino un atto doloroso, perché un desiderio intimo può non corrispondere alle aspettative degli altri. Essere consapevoli dei propri reali desideri (in questo caso la volontà di denunciare la violenza) si può quindi definire un vero e proprio atto di coraggio.  Prima di arrivare a compiere un’azione coraggiosa è necessario un lungo lavoro di riflessione, che in questo caso riguarda il rapporto affettivo con il proprio “carnefice”, che è ambivalente. La difficoltà a comprendere relazioni che dall’esterno vengono giudicate patologiche e pericolose deriva proprio dall’ambivalenza dei rapporti d’amore.

violenza donne 2

La squadra di Senza Veli sulla Lingua che ha presentato in Senato due progetti di legge: da sinistra, l’avvocato Alessia Sorgato, la counselor Annalisa Cantù, la presidente di SVSL Ebla Ahmed, la vicepresidente Patrizia Scotto Di Santolo, Francesco Testi, Elisa Buonanno, Valeria Marini, Jessica Notaro e Simone Toscano.

Non esistono rapporti  solamente violenti, ma esistono rapporti che, nel loro vissuto quotidiano, oscillano tra sentimenti opposti: da una parte la violenza e l’aggressività fisica e/o psicologica, dall’altra la tenerezza e la passione. E’ nei momenti di passaggio tra questi sentimenti così differenti che può emergere l’azione coraggiosa di rottura, quando la violenza prende in maniera insopportabile il sopravvento sugli aspetti positivi della relazione. A quel punto la donna prende consapevolezza che il rapporto è “malato”, si convince che la sua vita ha un valore e che può scegliere di dire “basta”. Ed è a questo punto che dovrebbe capire di avere bisogno di aiuto e quindi le serve un nuovo atto di coraggio, quello di cercare qualcuno che l’accolga, l’ascolti con competenza e la rassicuri.

 Contro la violenza sulle donne devono intervenire
anche le istituzioni dello Stato

L’aspetto più delicato è fare sentire questa donna tutelata anche da un punto di vista legale, perché se teme di rimanere sola con la propria tragedia è probabile che non trovi il coraggio di affrontarla. E questo è forse lo scoglio più alto da superare. Abbiamo assistito spesso a veri e propri “dietro front” di donne che sono tornate nella dimensione della paura nel momento in cui non hanno percepito la possibilità di una “rete” che le potesse sostenerle.
Se il mio ruolo di counselor è quello di accompagnare le donne in difficoltà accogliendo empaticamente la loro paura e sorreggendo il più possibile la loro spinta verso un cambiamento che le porti a uscire dalla condizione di vittime, occorre anche fare “rete” in senso più esteso attorno a esse, a cominciare dall’aspetto giuridico e legale.

Per questo, affinché il problema sia affrontato a monte, bisogna che intervengano anche le istituzioni. E in questa direzione si muovono le due proposte di legge che su proposta dell’associazione Senza Veli Sulla Lingua in collaborazione con l’avvocato Alessia Sorgato sono state presentate dalla senatrice Caterina Bini.
La prima riguarda la non possibilità per l’imputato accusato di fatti gravi tra i quali il femminicidio di accedere al rito abbreviato, ed è già iscritta all’ordine del giorno in Senato. La seconda invece  concerne la possibilità immediata per la parte lesa di accedere al Tabulato delle denunce  ovvero l’obbligo da parte  della segreteria della Procura della Repubblica di trasmettere i nominativi delle persone iscritte nel registro delle notizie di reati al Centro elaborazioni dati per agevolare il lavoro delle forze dell’Ordine e valutare così se emettere velocemente una misura cautelare.
Si tratta di un cammino lungo e arduo, sotto ogni punto di vista. Ma va affrontato come se ogni giorno fosse il  25 novembre.

Scrivetemi a: annalisacantu@signoresidiventa.com

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