host club
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Altro che geishe: le cinquantenni giapponesi oggi hanno gli escort

A Tokyo vanno di moda gli host club, locali per signore dove le clienti si fanno servire, apprezzare e ammirare da giovani uomini pagati per questo, senza che la serata debba per forza scivolare verso la prestazione sessuale. E i loro mariti e compagni? Pare che capiscano e si adeguino…

 

Le over fifth giapponesi sono donne all’avanguardia, almeno dal punto di vista di una nuova rivoluzione sociale e anche sessuale. Se in Occidente il concetto di escort è legato a una figura femminile che offre compagnia (e a volte, anzi spesso, non solo quella…) a una clientela maschile, nel Paese del Sol Levante, patria delle geishe, tale concetto è stato ribaltato. A Tokyo e nella altre città nipponiche, infatti, sono in funzione ormai da parecchi anni (il primo aprì nel lontanissimo 1966) i cosidetti host club, locali dove le donne possono comprare la compagnia, l’attenzione e l’interesse di uomini, spesso più giovani di loro, e non necessariamente al fine di ottenere da loro anche un prestazione sessuale. Gli host club sono di fatto il corrispettivo degli hostess club, dove gli uomini maggiorenni possono pagare per ottenere la compagnia di una hostess (il termine escort non si usa), di fatto moderna versione della geisha.

Ma, dopo secoli di sudditanza sociale, psicologica e fisica, le donne giapponesi hanno ritenuto che quello che è consentito ai maschi debba essere considerato lecito e non disdicevole per le femmine. E a dare l’esempio sono state proprio le donne più mature, all’inizio soprattutto vedove benestanti, desiderose di consolarsi per il lutto in compagnia di un uomo capace di distrarle. Ma poi la moda ha preso piede, uscendo oltre i confini di Kabukicho, il quartiere a luci rosse di Tokyo, e negli ultimi anni gli host sono diventati un fenomeno di massa, tanto che ora se ne contano a migliaia in tutto il Giappone.

host club school
Il fenomeno è così importante che sull’argomento è stato scritto perfino un libro: Staged seduction: selling derma in a Tokyo host club (Seduzione fittizia. vendere sogni in un host club a Tokyo). L’autrice, Akiko Takeyama, antropologa dell’Università del Kansas,  scrive tra l’altro che, forse perché abituati alla cultura della geisha, mariti e compagni delle clienti di questi locali non facciano opposizione. E accettino di buon grado che le loro signore si facciano riempire, a proprie spese, calici di costoso champagne, ordinino cesti di frutta e altre leccornie e si facciano servire, apprezzare e ammirare dai loro occasionali accompagnatori. Probabilmente, dando per scontato che il tutto si riduca a una  stimolante serata a pagamento sì, ma  senza… happy end.

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