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Oltre il mito di Frida Kahlo per scoprire la sua essenza di donna

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La rassegna allestita al Mudec di Milano espone 318 opere tra dipinti, disegni, fotografie, lettere e documenti e rivela gli aspetti meno noti della pittrice messicana che ha fatto del suo corpo martoriato un manifesto unico nella storia dell'arte, da sempre dominata dalla figura maschile

 

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Le elevate aspettative per quello che si presenta essere come uno degli eventi culturali più importanti dell’anno per il nostro Paese sono state decisamente soddisfatte. Ancora una volta è Milano a mettere a segno un altro grande colpo, perché dopo l’enorme successo ottenuto dalla bellissima mostra Dentro Caravaggio, ora è la volta di Frida Kahlo. Oltre il mito, un importantissimo progetto espositivo frutto di oltre cinque anni di ricerche, promosso dal Comune di Milano Cultura e da 24 Ore Cultura.

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Una mostra imponente, che per la prima volta in Italia riunisce in un’unica sede espositiva 318 opere tra dipinti, disegni, fotografie, lettere e documenti della grande artista messicana, e che include tutte le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e della Jacques and Natasha Gelman Collection, le due più importanti e complete collezioni di Frida Kahlo nel mondo.

Autoritratto con scimmia

Autoritratto con scimmia

Gli appassionati della Kahlo non potranno che essere sorpresi di fronte a tutto questo materiale che include anche sorprendenti e inediti pezzi d’archivio con il preciso intento di delineare una nuova chiave di lettura attorno alla figura dell’artista, evitando così le interpretazioni semantiche relative alla biografia di una vita così straordinaria dal far passare in secondo piano i meriti e le realizzazioni di colei che prima di ogni altra cosa era una donna e un’artista. Il mood della mostra è infatti quello di concentrarsi sulla produzione artistica di Frida Kahlo, senza porre l’accento sull’aspetto biografico che inevitabilmente emerge attraverso le sue opere e le testimonianze fotografiche esposte che la consacrano come una delle figure femminili più simboliche dell’ultimo secolo, grazie alle sue grandi capacità di rinascita e grazie all’arte. Perché è proprio attraverso di essa che Freda ha saputo imporsi come la donna che ha rivoluzionato il mondo della storia dell’arte, da sempre dominato dalla figura maschile.

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Visitando la mostra, risulta evidente fin dall’inizio quanto venga rispettata l’intenzione di chi ha voluto fortemente questo grande evento: la Frida che incontriamo nelle sale del Mudec infatti va ben oltre il mito o l’icona pop stampata su magliette e gadget. Quella che incontriamo qui non è più solo l’immagine, ma è finalmente sostanza e le sue opere rappresentano una fondamentale testimonianza per migliorare la società attraverso la cultura.

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Lungo il percorso espositivo si prende coscienza che Frida Kahlo. Oltre il mito è un lungo racconto di una storia tragica e moderna allo stesso tempo, una storia di resilienza e di vita, di una donna e dell’arte che la rappresenta.
A testimoniare le nobili intenzioni di focalizzare le attenzioni del pubblico sull’aspetto artistico della Kalo interviene Diego Sileo, il giovane e appassionato curatore della mostra milanese, che dichiara: “La leggenda che si è creata attorno alla vita dell’artista è spesso servita solo a offuscare l’effettiva conoscenza della sua poetica. Nel migliore dei casi, la sua pittura è stata interpretata come un semplice riflesso delle sue vicissitudini personali, dove l’opera si è vista quindi radicalmente rimpiazzata dalla vita e l’artista irrimediabilmente ingoiata dal mito”.

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Ecco dunque che, partendo proprio da questo concetto, tutto il materiale pazientemente raccolto ed esposto in questa mostra ci mette a confronto con l’espressione della sofferenza vitale, della ricerca cosciente dell’Io, dalla viscerale appartenenza territoriale rappresentata dalla “messicanità”, che la Kahlo ha sempre espresso sia attraverso le sue opere che attraverso l’estetica della sua persona, fino alla sua leggendaria forma di resilienza.
A tale proposito, colpisce una delle lettere originali scritte dalla Kalo al suo primo fidanzato Alejandro Gòmez Arias, presente al momento del terribile incidente stradale che la costrinse a subire 32 interventi, tra cui l’amputazione di una gamba, oltre ad anni di terribili sofferenze, tenute a bada con sempre più massicce dosi di morfina. La Kahlo scrive ad Alejandro un mese dopo quel terrificante evento e conclude la sua missiva con una frase che tutti noi dovremmo tenere sempre a mente: “La vita comincia domani”.

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Ed è affidandosi a quella vita che per l’artista messicana si rinnova ogni giorno che la mostra è stata realizzata. L’allestimento moderno, decisamente minimal, permette di non creare distrazioni e di concentrarsi sul materiale esposto, così particolarmente indovinata è la volontà di non seguire un percorso cronologico o biografico a favore di quello tematico. La mostra infatti si suddivide in quattro sezioni, caratterizzate da altrettante differenti cromie, che fanno da sfondo alle pareti espositive: Donna, Terra, Politica e Dolore.


Indubbiamente, le due sezioni che personalmente più mi hanno emozionato sono quelle che aprono e chiudono la mostra: nella prima, incontriamo la Donna, quella che per prima ha fatto del proprio corpo un manifesto, esponendo la propria femminilità martoriata in maniera diretta, esplicita, fin quasi violenta, rivoluzionando così il ruolo femminile nella storia dell’arte. In questa sezione il corpo di Frida viene presentato in tutte le sue sfaccettare attraverso i suoi dipinti e le bellissime fotografie che la ritraggono: è un corpo che reagisce e rivendica il suo ruolo di uguaglianza e che attraverso i suoi celebri autoritratti diventa un segno poetico di strategie estetiche che mirano a sottolineare la fragilità, la sofferenza, la poderosa emotività del genere umano, così come il coraggio che che mette in evidenza la ricerca indefinita del proprio io, con le sue paure, le sue ansie e le sue relazioni con il tempo, inteso come entità indefinita, senza inizio e senza fine.

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La sezione che conclude la mostra, quella relativa al Dolore, non può che renderci ancora più coinvolti nella turbolenta vita di questa artista, che con una qualità pittorica di grande potenza espressiva, a tratti quasi violenta, sfocia in una vera iconografia del dolore che per Frida erompe in maniera brutale e spesso improvvisa. E’ il dolore fisico dei traumi subiti, unito a quello del cuore per il suo grande amore Diego Rivera, quello che fa emergere dalle sue opere una sensazione di distruzione che oscilla tra la bellezza minimale e il macabro, tra sacro e perverso, tra morte e vita, mettendoci così di fronte ai nostri stessi timori.

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Bellissima la sala in cui sono esposti una serie di ritratti in bianco e nero che raccontano la sua travagliata storia d’amore con Rivera, supportata da una riproduzione di un video che li ritrae insieme e che è la versione digitale di un breve film in 16 mm conservato dal George Eastman Museum, accompagnato dal bellissimo brano musicale, Diego e io, tratto dall’ultimo disco dei Brunori Sas.

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Lo shop allestito al Mudec

E quando penso che l’emotività sia già ai massimi livelli, mi avvio verso l’uscita e prima di arrivare allo shop il cui bellissimo allestimento trasposta i visitatori in una tienda messicana, ecco che arriva l’ennesimo colpo al cuore: l’ultima sala presenta infatti una serie di immagini dalla grande forza evocativa che raffigurano il bagno della Casa Azul, la celebre dimora della Kalo, il cui ingresso era severamente vietato e che conteneva un incredibile archivio, oltre a tutti gli strumenti di sopravvivenza a cui la Kahlo si affidava. Dai busti, ai corsetti, passando per le stampelle, quello che emerge da queste immagini intense è una sorta di museo della tortura, che ben ci fa comprendere quanto l’esistenza di Frida sia stata davvero drammatica.

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L’apparenza inganna

Tante sarebbero ancora le cose da dire, ma a questo punto non rimane che invitarvi ad andare a vedere questa mostra. Entrate nel mondo di Frida che comincia con un disegno dal titolo emblematico: L’apparenza inganna, in cui si ritrae svelandoci la sua vera identità, nonostante l’ingombrate abito che svela le sue forme. Emozionatevi di fronte all’Autoritratto con scimmia che è stato scelto come immagine ufficiale della mostra e non perdetevi nessuna delle fotografie, perché oltre alle sue opere è proprio attraverso queste immagini che Freda ci racconta se stessa.

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Frida Kahlo. Oltre il mito
dal 01/02/2018 al 03/06/2018
MUDEC Museo delle Culture
Via Tortona, 56 – Milano
Orari: lunedì 14.30 – 19.30
martedì – mercoledì 9.30 – 19.30
giovedì – venerdì – sabato 9.30 – 22.30
domenica 9.30 – 20.30
La biglietteria chiude un’ora prima (ultimo ingresso)
Infoline 02 54917

 

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