Tra installazioni artistiche, memoria ambientale, rum, festival tradizionali e mare cristallino, Barbados rivela il volto più autentico dei Caraibi
Una delle sorprese della Biennale di Venezia è la presenza, per la prima volta nell’esposizione principale, di un’artista di Barbados. Si tratta di Annalee Davis (St. Michael, Barbados, 1963), artista visiva e scrittrice che è tra gli invitati internazionali della 61° Esposizione Internazionale d’Arte.
Annalee Davis posa nel suo studio luminoso, tra bozzetti, stoffe e opere in lavorazione.
Una donna artista rappresenta la cultura caraibica
Si tratta di un importante riconoscimento per la cultura dell’isola caraibica, la più orientale dell’arcipelago delle Piccole Antille, conosciuta principalmente per le sue bellissime spiagge. Annalee Davis vive e lavora nell’ex piantagione del XVII secolo di Barbados in cui la sua famiglia creola ha risieduto per generazioni. Nel suo studio situato a St. George, all’interno dell’isola, l’artista disegna, cammina, prepara tisane, coltiva erbe selvatiche che ispirano il suo lavoro incentrato sulla riflessione e la critica del passato coloniale. La sua ricerca intreccia ecologia, memoria coloniale e ritualità botanica, offrendo un ripensamento dell’eredità storica e ambientale di Barbados e di tutto il Caribe. In particolare il suo sguardo critico si concentra sulla cosiddetta economia delle piantagioni su cui fa ricadere le colpe dell’attuale crisi ecologica.
La storia coloniale segnata dalla coltivazione della canna
Barbados fu infatti la prima isola della tratta dello zucchero britannica nel Caribe. Il laboratorio in cui questo sistema economico, che mescolava schiavitù e monocultura, venne progettato e perfezionato. Scoperta dai marinai portoghesinel XVI che la battezzarono Los Barbados, l’isola era già abitata da secoli dagli amerindi giunti dal Venezuela, seguiti poi dagli indiani Arawak. Ma quando i primi coloni inglesi arrivarono nel 1627, trovarono un’isola in gran parte disabitata e si misero all’opera per fondare una colonia che sarebbe rimasta parte dell’Impero britannico per 334 anni. Con un’economia incentrata sulla monocultura della canna da zucchero, il periodo coloniale è stato segnato da un impoverimento generalizzato della biodiversità, sia vegetale che animale.
Le campagne di Barbados raccontano il volto più autentico dell’isola: coltivazioni tropicali, palme e piccoli appezzamenti agricoli
Visita alle Corderie e ai Giardini della Biennale
Alle Corderie dell’Arsenale è esposta Let This Be My Cathedral, l’intervento artistico principale dell’artista di Barbados. Si tratta di un’installazione multimediale, una sorta di santuario laico per la meditazione critica sulla perdita della biodiversità: fronde, foglie, infiorescenze, semi e baccelli. Un calco in piombo — a grandezza naturale — ricorda uno degli ultimi chiurli eschimesi (Numenius borealis) abbattuto a Barbados il 4 settembre 1963. Altri riferimenti e citazioni sono un sudario ricamato e tinto a mano, le sedute rivestite di damasco, i disegni seicenteschi di Palme Reali bruciati sul pavimento, citazioni poetiche.
Tra memoria ambientale, estinzione e responsabilità collettiva
L’installazione fa riferimento a eventi storici, ambientali e a riflessioni personali che si sovrappongono: la Grande Deforestazione (1650–1665) che devastò l’ecologia del Caribe britannico e francese. La possibile estinzione del chiurlo eschimese, un tempo talmente abbondante da oscurare, secondo le descrizioni, i cieli delle Americhe nelle sue migrazioni dall’Artico all’Argentina. Progettata come un rifugio semicircolare, l’installazione mira a trasformare la disperazione in presenza vigile, utilizzando il tema dell’estinzione come catalizzatore per l’introspezione, la responsabilità etica e l’azione collettiva.
Un abitante di Barbados nel paesaggio tropicale dell’entroterra dell’isola, tra piantagioni di banani e vegetazione lussureggiante
Da Venezia a Barbados: un viaggio possibile
Uscita dal passato coloniale, attingendo alle sue radici inglesi, africane e caraibiche, Barbados ha forgiato con l’indipendenza una propria identità distintiva, che si riflette nei suoi costumi, nelle sue tradizioni e nei suoi valori. Una cultura coltivata con passione attraverso la conservazione del patrimonio coloniale (con siti entrati nel Patrimonio UNESCO), l’eccezionale cucina e il talento artistico e creativo della sua gente. Basta un solo nome: Rihanna, l’icona globale della musica pop, vincitrice di ben nove Grammy è diventata l’ambasciatrice più ammirata dell’isola caraibica. Non solo una cantante di successo, ma anche attrice e fashion designer conosciuta a livello mondiale, tanto da essere nominata eroina nazionale di Barbados nel 2021.
Il Morgan Lewis Sugar Mill, uno dei più celebri mulini a vento di Barbados, testimonia il passato coloniale dell’isola e la lunga storia della coltivazione della canna da zucchero nei Caraibi.
Tra festival, cucina e spiagge: i motivi per visitare Barbados
Incuriositi e sollecitati da quanto si può vedere a Venezia, le ragioni per visitare Barbados sono tante. Il grande festival estivo che ricorda la tradizionale conclusione della raccolta della canna da zucchero; sedersi a tavola per gustare il Cou-cou, il piatto tradizionale a base di farina di mais, gombo e pesce volante. Scoprire le strade del rum, che è nato qui; meravigliarsi nella Harrison’s Cave, una delle tante meraviglie naturali dell’isola.
Una delle iconiche spiagge di Barbados, tra acque trasparenti, sabbia chiarissima e palme affacciate sul mare dei Caraibi, simbolo del fascino tropicale dell’isola.
Barbados tra spiagge caraibiche, surf e mare cristallino
A conquistare al primo sguardo sono anche le sue spiagge: oltre 60 baie e distese di sabbia che trasformano Barbados in uno degli angoli più spettacolari dei Caraibi. Sono distribuite lungo tutto il litorale e godono di oltre 3000 ore di sole all’anno. La costa occidentale offre acque tranquille e spiagge di sabbia bianca finissima, dove è possibile rilassarsi con un rum punch in mano. Lungo la costa orientale, le formazioni coralline scolpite dagli incessanti alisei dell’Atlantico e dalle onde fragorose, decorano un’area da tempo considerata uno dei migliori spot al mondo per il surf. A sud, sabbie immacolate e acque protette dalla barriera corallina creano lo scenario perfetto per una giornata di snorkeling o di nuoto.
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