RIFLESSI DI CINEMA

“Barry Seal”, un filibustiere che mette a disagio, ma diverte

di  | 
Il nuovo film di Doug Liman con protagonista Tom Cruise è una storia americana, come dice il sottotitolo, la cui trama si risolve in un gran calderone, a tratti difficile da seguire. Anche se alla fine risulta godibile

 

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barry-seal-locandinaBARRY SEAL – UNA STORIA AMERICANA

2 stelle e mezzo cinema

 


di: 
Doug Liman
sceneggiatura: Gary Spinelli
con: Tom Cruise, Domhnall Gleeson, Sarah Wright, E. Roger Mitchell, Jesse Plemons, Lola Kirke, Alexandro Edda, Benito Martinez
durata: 106′
sugli schermi dal: 14 settembre
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Mi piace Doug Liman fin dai tempi di Swingers, ne apprezzo l’energia, la passione, il coraggio e la spregiudicatezza. Tutte qualità che ha profuso a piene mani anche in Barry Seal-Una storia americana, un film arduo perché la vicenda da mettere in scena era complicata e appoggiata per giunta su una sceneggiatura pagata dalla Universal un milione di dollari.
Chi era Barry Seal? Un avventuriero, un filibustiere, un farabutto. Forse addirittura un criminale, uno di quei personaggi che sembra possano nascere solo negli Stati Uniti. Bravissimo aviatore, dotato di un senso morale piuttosto scarso, ma di un individualismo esasperato, sveglissimo, cerca fin da giovanissimo di trarre il meglio da qualunque sua azione, abile a scovare le pieghe nascoste in cui muoversi e approfittare di tutto e tutti.
Impossibile quando voli in totale indipendenza resistere alla tentazione di arrotondare con qualche traffico illecito, accettare qualche pasticca da contrabbandare, qualche pacco da far passare per la dogana senza troppi controlli.

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Le forze dell’ordine sanno quasi sempre tutto, ma non sempre intervengono, perché anche la realtà è una trama con pieghe segrete che possono piegare a loro vantaggio E se le forze dell’ordine sanno, la Cia su questo è una maestra insuperabile e, come i migliori filibustieri, approfitta di tutto e di tutti, giustificando per i suoi fini ogni mezzo. Su questo scenario di interessi compositi si inserisce la storia di Barry Seal che vittima e artefice in una fitta rete di favori e ricatti si trova a essere il servitore di tutti e contemporaneamente il traditore di tutti. Non ha ideali, non ha bandiere politiche al di là del suo interesse personale, così non esita a fotografare per la Cia i traffici sporchi dei movimenti rivoluzionari in Nicaragua, contribuendo a suscitarli, diventa amico dei narcos e contrabbanda qualunque merce dalla droga alle armi alle informazioni, costruendo un groviglio inestricabile dove non si capisce più da che parte siano i buoni e da che parte siano i cattivi. L’unica cosa chiara sono le montagne di dollari che incassa e che non sa neppure più dove nascondere.

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La tecnica per raccontare questo scandalo americano assomiglia a quella utilizzata in quel bellissimo film che è La grande scommessa incentrato sui motivi della grande crisi finanziaria del 2007 e raccontato con lo sguardo di chi si è arricchito proprio scommettendo sui tracolli.
Hollywood è abilissima nel rendere digeribili anche le tematiche più ostiche, trasformandole in spettacolo. Ed è quello che fa qui Doug Liman, forte anche della sua esperienza nella serie di Jason Bourne.
Barry Seal però non è Jason Bourne e la vicenda criminale che mescola armi, rivoluzioni, droga e morti ammazzati non deve essere trattata necessariamente con quel miscuglio di dramma e ironia, di derive surreali e impegno da vecchio cinema civile utilizzato in La grande scommessa.

Barry Seal - Una storia americana_Tom
Il pacchetto complessivo di Barry Seal- Una storia americana risulta vivace e divertente, ma si perde troppo spesso il fil rouge della storia e tutto finisce confuso a bollire in un gran calderone.
La vivacità e l’adrenalina profuse diventano anche il punto critico del film, che resta in bilico appunto fra uno sguardo ironico e sopra le righe e la ricerca di spiegare quasi in stile Tutti gli uomini del presidente la parabola criminale di questo antieroe Made in Usa. Il film sprigiona a tratti un che di non risolto, come fosse ancora un montaggio provvisoria da affinare. Insomma un impasto poco amalgamato, con picchi coinvolgenti anche geniali e qualche imbarazzante scivolone. Limiti che ricadono sul protagonista, Tom Cruise e sulla sua recitazione gigionesca che non trova una linea compatta. I suoi eccessi sono gli stessi del film e invece di aggiungere uno straniamento brechtiano (e quindi critico) suscitano una sorta di malessere nello spettatore, disagio accentuato da un’inspiegabile insistenza nell’uso dei primi piani, più adatti a un conflitto intimista che non a un film d’azione. Barry Seal non è Jason Bourne, non è una fiction ma una storia vera e tragica che forse avrebbe avuto bisogno di maggiore pacatezza e di un tono narrativo più omogeneo, di una scelta di campo magari meno spettacolare, ma più decisa e aderente alla tematica. Il risultato finale è comunque divertente, a tratti molto godibile ma forse un film come questo non avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di essere divertente a tutti i costi.

 

 

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