Il Liga pensiero: Non amo le donne perfette

Il rocker di Correggio, che ha appena ripreso il suo tour “Made in Italy” e che prepara il ritorno come regista con un film dallo stesso titolo in uscita nelle sale a gennaio, parla di sé e del suo rapporto col mondo femminile, con l’Italia e coi figli. Senza paura di svelare le sue debolezze

 

Ospite d’eccezione alla rassegna milanese Il tempo delle donne organizzata dal Corriere della Sera, Luciano Ligabue ha fatto il suo ingresso sul palco del Teatro dell’Arte dove ad attenderlo c’erano le molte donne del suo fan club, che sono rimaste sedute composte per tutta la durata dell’evento, emozionate e incredule nel vedere il loro idolo così da vicino. Ad applaudire il rocker di Correggio, nessuna ragazzina ma tutte donne, che signore lo sono diventate e che con le sue canzoni ci sono cresciute.

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Ligabue entra subito nel vivo del tema della rassegna Uomini, i segni del cambiamento, affermando che “E’ fuori dal tempo pensare che l’uomo forte non debba avere le proprie fragilità, così come lo è pensare che una donna per essere amata, apprezzata e stimata, debba essere perfetta. La perfezione annoia e noi uomini possiamo essere sensibili pur essendo virili, proprio come le donne possono essere dure, pur essendo femminili”. Luciano si racconta a ruota libera, e a proposito dell’intervento alle corde vocali che lo ha costretto a interrompere il suo tour dice: “Per una settimana sono stato costretto a stare muto e vi assicuro che il silenzio è un’esperienza che dovrebbe essere provata non solo in casi di emergenza come il mio”.

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Intanto il tour Made in Italy, è ripreso proprio lo scorso venerdì a Milano, in due affollatissime date al Forum di Assago, e a proposito di questo il Liga dichiara: “Mi piacerebbe che si potesse filmare l’emozione che si prova dal mio punto di vista, perché raccontarlo a parole non si può”. Il suo amore per Milano è forte: “A questa città sarò sempre grato e debitore, perché è sempre stato il luogo dei miei debutti: il primo club in cui ho suonato è stato il mitico Rolling Stones a cui è seguito il primo Palasport, il primo Forum e il primo Stadio, tutti nel capoluogo lombardo. Per questo e per tanti altri motivi, non posso che essere riconoscente a Milano e ai milanesi”.
E dopo aver parlato dell’amore per la città meneghina, Luciano dichiara quanto sia forte anche il suo rapporto di amore e odio verso il nostro Paese, al punto d’avergli dedicato il suo ultimo concept album e il suo terzo film, (entrambi intitolati Made in Italy) la cui uscita è prevista per il prossimo 25 gennaio.

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Luciano Ligabue, sul set del suo ultimo film “Made in Italy” , con Stefano Accorsi e Kasia Smutniak

Il film, che vede ancora una volta Stefano Accorsi (che interpretò il ruolo principale in Radiofreccia, il primo film di Ligabue) nei panni del protagonista, Rico (alter-ego del cantante e protagonista anche del concept-album) è per Ligabue “il compimento di un lungo percorso iniziato con la canzone Buonanotte all’Italia e portato avanti con l’album Made in Italy. E’ una lettera d’amore frustrato per questo nostro Paese, dove Rico ce l’ha con il mondo che ha deluso le sue aspettative. Lui era convinto di vivere in un mondo in cui il condividere fosse un destino comune e la sua odissea è rappresentata dal suo punto di vista, non solo nei confronti della famiglia e della vita che vive, ma anche nei confronti delle persone in generale”. E ancora, a proposito del film: “Mi piace definirlo un film di brave persone, perché tutti i personaggi di questa pellicola lo sono”. E per rendere meglio l’idea del punto di vista di Rico, Ligabue cita Giorgio Gaber e una frase della sua Qualcuno era comunista: “Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri”.

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Un frame del trailer di “Made in Italy“, proiettato durante l’incontro con il cantante emiliano.

Il rapporto con gli altri è un tema che Luciano ha sempre espresso nelle sue canzoni e che gli sta molto a cuore. Perciò quando viene interrogato sull’amicizia tra uomini, risponde: “Da trent’anni, ogni venerdì sera mi vedo con gli amici di sempre, con i quali abbiamo una casa in cui abbiamo ricostruito un bar con tanto di biliardino, ma è vero che il rapporto tra di noi non è così intimo come tra le donne, perché per noi maschietti subentra sempre quella dannata virilità che ci fa nascondere le nostre fragilità. L’amicizia tra uomini è fatta di complicità e di comicità, perché questo è il nostro modo per dimostrarci la nostra intimità.”
Un’intimità che Ligabue confessa parlando del rapporto che ha con i suoi figli, il diciannovenne Lorenzo Lenny e la tredicenne Linda: “Con loro ho un atteggiamento molto fisico, che è l’esatto contrario di quello che avevo da figlio con mio padre. Anch’io sono caduto nella trappola di scrivere una canzone per loro: infatti, per mio figlio ho scritto Da adesso in poi, mentre per Linda ho scritto A modo tuo, ma non mi sentivo pronto per cantarla, così l’ho data a Elisa, che proprio in quel periodo era diventata mamma da poco e che l’ha fatta diventare un grande successo. In questo tour però ho deciso di cantarla e per me è davvero uno dei momenti più emozionanti del concerto”.

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Ligabue, sommerso dai fans a fine incontro, ha concesso autografi e fotografie a tutti.

La chiacchierata con Luciano si conclude tornando al punto di partenza, quello cioè relativo al concetto del cambiamento negli uomini, che il cantante emiliano sostiene dicendo: “Da un punto di vista artistico sono consapevole che devo cambiare ogni volta, e per questo non mi limito a fare canzoni ma scrivo anche libri e finalmente, dopo 16 anni da Da zero a dieci (il suo secondo film ndr.) torno al cinema. Perché se anche il cambiamento fa un po’ paura, non va mai visto come una minaccia, ma come una possibilità. Sono conscio di avere una responsabilità nei confronti di ciò che produco e per quanto mi riguarda, le canzoni sono fatte per portare sollievo, emozioni ed empatia alle persone. Il mio intento è quello di fare compagnia alla gente attraverso quello che faccio”.
E noi non possiamo che confermare che di ottima compagnia, da trent’anni, il Liga ce ne fa tanta!

 

 

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