La D’Urso, presente sul piccolo schermo a tutte le ore, spacca il pubblico femminile in due: chi ne apprezza lo stile e le faccine e chi non vede di buon occhio una 60enne che, anziché vantarsi dell’età, vuole dimostrare a tutti i costi 20 anni di meno
Qualcuno sarà d’accordo con me, qualcun altro sarà in totale disaccordo, ma non a caso questa rubrica si chiama Ho un sassolino nella pantofola, e quindi lasciatemi togliere questo fastidioso intruso che impedisce ai miei piedi il meritato riposo.
Benchè io abbia quasi 10 anni meno di Barbara D’Urso (che a maggio ne ha fatti 62), mi viene spontaneo guardare, ammirare o disapprovare le donne che appartengono alla mia stessa generazione e che come tali sono state bambine, adolescenti, ragazze e poi adulte più o meno nello stesso momento in cui lo sono stata io e che a maggior ragione, con 10 anni di più, mi portano ad avere uno sguardo verso il futuro e a chiedermi come sarò io quando avrò la loro attuale età. E questo indipendentemente dal fatto che si tratti di personaggi famosi o di perfette sconosciute. Il primo approccio pertanto è sempre quello di cercare complicità, punti in comune, affinità elettive, intellettuali e fisiche e devo dire che questo è ciò che generalmente trovo quando conosco delle signore over fifty. Ma in alcuni casi non accade e quello della D’Urso è uno di questi.
Perché parlarne? Perché la presenza di costei alla guida di Domenica Live e dalla settimana prossima anche di Live – Non è la D’Urso nella prima serata della domenica oltre nel quotidiano Pomeriggio Cinque, mi propina il suo faccione straphotoshoppato in ogni salsa.
Una cosa è certa: con questa nuova esperienza televisiva di cui noi signore (ma credo anche gran parte dei signori) avremmo fatto molto volentieri a meno, la Carmelita mediatica si conferma regina indiscussa del trash. E nel pormi la domanda di cui sopra, la risposta nasce spontanea: non so come sarò tra 10 anni, ma di certo non sarò come lei.
Perché, direte voi? Perché non sopporto le persone costruite, ma amo le persone costruttive. Perché non sopporto chi si crea una carriera sfruttando il dolore degli altri, piangendo lacrime finte, cercando il torbido in ogni situazione per poi usarlo per fare audience.
La quasi 62enne Barbara D’Urso
Non sopporto chi non ha il coraggio di essere se stessa e vuole apparire ciò che non è imponendo alle telecamere inquadrature a effetto, luci studiate apposta per ottenere risultati che in video ti fanno sembrare un’ospite di Madame Tussaud e obbligando i fotografi a imbarazzanti dosi di Photoshop, anche per le foto della carta d’identità
Certo, prendersi cura del proprio aspetto fisico è un dovere che ogni signora ha verso se stessa a qualsiasi età, ma stravolgerlo non solo con interventi chirurgici ed estetici, ma anche con trucchetti degni del più scarso dei bari, fa a pugni con il concetto di onestà, che, udite udite, le brave persone ritengono ancora un valore fondamentale.
La D’Urso era una bella donna già di suo, e lo sarebbe stata ancora di più se non si fosse trasformata nella regina del trash. Se si fosse semplicemente accettata e avesse scelto la strada della realtà e non quella del realismo, avrebbe dimostrato di essere bella non solo fuori ma anche dentro. Certo, il suo conto in banca non sarebbe stato lo stesso, ma il riflesso dello specchio del bagno e dell’anima sarebbe stato molto più ricco di quello del suo Iban.
Le famose “faccine” con le quali tutto si può ottenere
Ora, ditemi voi, come faccio a sopportare una che intitola uno dei suoi “capolavori letterari” Quanti anni mi dai?in cui capeggia in copertina una foto che anche un non vedente capisce non corrispondere alla realtà? Per non palare del precedente Ti si legge in faccia, dove il suo volto viene ritratto per ben quattro volte con quelle che Carmelita ha sdoganato e reso note al mondo come “le faccine”, unica possibilità per ottenere ciò che si vuole. E se il concetto non vi fosse abbastanza chiaro, eccovi una delle sue perle di saggezza in merito: “Sappiate che le parole contano pochissimo”.
Mi spiace deludere Carmelita e i suoi fans, ma io sono una di quelle persone che pensa che le parole invece contino moltissimo e che quelle che vengono usate a sproposito per strappare applausi non sono degne di essere ascoltate.
Perciò state pronti, perché il “Grande baraccone del trash“ si rimette in moto, insieme alla sua regina, che ancora una volta tratterà tutti come casi umani disperati la cui salvezza e redenzione dipende solo da lei e in cui, ancora una volta, proverà a far vergognare le donne della propria età. E ancora una volta non ci riuscirà.
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