24 giugno 2018: le donne del Paese asiatico ora possono prendere la patente e mettersi al volante perché re Salman ha deciso di abolire il divieto alla guida per la popolazione femminile. Che in passato ha avuto le sue coraggiose pioniere decise a battersi per ottenere il foglio rosa
L’Arabia Saudita ha decretato che, a partire dal prossimo 24 giugno, le donne potranno mettersi al volante. Era finora, l’unico Paese al mondo a proibirlo. Re Salman è ben noto sulle scene politiche per il suo carattere conciliante e diplomatico: appartiene alla generazione intermedia, e grazie al fatto di essere vissuto a cavallo dei tempi è stato capace di armonizzare tradizione e modernizzazione. Inoltre, ha sviluppato durante gli anni una rete di relazioni all’interno degli ambienti arabi e internazionali che hanno sicuramente svolto un ruolo importante in questo processo di emancipazione femminile: ai mercati internazionali piace che il Vicino Oriente si occidentalizzi.
Questa storica innovazione ha comportato altre rivoluzioni per il mondo islamico. Poiché i rappresentanti dei due sessi restano separati, si è dovuto procedere ad alcune operazioni di reclutamento femminile per figure che girano attorno al mondo dei motori. Visto che le donne finora non potevano prendere la patente, è stato necessario creare delle scuole guida riservate solo alle saudite. Ma, prima ancora, è stato necessario formare le esaminatrici. Si sono presentate 1500 candidate, nessuna delle quali saudita, e sono state scelte la gallese Susan Newton, la canadese Deborah Sherwood e la statunitense Norma Adrianzen. Le prime 10 patenti sono state consegnate nei giorni scorsi a cittadine saudite che già erano in possesso di una patente emessa in un Paese occidentale. La previsione è che nei due mesi verranno consegnate circa 8000 patenti.
Ma la divisione uomini-donne ha reso necessaria la creazione di una sezione femminile di polizia stradale e indispensabile almeno una stazione di servizio dove a servire la benzina sia una donna: e il privilegio è toccato a Mervat Bukhari, una ex giornalista che ha aperto un’area di rifornimento (l’unica nel Paese per ora) sull’autostrada che porta a Dammam, lungo la costa orientale. Infine, si apre anche la possibilità di avere delle donne tassiste, le uniche autorizzate a trasportare clienti del loro sesso. Si è già calcolato che saranno almeno 10 mila le saudite che faranno la richiesta per avere la licenza.
Come si vede, è davvero una grande vittoria per le saudite che, sin dagli Anni 90, hanno sfidato la legge, a volte con mariti e figli al proprio fianco, facendosi riprendere al volante per poi diffondere sul web quei video. Per questo sono finite anche in carcere, sono state umiliate, hanno perso il lavoro: la più famosa, Manal El Sharif, alla fine ha lasciato il Paese per il Canada, e da allora non sa più nulla del maggiore dei suoi figli. Aziza Alyousef frequentò l’università negli Anni 80. La sua campagna contro la condizione femminile nel Paese è cominciata quando sua figlia, iscrivendosi all’università nel 2001, ha dovuto presentare il permesso scritto di suo padre. Lei, che ha partecipato a due di quelle proteste, si è detta grata nei confronti del Re ma «anche di tutte le donne che hanno lottato per i propri diritti». Ha già annunciato che chiederà la patente: «Voglio la numero 0001». Se l’è meritata.
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