Cuochi alla griglia

E ora Antonio Lamberto Martino spiega a tutti… La bontà del pane

Video del giorno

di  | 
E' questo il titolo del libro che l'ex giudice di Bake Off Italia ha dedicato al primo degli alimenti, attraverso ricette e ricordi autobiografici. Perché la sua vita merita di essere raccontata. Come spiega lui stesso in questa intervista esclusiva in cui parla anche del suo rapporto con la televisione

 

Chi ha la possibilità di conoscere e incontrare Antonio Lamberto Martino sa di essere fortunato. Perché Antonio, prima di essere un grande professionista è una persona bellissima, fedele ai propri valori e alle tradizioni, che rispetta le donne, amandole così profondamente da affermare: “E’  solo grazie a loro se sono ciò che sono”. Avrebbe potuto avere una vita facile e ricca se avesse deciso di diventare un personaggio televisivo e invece ha preferito percorrere altre strade, meno immediate e popolari, che gli permettono di esprimere ciò che è per davvero e che gli consentono di avere un rapporto sincero, onesto e leale con le persone. Con quel pubblico che lo ha conosciuto grazie al mezzo televisivo e che ha imparato ad amarlo per la sua essenza e non per la sua apparenza.

la bonta del pane ap
Un’essenza profonda, che Antonio ha deciso di raccontare attraverso La bontà del pane e tante ricette mediterranee (edito da Mondadori) in cui il panificatore più famoso d’Italia mette a disposizione di tutti la sua ineguagliabile capacità di valorizzare la materia prima e di renderla unica, attraverso le sue ricette e il suo stile di vita, che ha la gentilezza, il rispetto e l’educazione alla base di tutto. Perchè Antonio Lamberto Martino è soprattutto un uomo sensibile, che cucina sempre pensando a qualcuno e che mette la sua sensibilità al servizio dei valori, dei concetti, delle idee, delle tradizioni e dei gesti che caratterizzano tutto ciò che fa e che vive.

Un libro importante e bellissimo, sia per i testi che per le immagini, in entrambi i casi di altissima qualità, che il pubblico ha dimostrato di apprezzare visto che risulta tra i 10 libri più letti delle ultime due settimane e che però rappresenta solo una tappa del percorso che Antonio Martino ha deciso di seguire e che in questa intervista ci svela, con la consueta sincerità e con quell’onestà dell’anima e della parola che lo rendono così unico e amato. Perché per lui il gusto ha un solo senso, ed è quello del piacere, che si compie in un viaggio meraviglioso, tra tradizione e innovazione. Un uomo per cui fare il pane non è una ricetta ma è quel gesto che più si avvicina a un sogno. È la capacità di sapersi adeguare di volta in volta agli imprevisti della vita e da questi ricavare la scelta giusta.

antonio martino3
Antonio, da dove è nata l’esigenza di scrivere questo libro?
E’ nata dalla voglia di raccontare il pane, cercando di esprimere il significato che ha per me questo alimento. Amo tantissimo mangiare con le mani e tutti gli amici che mi vengono a trovare a casa sanno che per me il pane ha la funzione delle posate e che questo cibo rappresenta il principio della condivisione e il piacere di stare insieme. Mi piacciono i piatti grandi, ricchi e abbondanti, da cui tutti possono attingere proprio grazie al pane. Il pane è l’unico cibo toccato da tutti e in questo libro ho voluto estendere il piacere della condivisione anche a tutti gli altri cibi, proprio grazie all’ausilio del pane. Purtroppo pare che al giorno d’oggi, perché un ristorante sia degno di essere frequentato debba essere super chic, dove sono più importanti le luci soffuse e l’ambiente fashion. Il dilagare dei ristoranti stellati, poi, ha contribuito a mettere in evidenza questo aspetto a discapito del cibo e questo ha contribuito a farci allontanare e a far venire meno il principio della condivisione di cui parlavo pocanzi. Alla mia tavola questo non succede. Alla mia tavola c’è il piacere, la voglia di esprimersi, di vivere, di scambiarsi opinioni sul cibo, perché ciò che mangiamo acquista sapore quando se ne parla insieme. Per me il cibo è dialogo, che si sviluppa anche attraverso il tatto. Utilizzare la punta delle dita come se fosse la punta dei pensieri e dell’anima significa mettersi a nudo di fronte al cibo, riuscendo così ad apprezzarlo e celebrarlo come si merita.

Come è strutturato La bontà del pane?
Parte dall’inizio della mia vita ed è decisamente molto autobiografico. Ogni ricetta viene preceduta da una breve introduzione che ho scritto per raccontare come è nata, perché tutti i 50 piatti che presento fanno parte della tradizione della mia famiglia, partendo della mia infanzia fino ai miei 30 anni circa, età nella quale ho cominciato a viaggiare e a scoprire il mondo al di fuori del contesto regionale. Questo libro racconta un percorso, dall’adolescenza alla maturità, e parte dai primi bocconi di pasta acida per fare il pane che ho assaggiato quando ero un ragazzino. Perché la storia non deve mai essere dimentica, ma raccolta e raccontata, per non commettere gli stessi errori o per farne di migliori.

Ma in questo libro non si parla solo di pane…
Esattamente, infatti ci sono solo 10 ricette relative al pane e ben 50 di piatti a cui il pane è abbinato al cibo. Per questo motivo mi piace definire questo libro come un “manuale semplice di sommelier del pane”.

Da dove è nata l’idea di scrivere questo libro?
L’idea di scrivere mi è venuta per ringraziare tutte le persone che mi seguono e dalla necessità di farmi conoscere per quello che sono realmente, senza l’intermediazione del mezzo televisivo. La televisione mi ha dato popolarità e questo ha fatto sì che moltissime persone abbiano cominciato a seguirmi e a chiedermi consigli. Oggi viene un po’ penalizzata la persona che affronta la vita studiando e che si mette in gioco puntando sulla propria mente e non sull’aspetto fisico, e per questo non ho scrupoli nel affermare che il mio intento è quello di essere un ribelle. Una volta i ribelli erano quelli che facevano cose proibite, mentre oggi, a mio parere sono coloro che mostrano le proprie competenze attraverso la propria anima e il proprio cuore e non attraverso la propria estetica e la propria faccia. Mi rendo conto che questo percorso è difficile ma è anche molto appagante e l’esempio me lo danno proprio i social: all’inizio mi scrivevano molte donne per farmi i complimenti e mi si avvicinavano per tutt’altro motivo, mentre oggi mi scrivono in tantissime per chiedermi consigli, non solo sul cibo ma anche su come vivere la vita nella quotidianità. Questa è per me la soddisfazione più grande e la conferma che la strada che ho deciso di seguire è quella giusta. Quindi questo libro è anche un ringraziamento per tutte loro, perché mi permettono di entrare nella loro quotidianità.

antonio martino4
Dopo l’esperienza di Bake Off qual è stato il tuo rapporto con la televisione?

A essere sincero e onesto non ti nascondo che dopo questa esperienza sono stato male, perché come per tutti noi, quando iniziamo un lavoro in cui crediamo, il non essere stato capito ha fatto nascere in me un grande senso di colpa e mille interrogativi sulle origini di queste incomprensioni. La colpa che mi sono dato è stata quella di credere che quello che pensavo io potesse andare bene per il pubblico, senza rendermi conto che invece non andava bene per quel tipo di trasmissione. Io che provengo dalla semplicità, che ho lavorato tanto per fare da interprete a questo mondo e portarlo fuori ho accettato di partecipare al programma perché pensavo fosse il mezzo più adatto per riuscirci e quindi mi sono chiesto: “Allora sono io che traduco male? Sono io il colpevole e l’incapace?“. Ma poi sono arrivato alla conclusione che non c’era nessuno che sbagliava: erano semplicemente due mondi paralleli. Dopo mesi in cui mi sono completamente chiuso, ho trovato una risposta grazie al pubblico, che mi ha dimostrato di trovare attraente quello che dicevo e non quello che dava di me la mia immagine. Questo mi ha ridato fiducia. Perché sono le persone che mi permettono di avere un principio di stima verso me stesso, e non la televisione, anche se ha avuto il pregio di farmi conoscere. E l’esperienza come unico giudice a La prova del cuoco mi ha confermato che il mio percorso non è quello televisivo, ma quello che mi permette di essere a contatto con la gente, di vivere le persone e di essere uno di loro. Questo non significa che con la televisione io abbia chiuso definitivamente: se mi dovessero arrivare proposte interessanti le prenderò in considerazione, ma a differenza di prima, ora so perfettamente cosa voglio. E quello che non voglio è essere un “personaggio”.

Com’è la vita di Antonio Martino oggi?
E’ una vita piena, che mi dà tante soddisfazioni. E’ una vita fatta di viaggi, incontri, esperienze, docenze universitarie e studio. Mi sono iscritto all’ennesimo master di Scienze della nutrizione umana per appagare la mia sete di conoscenza e soprattutto di confronto, perché per me il dialogo è fondamentale. E poi ho deciso di vivere su una piccola barca, nel porto di Marsiglia e di dedicarmi a un nuovo progetto.

antonio martino 2
Di che cosa si tratta?

Di un luogo magico. Si chiamerà Casa Vecchia ed è un risto-forno che si trova a Torrenova, nel mio paese d’origine in provincia di Messina. Il nome non è casuale, perché questo locale è in realtà la vecchia casa di mia nonna, che sto ristrutturando, e dove ho imparato a fare il pane. Ho rimesso a nuovo l’originale forno antico e ogni pezzo dell’arredamento riprende i miei ricordi d’infanzia. Lì, accoglierò i ragazzi che frequentano l’alberghiero ma soprattutto i ragazzi di strada e i giovani del mio paese, che hanno voglia di imparare a lavorare esclusivamente con le mani. Nella Casa Vecchia si parlerà in inglese, perchè così come voglio educare i ragazzi alla conoscenza del mondo dell’arte bianca, voglio anche che siano pronti ad affrontare il mondo del lavoro a livello internazionale, per poter diffondere la nostra cultura e la loro esperienza anche all’estero. E’ una grande sfida che ho deciso di compiere perché lavorare con i ragazzi mi dà tantissima gioia e ho pensato che questo fosse il minimo che potevo fare per loro.

Come mai hai scelto di presentare il tuo libro proprio l’8 marzo?
Perché per me è una data importante: tutto quello che sono lo devo alle donne e mi sembrava giusto che un evento così importante per me fosse dedicato a loro, in un giorno così speciale. Noi maschietti siamo un ammasso di stupidi, ora più che mai, e non dobbiamo aver alcuna vergogna nell’ammetterlo e nel rendere onore alle donne.
Non è un caso se La bontà del pane è dedicato a mia nonna, che purtroppo è venuta a mancare proprio il giorno in cui è uscito il libro. E mi piace pensare che questa circostanza così triste non sia una coincidenza negativa, ma un modo per rendere viva l’anima di una persona che tanto ho amato e tanto mi ha dato, proprio attraverso le pagine di questo libro in cui lei è presente in ogni riga.

antonio martino 1
E se volete partecipare alla presentazione de La bontà del pane,
eccovi tutte le coordinate.
Noi ci saremo!

Giovedì 8 marzo
Ore 14.30
Tempo di libri
Fiera Milano City
TdL A Tavola – Il Laboratorio
Ingresso gratuito

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *